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Costiera Amalfitana. Rischio 24mila residenti causa frane: in pericolo da Amalfi a Maiori e Positano

Il problema idrogeologico è un fardello che purtroppo grava pesantemente sulla Costiera Amalfitana, in particolare Amalfi, Atrani, Cetara, Maiori e Positano. Sembrano essere proprio questi i paesi a rischio, dove 24mila residenti vivono in costante pericolo. Infatti, quasi il 60% della popolazione in costiera risiede proprio in queste zone, dove sono allocate anche migliaia di attività economiche soprattutto turistiche.

Come riporta anche il quotidiano de La Città di Salerno, è un rischio da tenere in considerazione ed analizzare ogni anno, a maggior ragione in seguito alle recenti catastrofi naturali che fino a ieri continuavano imperterrite a portare danni in Costiera.

La mappa del dissesto

L’Ispra, l’ente statale che coordina l’agenda ambientale italiana, aggiorna ogni due anni la mappa del rischio idrogeologico. L’ultimo rapporto nazionale, pubblicato l’anno scorso, illustra la situazione riscontrata nel 2017. In sostanza l’Ispra incrocia i dati dell’Istat (censimento 2011) e le “perimetrazioni” dei Pai (Piani per l’assestamento idrogeologico), i documenti tecnici che individuano le aree sensibili. La pericolosità da frana include sia gli eventi già avvenuti sia le possibili evoluzioni. Perciò i territori sono classificati con 5 gradi crescenti, da AA (Area di attenzione) a P3 (pericolosità elevata) e P4 (pericolosità molto elevata). L’appendice del Rapporto contiene numerosi dettagli di livello comunale.

Il contesto nazionale e regionale

Il 20% della superficie italiana rientra nelle 5 classi di rischio. Le due classi maggiori (P3 e P4) includono il 9% del territorio e il 2,2% della popolazione (1,3 milioni di persone). Campania, Toscana ed Emilia- Romagna sono le regioni più esposte alle frane. In Campania i livelli P3 e P4 (pericolosità elevata e molto elevata) caratterizzano il 19,6% della superficie, con 303mila residenti (5,3% della popolazione) e 18.500 attività economiche (13%).

Il contesto provinciale

Nel Salernitano quasi 600mila persone occupano aree catalogate nei 5 livelli di rischio. I gradi P3 e P4 (rischio elevato e molto elevato) abbracciano il 22,5% del territorio, coinvolgendo 95mila persone (8,7% della popolazione) e 6.400 aziende (8,2% del totale).

La Costiera Amalfitana. In tutti i contesti che abbiamo tratteggiato la costiera amalfitana emerge per gli scenari del rischio frana. Nel 2017 le aree classificate P3 e P4 (pericolosità elevata e molto elevata) ospitavano 23.946 residenti, vale a dire il 59% della popolazione (40.406) registrata nei 13 comuni.

La aree esposte 

I territori comunali rientrano quasi interamente nelle aree P3 e P4. Cetara espone alle due classi maggiori il 92,5% della superficie, Atrani il 91,6%. Amalfi, Maiori e Positano sfiorano la quota 89%. Gli altri comuni si allineano con percentuali simili, digradanti fino al 78,4% di Vietri.

Il richiamo della Corte

La Corte dei conti ha pubblicato poche settimane fa un resoconto sulla capacità di spesa delle Regioni in materia di dissesto idrogeologico. La relazione costituisce

una specie di test, perché riguarda il fondo per la progettazione di nuovi interventi. In sintesi: su 75 milioni disponibili, le Regioni sono state capaci di ottenere solo i 20 milioni della prima quota (automatica). Nel bilancio aggiornato al mese di maggio 2019, nessuno ha completato il primo step. La Campania non fa eccezione, avendo ricevuto 3,2 milioni sui 12,5 previsti, per attività che interessano anche la costiera. Amalfi (messa in sicurezza idrogeologica del territorio) può contare su 600mila euro per le progettazioni, avanguardia di 15 milioni per i cantieri.

Un metro nazionale

I fondi statali per il rischio idrogeologico sono ripartiti fra le Regioni mediante un indice che sintetizza vari fattori generali (superficie, popolazione) e rischi specifici (frane, valanghe eccetera). L’indicatore, approvato nel 2017, attribuisce un “peso” speciale alle alluvioni, ma quelle di lunghissimo periodo, cioè le “piene” dei fiumi che possono ritornare fra 100 e 200 anni. Gli eventi ormai “normali” e ravvicinati, come i nubifragi che abbiamo sopportato in questi giorni, non sono considerati come fattore di pericolo. Se questa è una distorsione, appare più grave mentre tutti chiacchierano di cambiamento climatico.

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