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Vico Equense, Beethoven alla chiesa di Puntamare: il 6 ottobre appuntamento col Quartetto d’archi Sannita

Appuntamento con Beethoven il prossimo 6 ottobre, domenica, a Vico Equense. Si esibirà, infatti, alla chiesa di Puntamare alle ore 19, il Quartetto d’archi dell’Accademia Sannita composto da: Luigi Abate, 1° violino; Flavia Civico 2° violino; Alessandro Zerella viola; Silvano Fusco violoncello e Federica Bibbiò seconda Viola.

I bellissimi quintetti per archi di Beethoven sono raramente eseguiti e questa è, quindi, un’occasione unica per sentirti. L’op. 4 è una meravigliosa rielaborazione (1796) dell’Ottetto per fiati, pubblicato postumo nel 1830 come op. 103 : un tema sublime (l’Andante), un finale intriso di allegria ed umorismo. Il quintetto op. 29 fu pubblicato nei 1802 e si ricollega certamente agli stilemi del classicismo viennese di fine 700, presentando altresì la profondità e il sentimento della produzione beethoveniana (Adagio sublime).

Una serata assolutamente da non perdere. La chiesetta di Puntamare o di S.Maria delle Grazie -80/90 posti a sedere- si trova a 50 metri data cattedrale; si raggiunge passando sotto l’arco del campanile della cattedrale , oppure scendendo le 15 scale, prima dell’hotel Sporting.il panorama che sì può ammirare dal sagrato antistante è straordinario: in pratica quasi tutto il golfo di Napoli e la piana di Seiano. La chiesetta fu costruita probabilmente nel 1700; spesso chiusa anche a causa degli eventi bellici{1943), fu riaperta al culto, cosi come si presenta oggi, nel 1967.

Beethoven, ricordiamo, è una figura cruciale della musica colta occidentale, fu l’ultimo rappresentante di rilievo del classicismo viennese ed è considerato uno dei più grandi e influenti compositori di tutti i tempi. Annoverato tra i massimi geni della storia della musica, nonostante la sordità (ipoacusia) che lo colpì prima ancora di aver compiuto i trent’anni, egli continuò a comporre, dirigere e suonare, lasciando una produzione musicale fondamentale, straordinaria per forza espressiva e per la capacità di evocare emozioni. La sua influenza fu di vitale importanza per il linguaggio musicale del XIX secolo e per quelli successivi, tanto da rappresentare un modello per molti compositori. Il mito del Beethoven “artista eroico”, capace di trasmettere attraverso la sua opera ogni sua emozione, esperienza personale o sentimento, crebbe moltissimo nel periodo Romantico; tuttavia, pur anticipando molti aspetti del futuro Romanticismo, la sua adesione alle regole dell’armonia nelle modulazioni, il rigetto dei cromatismi nelle melodie, la cura dell’equilibrio formale dei brani lo collocano nel solco della tradizione del classicismo.

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