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Droga vicino alla stazione ferroviaria, 3 arresti a Poggiomarino

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POGGIOMARINO – Per non essere scoperti, gli interlocutori al telefono usavano frasi ”criptate”, indicando la consegna di ”medicina da 100” o ”da 50” o ancora parlando di ”lavoro di mezza giornata”. In questo modo, attraverso telefonate e messaggi ricevute sui cellulari, gestivano una fiorente piazza di spaccio in prossimità della stazione ferroviaria e del centro di Poggiomarino. Questa mattina i carabinieri della locale stazione hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina, a carico di 3 persone, tutte accusate di detenzione e spaccio di stupefacenti. Si tratta di un 33enne, origini marocchine e già noto alle forze dell’ordine, e di due cugini incensurati di 22 e 19 anni, tutti residenti a Poggiomarino. I primi due sono stati posti agli arresti domiciliari mentre il terzo è stato raggiunto dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutto è partito da un’aggressione tra due cittadini marocchini avvenuta lo scorso novembre e maturata nell’ambito dello spaccio di droga. Grazie all’analisi dei contenuti dello smartphone perso da uno dei due durante un inseguimento con i carabinieri, e alle successive intercettazioni telefoniche, è stata individuata la piazza di spaccio. In particolare, tra gennaio e marzo i militari hanno appurato numerosi episodi di vendita di hashish e marijuana a diversi acquirenti. Dalle indagini è emerso come, in varie occasioni, gli indagati raccomandassero di usare prudenza perché potevano esserci carabinieri in borghese nei paraggi, per cui le consegne dovevano avvenire con estrema rapidità. Spesso, effettuata la consegna-lampo della droga, gli spacciatori si dileguavano correndo lungo i binari. Nel corso delle indagini è emersa inoltre l’eccezionale ”reattività” degli indagati rispetto alle numerose richieste. In un caso, di fronte all’impossibilità di garantire la vendita entro i tempi garantiti, un acquirente aveva protestato vivacemente riferendo all’interlocutore che se avesse voluto ”diventare Pablo Escobar” avrebbe dovuto mostrarsi ”sempre all’erta con i clienti”

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