Sorrento col “commissariamento” di Casarlano, Alfano cancella il diritto di patronato in Penisola

Sorrento col “commissariamento” di Casarlano , Alfano cancella il diritto di patronato in Penisola Sorrentina. Abbiamo parlato ieri della nomina di Don Enzo come “amministratore”, non parroco, di Casarlano. Oggi un punto lo fa Viggiano su Il Mattino. La decisione era nell’aria da tempo, ma solo nelle scorse ore è arrivata l’ufficialità. Don Enzo Meglio è il nuovo amministratore della parrocchia di Santa Maria di Casarlano per espressa volontà dell’arcivescovo Francesco Alfano. Una scelta che sembra mettere una pietra tombale sul diritto di patronato, cioè sull’elezione del parroco da parte dei fedeli: un privilegio che quella di Casarlano conserva da tempo immemorabile insieme ad altre 6 parrocchie della penisola sorrentina e 20 nel mondo. La nomina di don Meglio arriva dopo le dimissioni di don Beniamino Di Martino che in primavera ha abbandonato la carica per motivi personali o, secondo qualcuno, perché in disaccordo con gli orientamenti pastorali diocesani. Per alcuni mesi la parrocchia di Casarlano è stata gestita da don Antonino Minieri in attesa che dalla Curia arrivasse una scelta definitiva. Diritto canonico alla mano, l’arcivescovo avrebbe dovuto indire le elezioni e consentire ai fedeli di scegliere la propria guida attraverso il voto. Invece è arrivata la nomina di don Meglio ad amministratore parrocchiale come già accaduto a Meta, Piano e Sant’Agnello, altre comunità alle quali il diritto canonico riserva il diritto di eleggere il parroco. Dietro la scelta dell’arcivescovo c’è sicuramente un principio: un sacerdote, all’occorrenza, può e deve essere chiamato a gestire più parrocchie. Oltre che di Casarlano, infatti, don Meglio continuerà ad occuparsi della comunità religiosa di Marina Grande. Secondo i beninformati, inoltre, a corroborare la decisione della Curia sorrentina c’è il precedente di Ischia. Papa Francesco ha recentemente detto no all’esercizio del diritto di patronato in due parrocchie dell’isola nelle quali le amministrazioni comunali conservavano il diritto di proporre tre sacerdoti tra i quali il vescovo avrebbe dovuto scegliere il pastore della comunità. Il motivo? «La nomina a parroco non è un diritto da conquistare, ma un servizio da accogliere».

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