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Lettere da Piano Di Sorrento – Il cattivo tempo e… le cattive abitudini

Fra gli altri nostri difetti c’è “il piagnismo”, la consuetudine cioè, dopo ogni fenomeno meteorologico calamitoso, a piangerci addosso; non provvediamo, però, a fare i “mea culpa” (magari in chiesa con ipocrisia li facciamo per fatti diversi, mai però per i danni ambientali da noi provocati). Gli eventi atmosferici gravi noi li imputiamo al maltempo, che non è la sola causa.
È notorio il nostro paese è a rischio idrogeologico, tant’è che proprio in Penisola Sorrentina ed in altre località chiamiamole “turistiche”, vi sono dei vincoli, anche nel resto dello stivale che andrebbero rispettati.
Ora stiamo assistendo, con l’arrivo della stagione invernale od a cavallo fra l’estate e l’inverno, al verificarsi, con continuità e persistenza, di inquietanti fenomeni: allagamenti, smottamenti, frane e via discorrendo con conseguenti danni a cose e talvolta anche a lutti per quelle vittime sventurate che ne subiscono le conseguenze.
Non vogliamo metterci in testa una buona volta che una gran parte di questi eventi, l’abbiamo detto tante volte, sono annunciati perché opera dell’uomo e della sua insana condotta.
Prima di cementificare, di costruire, dovrebbe esserci un preventivo controllo sull’assetto naturale di luoghi dove si intende intervenire. Un esame preventivo, fatto da tecnici seri e competenti, che dovrebbero preoccuparsi di suggerire interventi compatibili con l’ambiente. Ed inoltre, dopo le costruzioni, ci si dovrebbe preoccupare di ripristinare, per quanto possibile, la situazione “quo ante”.
Tutto ciò non avviene e, se avviene, è in maniera superficiale od addirittura dolosa.
Una volta alterato lo stato naturale, è chiaro che si verifichino gli eventi indesiderati. Colpe ne hanno soprattutto i tecnici e gli Amministratori. Il cemento impedisce il flusso naturale delle acque che, di fronte all’ostacolo, defluiscono in modo patologico causando straripamenti, infiltrazioni, prodromiche agli smottamenti. Di questi accadimenti se ne parla per un po’ di tempo ma poi si continua ad operare nello stesso modo.
Lo stesso discorso può farsi per gli alberi, la cui caduta, al primo colpo di vento forte, è favorita dalle cementificazioni che impediscono la vita delle radici.
I Romani solevano dire che perseverare è diabolico.

avv. Augusto Maresca

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