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Oggi ricade il compleanno di Mia Martini. 72 anni fa nasceva una stella.

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Settantadue anni fa nasceva una delle stelle musicali più importanti della nostra nazione.

Stiamo parlando di Mia Martini. Proprio il 20 settembre del 1947 una delle cantanti italiane più amate, è venuta al mondo.  La sua morte prematura è ancora un duro colpo per tutti noi.

La sua fama è stata tale che le hanno dedicato un film.

Mia Martini, pseudonimo di Domenica Rita Adriana Bertè, detta Mimì (Bagnara Calabra, 20 settembre 1947 – Cardano al Campo, 12 maggio 1995), è stata una cantante italiana e in alcune occasioni anche cantautrice.

È considerata la voce femminile più bella ed espressiva della musica leggera italiana di sempre, dotata di un vocale capace di passare da note passionali a note più dolorose con grande facilità e caratterizzata dal suo essere sofisticata e con una forte intensità interpretativa.[1][2]

Il suo album di debutto, Oltre la collina e il singolo Padre davvero sono giudicati tra i migliori lavori italiani mai realizzati.[3] Successi come Piccolo uomo, Donna sola, Minuetto, Il guerriero, Inno, Donna con te, Che vuoi che sia se t’ho aspettato tanto, Per amarti e La costruzione di un amore la consacrano tra le protagoniste della musica italiana negli anni settanta, decennio nel quale raggiunge una grandissima popolarità sia nazionale che internazionale.[4][5][6]

Nel 1977 avvengono due incontri molto importanti: il primo è con Charles Aznavour, sodalizio che culminerà il 10 gennaio 1978 con un recital all’Olympia di Parigi; il secondo incontro è quello col cantautore genovese Ivano Fossati, col quale si instaura un sodalizio artistico e sentimentale che culminerà con l’album Danza nel 1978.

Ritorna sulle scene nel 1981 dopo due interventi alle corde vocali che ne modificarono la timbrica vocale e l’anno successivo si presenta al Festival di Sanremo con E non finisce mica il cielo, scritta sempre da Fossati, e riceve il Premio della Critica.

Nel 1983 decide di ritirarsi dalle scene a causa di una terribile maldicenza che la terrà fuori dai riflettori fino al 1989, quando si ripresenta sul palco di Sanremo con Almeno tu nell’universo, che la riporta al grande successo.

Questi sono anni di grandi collaborazioni costellati da canzoni ad oggi immortali come Gli uomini non cambiano, La nevicata del ’56 e Cu’mme, in coppia con Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello.

Muore il 12 maggio del 1995 a Cardano al Campo a soli 47 anni in circostanze mai del tutto chiarite.

Domenica Rita Adriana Bertè nasce a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 20 settembre 1947, secondogenita di quattro figlie: la maggiore, Leda (nata il 1º gennaio 1946), la più giovane Loredana (nata nel 1950 lo stesso giorno e lo stesso mese di Domenica) e Olivia (nata il 28 gennaio 1958). Il padre, Giuseppe Radames Bertè (1921-2017), un insegnante di latino e greco originario di Villa San Giovanni, si era trasferito nelle Marche per motivi di lavoro, trascorrendo parte del soggiorno in questa regione nel comune di San Ginesio, dove aveva insegnato presso l’Istituto Magistrale “Alberico Gentili”, divenendo successivamente preside di liceo ad Ancona. La madre Maria Salvina Dato (1925-2003), anch’ella nativa di Bagnara Calabra, faceva la maestra elementare.

“Mimì” (così era chiamata in famiglia) trascorre l’infanzia nel maceratese, a Porto Recanati, e mostra subito uno spiccato coinvolgimento per il mondo della canzone italiana, allora dominato dalla radiofonia, ben prima dunque della diffusione del piccolo schermo televisivo. Inizia dunque a cantare all’interno di feste e balere, e dopo aver effettuato diverse serate come cantante intrattenitrice, e aver tentato alcuni piccoli concorsi per voci nuove, nel 1962 convince la madre ad accompagnarla a Milano, in cerca di un’audizione nella speranza di ottenere un contratto discografico.

L’unico disposto a metterla alla prova è il grande autore e discografico Carlo Alberto Rossi, che in poco tempo decide di lanciarla come ragazzina yé-yé, seguendo la moda musicale del momento. Con la canzone Ombrello blu, partecipa al Festival di Pesaro, in abbinamento con Marisa Terzi, moglie dello stesso Carlo Alberto Rossi.

Nel 1963, la giovane Mimì Bertè incide con il suo vero nome i primi 45 giri su etichetta CAR Juke Box.

A maggio del 1964 vince il Festival di Bellaria, con Come puoi farlo tu[7], ma è la canzone Il magone a regalarle la vera notorietà. Segue una certa attenzione da parte di giornali e tv, nonché un altro discreto successo, Ed ora che abbiamo litigato, presentato sempre nel 1964 a Teatro 10.

I numerosi provini realizzati in quel periodo, in previsione di un album, rimangono però nel cassetto per quasi trent’anni: Carlo Alberto Rossi, auspicando infatti una sua crescita musicale, la spinge a firmare per una casa discografica più grande, la Durium, che nel 1966 pubblica il 45 giri Non sarà tardi / Quattro settimane, senza però riscuotere particolare successo.

A non funzionare è probabilmente lo scanzonato cliché nel quale sembra essere relegata la giovane cantante, già allora ispirata dalla vocalità blues di artiste come Etta James e Aretha Franklin. Trasferitasi a Roma con la madre e le sorelle, tenta di emergere nuovamente formando un trio assieme alla sorella Loredana e al suo amico Renato Fiacchini (successivamente Renato Zero), guadagnandosi anche da vivere con un modesto impiego presso il sindacato dei cantanti e dei cantautori.

Mimì Bertè con Gianni Rivera nel 1963
Nel 1969 sconta quattro mesi di carcere a Tempio Pausania per essere stata scoperta in possesso di una sigaretta di marijuana durante una serata in una nota discoteca in Sardegna, reato che all’epoca non prevedeva ancora alcuna distinzione dal possesso di altre forme di stupefacenti, e pertanto severamente perseguibile. Da questa accusa la cantante viene successivamente prosciolta in maniera definitiva, ma l’esperienza del carcere (durante la quale tenta anche il suicidio), la segnerà per il resto della vita.

Conseguentemente viene anche bloccata la pubblicazione del 45 giri Coriandoli spenti/L’argomento dell’amore, inciso qualche mese prima per la Esse Records, e destinato a rimanere inedito per oltre trent’anni (oggi è uno dei dischi più rari in assoluto)[8].

Nel 1970 partecipa come corista, insieme alla sorella Loredana e ai Cantori Moderni di Alessandroni, al disco Per un pugno di samba, inciso durante il suo soggiorno a Roma da Chico Buarque de Hollanda, di cui la cantante sarà sempre grande estimatrice. Nello stesso anno, è il pianista Toto Torquati a convincere Mimì ad esibirsi dal vivo, accompagnandola nell’esecuzione di un repertorio a lei più congeniale.

A rivelarsi determinante è l’incontro con l’avvocato Alberigo Crocetta, produttore discografico e scopritore di talenti come Patty Pravo e Mal, nonché fondatore del Piper. Crocetta decide infatti di lanciarla subito pensando al mercato internazionale e inventando perciò lo pseudonimo “Mia Martini”: Mia come Mia Farrow (attrice da lei prediletta), e Martini scelto fra le tre parole italiane più famose all’estero (spaghetti, pizza e Martini). Il suo look si fa più zingaresco, caratterizzato dai numerosi anelli e dall’immancabile bombetta.

Nel 1971 esce per la RCA Italiana Padre davvero, il primo brano pubblicato col nome di Mia Martini e registrato con il complesso La Macchina. Il testo (di Antonello De Sanctis) tratta di un conflitto generazionale tra padre e figlia, e viene subito giudicato “dissacrante” dalla censura radio-televisiva. Ma l’interpretazione, assolutamente innovativa, riscuote comunque parecchio interesse, tanto da ottenere la vittoria al Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Sul retro di questo primo 45 giri c’è Amore.. amore.. un corno, altro brano d’impatto scritto da un giovane Claudio Baglioni e da Antonio Coggio. Lo stesso Baglioni scrive anche Gesù è mio fratello (pubblicata su 45 giri, inaugura il suo filone spirituale) e la profetica Lacrime di marzo (facciata B del precedente), canzoni che trovano posto anche nell’LP Oltre la collina.

“L’importante è buttare i ricordi alle proprie spalle. Io l’ho fatto con un disco, un 33 giri intitolato Oltre la collina nel quale ho praticamente messo tutta me stessa, tutto il mio passato. Nella canzone “Padre davvero” c’è anche mio padre, che se ne andò di casa un giorno, vent’anni fa, e che da allora non abbiamo più rivisto. Ho saputo incidentalmente che abita a Milano e insegna in un liceo. C’è anche la mia esperienza con gli hippy ad Ibiza, in Spagna e a Katmandu, nel Nepal, in Oriente. Una vita avventurosa, imprevedibile, soprattutto sofferta.”
L’album, il primo della cantante, pubblicato nel novembre 1971, è considerato tra i migliori lavori mai realizzati da una donna, nonché uno dei migliori della discografia d’autore[9]. Oltre la collina è anche uno dei primi esempi di concept album italiani, in cui filo conduttore sono la disperazione e la solitudine giovanile: l’LP affronta, infatti, tematiche quali la religiosità, la malattia e il suicidio[9]. Mia Martini ottiene anche l’attenzione di Lucio Battisti, che esprime il suo stupore dinanzi alla sua insolita vocalità, e la vuole nel suo unico special televisivo Tutti insieme, in cui Mia canta dal vivo Padre davvero.. in versione censurata[9].

Mia Martini (a sinistra), Little Tony (al centro), Vena Veroutis (a destra) e il complesso Tin-Tin (in basso), nello show Stasera Little Tony (gennaio 1972)
Avrebbe dovuto partecipare a Canzonissima 1971 con il brano Cosa c’è di strano, ma il brano verrà pubblicato solamente nell’estate del 1973 in una compilation sempre della RCA, che però fu subito ritirata dal mercato per impedire che la Ricordi (nuova casa discografica della cantante dal febbraio 1972) denunciasse l’etichetta per violazione contrattuale.

Nel 1972 la RCA tenta di mandare Mia Martini al Festival di Sanremo con il brano Credo, altra perla appartenente al suo filone spirituale, che però non viene ammessa alla kermesse: il disco uscirà ugualmente, ma in pochissime copie.

Dal 1996 il “Premio della critica” del Festival di Sanremo è intitolato alla sua memoria, diventando così Premio della Critica Mia Martini, mentre si sono sprecate negli anni successivi le pubblicazioni postume di raccolte con brani inediti e non, che hanno sempre suscitato l’interesse dei numerosi estimatori e del grande pubblico che ancora oggi la ricorda e l’ama.

La morte di Mia Martini, o Mimì per amici e parenti, ha segnato profondamente la vita della sorella Loredana Bertè, che le ha dedicato brani come Luna (presentata al Festival di Sanremo 1997), Zona Venerdì e Mufida. Loredana Bertè ha più volte interpretato in tv o in concerti alcuni successi della sorella come Minuetto, Donna, Cu’mmè e Almeno tu nell’universo.

Nel 1998 anche Renato Zero le ha dedicato una canzone dal titolo La grande assente, incluso nell’album Amore dopo amore. Enrico Ruggeri e i Negramaro le hanno dedicato due canzoni inedite, rispettivamente intitolate Fango e stelle (1996) e Scusa Mimì (2010).

Inoltre, le sono stati intitolati:

Anfiteatro a Castiglione Cosentino;
Piazzale a Soveria Simeri; Spezzano della Sila; Somma Vesuviana;
Monumento a Bagnara Calabra;
Parco a Roma;
Vie nelle città di Roma, Biella, Calenzano, Cagliari, Bagnara Calabra.
Una strada nella frazione abruzzese di Bazzano dell’Aquila costruito a seguito del sisma del 6 aprile 2009.
Belvedere a Messina
Sala Convegni a Napoli
Giardino a Ravenna
Innumerevoli gli altri artisti che l’hanno più volte ricordata in pubblico, talvolta dedicandole alcune loro personali interpretazioni di suoi grandi successi: tra gli altri: Franco Califano, Rossana Casale, Mimmo Cavallo, Adriano Celentano, Aida Cooper, Elisa, Fiordaliso, Rita Forte, Giorgia, Enzo Gragnaniello, Bruno Lauzi, Marco Masini, Mietta, Mina (fu la prima in assoluto a pochi mesi dalla scomparsa), Mariella Nava, Donatella Rettore, Ornella Vanoni, Antonello Venditti, Iva Zanicchi.

Nel 2006 Gilda Giuliani realizza Canto Mimì, un recital di circa due ore, che ripercorre cronologicamente la carriera musicale di Mia Martini. Si trovano dediche a Mia Martini anche in altri ambiti non strettamente musicali: nel 1995 le viene tributato un ricordo da parte di Giorgio Leone in “Memorie riscoperte. Opere d’arte restaurate dalle chiese della Maddalena e del Carmine”, catalogo di una mostra tenutasi a Morano Calabro, in calce alla scheda dei Paliotto veneziani del Redentore, da lui attribuiti a Francesco Guardi[47].

Nel 2015 esce il libro-omaggio Mia Martini. Almeno tu nell’universo (Imprimatur), scritto da Salvatore Coccoluto, con interviste inedite a Leda Bertè, Enzo Gragnaniello, Mimmo Cavallo, Adriano Aragozzini, Gianni Sanjust. Nello stesso periodo Leda Berté, sorella maggiore della cantante, lancia una raccolta fondi per la realizzazione di un film sulla vita di Mimì.[48]

Il 18 maggio 1995 la trasmissione Temporeale condotta da Michele Santoro, in onda su Rai 3, dedica una puntata alla cantante appena scomparsa: al programma partecipa anche Carmen Consoli, giovane cantautrice, all’epoca del tutto sconosciuta. Il successivo 20 luglio, Rai 2 trasmette Mille voci per una voce: alla commemorazione, organizzata dal Comune di Lamezia Terme e da Ruggero Pegna e condotta da Andrea Giordana e Myriam Fecchi davanti a cinquantamila persone, partecipano numerosi artisti del mondo della canzone, tra cui Pierangelo Bertoli, Bruno Lauzi, Peppino Di Capri, Mariella Nava, Rosa Martirano, Mimmo Cavallo e altri ancora.

Nel 1996 Paolo Limiti conduce su Rai 3 Ciao Mimì, dove vengono riproposti filmati di repertorio, unitamente alle testimonianze in studio di Dori Ghezzi, Enzo Gragnaniello, Alba Calia, Luciano Tallarini, e in collegamento Loredana Bertè e Marisa Laurito. Dal 1996 ad oggi, Rete 4 ha mandato in onda, in varie fasce orarie, una serie di speciali televisivi a cura di Paolo Piccioli: Chiamatemi Mimì, Notte Mimì, Mimì sarà, Le canzoni di Mia Martini eccetera, con tutti i passaggi televisivi presenti negli archivi Mediaset, o intercettati nelle tv estere.

Nel 2000 la trasmissione di Giovanni Anversa, Racconti di vita, dedica una puntata alla figura di Mia Martini, con le testimonianze della sorella Olivia Bertè, dell’amica e corista Aida Cooper, degli autori Bruno Lauzi e Dario Baldan Bembo, e con Pippo Baudo e Menico Caroli, biografo della cantante. Molti sono i tributi televisivi mandati in onda per il decennale della morte di Mia Martini (2005): uno Speciale Tg1 a cura di Vincenzo Mollica con filmati di repertorio e interviste a Loredana Bertè e Renato Zero; una puntata speciale de La storia siamo noi di Giovanni Minoli intitolata Mia Martini – Storia di una voce. Rai 2 manda in onda uno speciale Tg2 Dossier, su Mia Martini, Gabriella Ferri e Dalida (Voci spezzate), e ben due puntate della trasmissione Successi di Stefania La Fauci, con le testimonianze, tra gli altri, di Mietta, del discografico Lucio Salvini e di Menico Caroli.

Durante la terza serata del Festival di Sanremo 2010, dedicata alla storia e ai sessant’anni del Festival, Fiorella Mannoia ed Elisa cantano insieme Almeno tu nell’universo in ricordo di Mia Martini.

Il 22 dicembre 2012 va in onda in prima serata su Rai1 Per sempre Mia, quarta e ultima puntata del ciclo I grandi della musica; il 31 luglio 2015 la trasmissione viene riproposta nuovamente in prima serata. Tra gli ospiti partecipanti: Loredana Bertè, Mietta, Marco Masini, Enzo Gragnaniello, Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo[49].

Il 18 dicembre 2018 viene annunciato con la pubblicazione del trailer il film Io sono Mia, incentrato sulla sua vita, dove l’attrice Serena Rossi interpreta la cantante. Il film biografico viene distribuito nelle sale cinematografiche dal 14 al 16 gennaio 2019[50], mentre per la televisione, è trasmesso su Rai 1 il 12 febbraio 2019, ottenendo un clamoroso riscontro di pubblico, con 7.727.000 spettatori e il 30.98% di share.[51] Il giorno seguente, 13 febbraio 2019, esce nei negozi il DVD del film.

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