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Marche da bollo riciclate nel tribunale di Nola, avvocati sospesi

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Marche da bollo riciclate nel tribunale di Nola, avvocati sospesi Marche da bollo riciclate per iscrivere a ruolo le cause civili: per nove avvocati è arrivato il divieto di esercitare la professione per un anno. Tra di loro la maggioranza proviene dal foro di Nola, ma non manca anche qualche legale napoletano. Ieri l’esecuzione della misura cautelare interdittiva da parte dei finanzieri del gruppo di Nola che hanno portato avanti l’inchiesta coordinata dalla Procura della città dei Gigli, diretta da Anna Maria Lucchetta. I legali sospesi dovranno adesso affidarsi ad altri colleghi per difendersi dall’accusa di tentata truffa aggravata ai danni dello Stato.
LE SEGNALAZIONI
Tutto è cominciato nel 2018, quando alla Procura di piazza Giordano Bruno sono arrivate le segnalazioni della presidenza del tribunale di Nola. A rilevare le condotte fraudolente è stato, infatti, l’ufficio ruolo generale affari contenziosi civili. È lì che gli operatori si sono accorti delle irregolarità poi appurate dalla Guardia di Finanza: gli alert sono scattati durante la lavorazione delle buste telematiche con l’iscrizione a ruolo delle cause civili. Appena si procedeva con l’inserimento del numero identificativo della marca da bollo e anche del contributo unificato, il sistema rigettava la pratica perchè rilevava dati già utilizzati e registrati. Da qui l’entrata in scena delle Fiamme gialle di Nola che con un meticoloso lavoro hanno tracciato le pratiche sospette risalendo così agli avvocati che tentavano di utilizzare marche da bollo fotocopia. Una truffa contro lo Stato ma anche nei confronti dei clienti sui quali di solito ricade il pagamento dei valori. Singolare la scoperta degli investigatori: la stessa marca da bollo non solo veniva usata più volte dallo stesso avvocato ma anche condivisa con altri colleghi di uno stesso studio legale. Non solo coworking ma anche condivisione delle stesse condotte fraudolente. Una volta chiuso il cerchio la Procura è intervenuta chiedendo l’emissione della misura cautelare interdittiva nei confronti dei 9 avvocati. La richiesta è stata accolta dal gip del tribunale di Nola che ha condiviso la tesi dei magistrati secondo cui la condotta dei legali è risultata «perdurante e reiterata».
CIFRE A TRE ZERI
Gli indagati sono «responsabili di plurime condotte di tentata truffa aggravata ai danni dello Stato», sostiene il capo della procura di Nola: «Hanno indotto in errore il funzionario responsabile dell’Ufficio Ruolo Generale Affari Contenziosi Civili del Tribunale di Nola per procurarsi un ingiusto profitto patrimoniale pari all’importo del valore bollato riutilizzato, con corrispondente danno economico per lo Stato». Un business di non poco conto considerando che a seconda del valore della causa l’importo del contributo unificato può arrivare anche a cifre a tre zeri mentre la marca da bollo costa intorno ai 20 euro. «L’operazione odierna costituisce un ulteriore positivo risultato raggiunto dall’Autorità Giudiziaria e dalla Guardia di Finanza, impegnate – ha sottolineato Anna Maria Lucchetta – quotidianamente a tutela della sicurezza economico finanziaria dell’area nolana, nelle attività volte al contrasto delle forme più insidiose di reati in danno dello Stato e della Pubblica Amministrazione». Le truffe perpetrate attraverso gli atti giudiziari non sono un fenomeno nuovo anche se in altre inchieste sono state svelate vere e proprie centrali della contraffazione dove le marche da bollo più che fotocopiate e riutilizzate venivano falsificate. Un sofisticato laboratorio fu scoperto lo scorso anno a Napoli dove un avvocato aveva falsificato il 90% dei valori e dei contributi unificati usati sugli atti depositati in tribunale. Le statistiche, infatti, registrano vere e proprie «invasioni» di valori falsi prodotti con l’ausilio di sofisticate tecnologie cinesi.
Carmen Fusco Il Mattino

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