Sorrento si va verso il rinvio a giudizio per le biglietterie al porto
Sorrento. Avvisi di conclusione delle indagini sono state notificate dalla Procura sul caso delle biglietterie al porto di Sorrento. E, salvo sorprese, si va verso il rinvio a giudizio al Tribunale di Torre Annunziata ( Napoli ). Dopo la conclusione delle indagini è quasi sicro il rinvio a giudizio, venti giorni per le osservazioni come per legge, ma difficile che non si vada a giudizio dove si dovrà stabilire se vi sono o meno responsabilità penali in un pubblico contradittorio. Biglietterie che sono comunali, e che non sono state legittime secondo la Procura di Torre Annunziata: quindi sono stati rinviati a giudizio Alfonso Donadio e Paola Gargiulo per il comune, e i concessionari delle biglietterie situate al porto.
Il caso riguarda le indagini della Guardia di Finanza avvenute nel febbraio del 2019, sulla presunta occupazione abusiva di suolo pubblico da parte delle compagnie di navigazione, relativamente agli spazi destinati per le biglietterie al porto di Sorrento. Questo inverno le Fiamme Gialle hanno prelevato al comune le documentazioni delle concessioni demaniali ed i canoni recepiti dal comune.
L’ipotesi iniziale è che le società abbiano gestito le biglietterie senza i permessi necessari, non pagando i canoni stabiliti. A settembre 2017, il Comune partì con il bando di gara per l’assegnazione di concessioni per cinque delle sei postazioni adibite a biglietteria a Marina Piccola. Proprio tra i requisiti necessari era specificato come l’assegnatario avrebbe dovuto farsi carico degli oneri relativi alla gestione, alla manutenzione e all’esercizio della sala d’attesa.
Per quanto riguarda gli anni precedenti, come specificò la delibera pubblicata, le biglietterie vennero affidate in concessione alle compagnie di navigazione con scadenza fissata a dicembre 2008. Vennero poi sospese le concessioni. Ben quattro anni dopo la sospensione, si decise di revocare le concessioni e proporre una gara pubblica, arrivata nell’ottobre del 2017.
In una delibera il dirigente del III Dipartimento, era stato incaricato di provvedere in tempi brevissimi, all’elaborazione dei criteri per la procedura aperta di gara, per la concessione degli Uffici/biglietterie esistenti all’interno del manufatto stazione marittima per cinque postazioni sulle sei esistenti, riservando una di esse ai servizi dell’ente, mentre l’assegnatario doveva farsi carico totalmente dell’onere della manutenzione e gestione.
Otto compagnie di navigazione avrebbero occupato le biglietterie di Marina Piccola nonostante le concessioni precedentemente rilasciate dal Comune fossero scadute. E gli uffici di Piazza Sant’Antonino nulla avrebbero fatto per rientrare in possesso dei locali o per assegnarli di nuovo, attraverso una gara a evidenza pubblica, i dettagli forniti poi da Ciriaco Viggiano su Il Mattino. Ecco l’ipotesi alla base della maxi-inchiesta della Procura di Torre Annunziata che ha portato alla notifica di 13 avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di undici imprenditori, nel mirino per (presunta) occupazione abusiva di spazi demaniali, oltre che di un dirigente e di un funzionario del Comune ai quali si contesta pure l’abuso d’ufficio.
Il problema sono i locali destinati a biglietterie all’interno del porto. L’area è compresa in una zona di demanio marittimo data in concessione al Comune dalla Regione Campania che le ha successivamente messe a disposizione di diverse società. Cinque di queste concessioni sono scadute il 31 dicembre 2007, un’altra il 31 dicembre 2008. Eppure, secondo la Procura e la Guardia di finanza di Massa Lubrense, gli imprenditori avrebbero continuato a utilizzare i locali: una situazione riconosciuta dalla giunta comunale che, in una delibera di ottobre 2017, ammetteva come le biglietterie di Marina Piccola fossero «tutte illecitamente occupate» e ordinava al dirigente Alfonso Donadio di indire «in tempi brevissimi» la gara per l’assegnazione delle postazioni.
Perciò tra i 13 indagati figurano i vertici delle società che, dal 2008 a oggi, avrebbero occupato gli spazi demaniali senza titolo: Aniello e Bruno Aponte (Navigazione Libera del Golfo, ma il primo risponde anche per Ala srl), il consigliere comunale Salvatore Di Leva (Alilauro Gruson spa), Antonino Durante (I Morelli sas), Claudia Morelli (Morelli sas), Oreste Pallotta, Anna Maria e Salvatore Lauro (Alilauro spa), Roberto Liguori (Caremar), Franco Ronzi (Snav) e Antonino Staiano (Seremar). Nella rete dei magistrati sono finiti anche Alfonso Donadio, già dirigente del dipartimento competente in materia di demanio, e Paola Gargiulo, oggi in pensione ma in passato responsabile dell’ufficio Demanio marittimo, per i quali la Procura ipotizza l’abuso d’ufficio. Entrambi sarebbero stati «consapevoli dell’abusività dell’occupazione e della necessità di indire una gara a evidenza pubblica». Ciononostante, «anziché adottare provvedimenti volti al ripristino della legalità», si sarebbero limitati a esigere dalle società «la corresponsione degli indennizzi derivanti dall’abusiva occupazione» delle biglietterie.
La vicenda è nata da un esposto firmato dal movimento civico «Conta anche tu» e «Cittadini contro le mafie»: tre pagine in cui, dopo aver richiamato la delibera di giunta comunale di ottobre 2017, si denunciava proprio il mancato espletamento della gara per la concessione delle biglietterie e la conseguente occupazione abusiva. Sulla base di questa segnalazione i finanzieri di Massa Lubrense, diretti dal capitano Michele Iuorio, hanno acquisito e passato al setaccio centinaia di documenti. Ora gli indagati hanno venti giorni per presentare memorie o chiedere di farsi ascoltare dal pm: tutti rischiano il rinvio a giudizio.




