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un Napoli che fa sognare i tifosi foto

Erano venticinque anni che la detentrice della Champions, all’epoca coppa Campioni, non perdeva al debutto: l’ultima volta è accaduto nel 1995, quando il Milan, campione d’Europa, venne sconfitto dall’Ajax per 2-0, proprio come ha fatto il Napoli con il Liverpool. Curiosità: Ajax e Milan si ritrovarono poi in finale, quella volta a Vienna e ad vincere furono di nuovo gli olandesi.

Il curriculum di Ancelotti è una garanzia: città, tifosi e squadra si scoprono pronti per il traguardo

I complimenti del tecnico tedesco e una notte perfetta. Re Carlo fa il realista: «Lo ringrazio sapremo cambiare maglietta al momento giusto»

Chissà se sia vero o se, in quel pensiero lanciato lì nel ventre d’un braciere, si nascondesse un pizzico d’adulazione: e varrà la pena di chiederselo e semmai persino il desiderio di soprassedere, però resta il senso compiuto d’una profezia che Jurgen Klopp ha spruzzato su una Napoli estasiata, persa nell’incanto d’una notte da Champions. «Questa squadra può vincerla, perché ha un piano di gioco importante. E perché non bisogna essere i migliori per riuscirci, ma la più forte in certi momenti. Come capitato a noi nella passata stagione». I miracoli, a volte, si ripetono, magari più d’uno su mille ce la fa, e comunque c’è quell’ora e mezza in cui Ancelotti l’ha confermato, a lui «piace la coppa», che sia commestibile o anche no, perché l’uomo è goloso e in Europa lo diventa anche di più.

L’UOMO DEI SOGNI. C’è una bacheca, nel salotto buono, in cui per orientarsi servirebbe il navigatore satellitare: ma qui siamo appena all’inizio, se ne sono andati novanta minuti, e il viaggio sta per cominciare proprio ora che vanno spegnendosi le luci nell’anima ma resta limpido e fosforescente un 2-0 da pelle d’oca. «Mi è piaciuta la mia squadra perché ha saputo giocare anche la partita sporca». Ecco, quel che una volta non accadeva, stavolta s’è verificato, e ora, mentre ancora la capigliatura biondo platino di Mertens brilla nella memoria e Llorente plasticamente si bacia la maglia, Ancelotti può rileggere distrattamente (?) i capitoli d’un capolavoro in più mosse: la «solita» difesa a tre in fase di non possesso da opporre al Liverpool; il coraggio di osare con Di Lorenzo debuttante; la scelta di spingere Lozano addosso ai centrali, per allungarli; poi i blitz a partita in corso, fuori Insigne e dentro Zielinski, che ha ondeggiato tra l’esterno e poi la corsia; la versatilità di Fabian Ruiz e la sferzata con Llorente, per avere gli appoggi giusti su cui andarsi ad adagiare, fino a spingere Klopp ad un cortese paradosso che però ha attecchito nell’immaginario collettivo. «Il Napoli la può vincere».

CASA SUA. Il padrone di casa, ma in senso ampio, si chiama Ancelotti, che in Champions s’è costruito una Piramide da scalare per godersi il panorama dall’alto dei suoi tre successi da allenatore o dalla quale scivolare via, per dimenticare per esempio Istanbul: ma in quel sentiero luminoso che trascina tra le leggende, re Carlo sa come muoversi per sfuggire alle trappole e soprattutto sa come intrufolarsi per spingersi oltre la favola. Napoli-Liverpool è un bel poster da dedicarsi, una (altra) serata d’onore da offrire al San Paolo, un bagno d’ironia per scansare quella responsabilità che Klopp gli ha catapultato addosso, perché la gente, si sa, poi finisce per affezionarsi a certe ipotesi: «Io ringrazio Kloop e tanto, perché questo giudizio viene da un allenatore che conosce molto bene il calcio. Ma c’è un mio vecchio amico che dice: adesso ci mettiamo la maglietta corta, poi ci mettiamo quella lunga e poi ci rimettiamo quella corta. Intanto, vedrete a Lecce che caldo che farà». E mica è utopia!

fonte:corrieredellosport

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