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Napoli. Società Umanitaria – Fondazione Humaniter. Presentato il libro di Silvana Campese “La nemesi di Medea”. foto

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    Segnalazione di Maurizio Vitiello – Presentato il libro di Silvana Campese “La nemesi di Medea”, Edizioni L’Inedito

    Si è svolta con successo, Mercoledì 6 novembre 2019, dalle ore 17.30 alle ore 19.30, nell’Aula Magna “Massimo della Campa” della Società Umanitaria – Fondazione Humaniter, a Piazza Vanvitelli, 15 – Napoli, la presentazione del libro di Silvana Campese “La nemesi di Medea”, Edizioni L’Inedito
    L’opera di Silvana Campese rappresenta un monumento di esperienza civica, civile, teatrale, musicale, politica ed è esponenzialmente un patrimonio unico e indissolubile appartenente al mondo femminile e non solo.
    Nasce dal desiderio di dare veste editoriale alla storia di mezzo secolo del gruppo storico femminista napoletano, le Nemesiache, nato negli anni Settanta, nel pieno della contestazione giovanile e della rivolta femminile.
    Il libro parte dal 1968 per arrivare al 2018, attraverso la narrazione in prima persona di un percorso emozionale e documentaristico.
    Silvana Campese / Medea delle Nemesiache, ha pubblicato finora: il romanzo Prisma, la raccolta di racconti Strada facendo, l’epistolario Contrappunto per soli timpani ed oboe e il romanzo fantapolitico Il ritorno di Cisarò. Ha scritto sulla rivista delle Nemesiache “Mani-Festa”.
    Relatori: Franco Lista e Rita Felerico
    Moderatore: Maurizio Vitiello
    Letture teatrali di Teresa Stesy Raiano e Clara Bocchino

    Ecco schede sul libro fornite da Silvana Campese:

    “LA NEMESI DI MEDEA” è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Silvana Campese/Medea delle Nemesiache.
    Silvana scrive da moltissimi anni ed infatti ha già pubblicato altri libri in passato. Inoltre ha scritto molto sulla rivista delle Nemesiache “Mani-Festa” e pubblica poesie e racconti con l’Inedito da quando è entrata a far parte dell’Associazione culturale L’Inedito Letterario fondata da Fabio Martini.
    Nella lunga ed articolata prefazione la stessa autrice spiega le ragioni che hanno ispirato il libro: un forte desiderio di dare veste editoriale alla storia del gruppo, nato in lei prepotentemente subito dopo il traumatico e doloroso evento vissuto il 9 maggio del 2018, giorno in cui l’artista eclettica Teresa Mangiacapra/Niobe concluse il suo ciclo vitale. Niobe era la sorella di Lina Mangiacapre/Nemesi, fondatrice del gruppo, anch’ella purtroppo prematuramente scomparsa nel 2002.
    “La Nemesi di Medea” non è solo la storia di mezzo secolo di attività del gruppo storico femminista napoletano, dal 1968 al 2018, attraverso la narrazione in prima persona di un percorso soggettivo nel collettivo ma è anche un percorso biografico di Lina Mangiacapre ed autobiografico di Silvana Campese, che spazia nel tempo, a partire dall’infanzia e quindi nella adolescenza e nella giovinezza, sfociando poi nel Movimento femminista in Italia ed a Napoli in particolare. Con specifico approfondimento in relazione al gruppo radicale e separatista delle Nemesiache. Silvana infatti procede su un doppio binario: c’è un iter prettamente emozionale in quanto appunto personale e soggettivo ed un iter prevalentemente documentaristico. Binari che si intersecano e si sovrappongono di tanto in tanto senza mai confondersi e tuttavia procedendo in modo creativo ed armonico.
    Vi si incontrano quindi pagine di carattere saggistico, altre tratte da opere teatrali, scritti, lettere, testimonianze, interviste, poesie, recensioni, articoli di giornale, in tutto o in parte, estrapolati dalla rivista Mani-Festa edita dalle Nemesiache e riguardanti svariati generi e tematiche.
    Viene molto approfondita la figura di Lina Mangiacapre, soprattutto sul piano filosofico, poiché è a lei che va riconosciuta quasi tutta la elaborazione teorica e gran parte della valenza filosofico-politica nei suoi libri e nelle opere cinematografiche e teatrali. A dimostrazione di come e fino a che punto la produzione artistica, culturale e tutte le azioni politiche e manifestazioni o eventi organizzati dalle Nemesiache abbiano avuto ed abbiano da tanti anni in Italia e all’estero grande risonanza.
    Nel testo l’autrice fa riferimento in particolar modo alla approfondita analisi di Lina sul sapere delle donne, che affonda nei corpi prima che nei libri, che è impresso nelle cellule che agiscono un sapere che non sappiamo di conoscere. L’eredità delle donne – scrive Lina – non ha bisogno di scuole, di leggi, è il rapporto col cosmo, il quotidiano come magia, la ricchezza di una vicenda da cui le donne non si sono lasciate esiliare. Queste parole sono in “Faust-Fausta”, il libro nel quale la stessa Lina dice di aver compiuto un viaggio nell’inferno dell’inconscio umano, penetrando nella sfera emotiva e psicologica di un giovane androgino.
    Nemesis: la femminilità originaria, l’indomita natura ribelle senza alcun limite è l’immagine che noi Nemesiache vogliamo riprendere di noi stesse e la possibilità che a livello storico oggi vogliamo assumere. Inventeremo e creeremo la nostra lotta come la nostra sessualità come la nostra cultura.
    Così affermava Lina e quante, quante volte ed in quanti, quanti linguaggi lo ha espresso!


    Nella prefazione, tra le molte altre cose, Silvana Campese scrive:

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