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Cilento. Vicenda Vassallo . Tribunale di Vallo respinge ricorsi della Procura su scarcerazioni “copiata integralmente la richiesta”

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Cilento. Vicenda Vassallo . Tribunale di Vallo respinge ricorsi della Procura su scarcerazioni “copiata integralmente la richiesta” La vicenda è riportata da La Città di Salerno ed è la notizia stessa a colpire VALLO DELLA LUCANIA La Cassazione “bacchetta” i giudici del tribunale di Vallo della Lucania. Gli ermellini respingono i tre ricorsi della locale Procura contro l’annullamento delle misure cautelari in carcere eseguite a maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla tangente di 10mila euro per pilotare l’appalto del rifacimento della rete fognaria del comune di Pollica. Confermato il giudizio del collegio del Riesame di Salerno: provvedimento acritico e genetico che riporta, quasi di pari passo la richiesta del pubblico ministero. Ed è proprio il magistrato inquirente che è ricorso ai giudici del «Palazzaccio», respingendo – come argomentazione dell’istanza – l’ipotesi di un mero «copia e incolla», richiamandosi ad un diverso «aspetto stilistico» e ad un indipendente paragrafo contenente un’autonoma valutazione del gip. Le censure degli ermellini. L’appello è stato respinto, la Corte (Sesta sezione penale, presidente Andrea Tronci) lo ha giudicato inammissibile. Per la Cassazione, l’estensore dell’ordinanza cautelare altro non avrebbe fatto «che copiare integralmente la richiesta del pubblico ministero con riferimento sia alla descrizione sia alla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza». Nell’ordinanza eseguita dai carabinieri della compagnia di Vallo della Lucania, che portò in carcere i quattro indagati per istigazione alla corruzione – scrive la Corte – , emerge «la totale assenza di riscontri di un personale vaglio critico». Addirittura, nelle motivazioni, la Corte aggiunge: «nel caso di specie l’unica differenza tra il contenuto della richiesta del pubblico ministero e quello dell’ordinanza cautelare era rappresentato, oltre che dall’impiego di un diverso font dei caratteri, dalla mera modifica stilistica delle parole introduttive dei primi capoversi …». Tanto è bastato prima ai giudici del Riesame e dopo a quelli della Suprema Corte per confermare l’annullamento della misura cautelare e disporre la scarcerazione dei quattro presunti attori della tentata corruzione. Il blitz a Pollica. L’inchiesta, cinque mesi fa, fece un gran rumore, sopratutto perché il reato fu consumato a Pollica, nel Cilento: il paese di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore paladino dell’anticorruzione, ammazzato con nove colpi di pistola la notte tra il 5 e il 6 settembre di nove anni fa. Delitto tuttora rimasto irrisolto. E la denuncia partì proprio dal coraggioso ai quattro arresti disposti dal tribunale vallese. In manette finirono Vincenzo Cammarota, 48 anni, imprenditore edile residente a Casal Velino; Terenzio Stabile, 52 anni, originario di Campagna e funzionario dell’ufficio tecnico di Castellabate; Carmine Rosalia, 42 anni, residente a Cannalonga, funzionario dell’ufficio tecnico comunale; Carmine del Verme, 49enne di Torchiara, funzionario presso gli uffici tecnici comunali di Santa Marina e di Torchiara (il collegio difensivo risulta composto, tra gli altri, dagli avvocati Giovanni Laurito, Elia Carinci, Giuseppe Stabile e Cinzia Morello). Due settimane dopo il colpo di scena: il Riesame rimise tutti in libertà dichiarando il provvedimento nullo. Il funzionario integerrimo. «Ho pensato ad Angelo Vassallo raccontò Giannella – ho pensato ai 14 anni che ho trascorso con lui in Comune. Il suo insegnamento non è stato vano». Queste le sue parole nei giorni successivi al blitz dell’Arma. Gli inquirenti non esitarono a parlare di «sistema delle mazzette » sugli appalti nel Cilento. Nell’ordinanza di 24 pagine si fa riferimento ad un «concreto rischio» di «ricaduta nel crimine ». Soprattutto si parla di «una certa familiarità con i meccanismi corruttivi» e ciò «non può non indurre a ritenere che gli indagati, se non adeguatamente limitati nella loro libertà personale, possano commettere altri delitti della stessa specie». L’indagine ha basi solide, ma la procedura ha avuto un clamoroso intoppo: il “copia incolla”. (ma.la.)

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