Positano. Cesare Nissirio ricorda l’amico Alberto Testa: Quel giorno di tanti anni fa

Il Professore (amava molto sentirsi chiamare così, come il coreografo Aurelio Millos desiderava apostrofarlo) dopo diversi anni di nostra collaborazione e amicizia, mi raccontava praticamente tutti i fatti suoi. A quel punto azzardai:”Maestro caro, forse è il caso di darsi del tu, le pare?”. “Ah! No!” – insorse severo – “sono più grande di lei e sono torinese, sta a me deciderlo”. Conoscendolo già molto bene, sorrisi in attesa. Non ci volle molto, il giorno dopo squillò il telefono. Era Alberto che mi svegliò con una fragorosa risata: “Hai ragione mio caro, è arrivato proprio il momento di darsi finalmente del tu”. Ridemmo tanto ma tanto e scherzammo, giocammo, giocammo sempre per una vita. Dei miei amici, molti più giovani di noi, nessuno giocava e si divertiva come noi. Era iniziato un sodalizio mai interrotto sino a qualche giorno fa quando purtroppo non poteva più restare molto al telefono. E pensare che aveva ballato e cantato con me qualche mese fa a Torino dove ormai viveva in famiglia con le nipoti Betty e Roby. La partenza da Positano gli era costata molto dispiacere. Il suo cuore era sempre alla Buca di Bacco, suo quartier generale, coccolato da Sasà, Carla, Marianna e da tutto il personale, Andrea e Arturo in testa. Ma sentiva al suo fianco l’intera città o quasi. Citava spesso Rosalba e Berenice per le quali nutriva affetto e considerazione. A quel forzato abbandono non si era mai rassegnato. Molte delle ultime edizioni del Premio erano nate a casa mia in quanto concordate insieme per la parte espositiva di cui mi aveva fatto carico. Per me era un onore avere il suo affetto e la sua fiducia incondizionata. Ambedue fummo tanto dispiaciuti nel non aver potuto premiare Renato Rascel e Paolo Poli, tanto amanti dell’Arte della Danza. Alberto era un mio maestro di vita, eleganza, professionalità rigorosa, passione per la Danza. Gli devo molto come pure il pittore Giovanni Truncellito per il quale nutriva autentici sentimenti di amicizia e stima. Si deve a lui il bel dipinto “Giuda”, ispirato al personaggio interpretato sulla scena magistralmente da Alberto. Era fiero che Giovanni, a suo dire, avesse capito più di ogni altro le sue coreografie per il Gattopardo di Visconti.

Dagli anni ‘80 praticamente ci siamo sempre frequentati e sentiti quasi tutti i giorni. Dapprima per Antonin Artaud, quindi per Erik Satie, e poi per tanti e tanti altri progetti, sino alla collaborazione nell’ambito del Premio Danza “Léonide Massine” a Positano da lui fondato e diretto per 40 anni; poi ancora al suo fianco e per sua scelta, presso la rivista parigina “Danse”. Oggi Alberto non c’è più, l’età (97 anni) ce lo ha sottratto. Pochi giorni fa è uscito il suo ultimo libro autobiografico che Mauro di Rosa ha chiosato insieme a lui. Una grave perdita per il mondo della danza al quale questo libro è destinato come esempio e come monito. Per me la perdita è assai più grave; il profondo legame di intesa e di collaborazione assidua mi rendono dolorosissimo il distacco. Grazie Alberto caro, per tutto ciò che mi hai donato. Spero che questo tuo ultimo viaggio ti conduca dai cieli azzurri di Positano a quelli bigi parigini, ambedue da noi tanto amati. Bon voyage! caro Alberto e ti segua ovunque il nostro disinteressato e profondo affetto. Cesare Nissirio

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