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Milan che fatica al Bentegodi – Cori a Kessie :vergogna foto

Ivan Juric, mai disciplinatamente fermo dentro la sua area tecnica durante la partita, ha tutto il diritto di prendersela con il destino malvagio. Lo fa con una certa serenità, comunque: «Partita decisa dall’espulsione, alla fine. Finché siamo stati in parità numerica abbiamo giocato bene e se il risultato non va posso affermare che la prestazione è stata positiva. Ho visto lo spirito che ci serve, Verre in particolare mi è piaciuto e sono certo che possa ancora crescere parecchio. Alcuni ragazzi pagano l’inesperienza, il fatto di non aver mai giocato prima nel campionato italiano».

Avrebbe potuto serenamente pareggiare contro il Milan, che invece si porta via i tre punti, quello che gli serviva per non andare in crisi di panico. Marco Giampaolo è lontanissimo dall’essere soddisfatto dei giocatori, del modo in cui la squadra materializza i suoi pensieri di calcio e soprattutto continua, a parte la scelta di infilare Rebic al posto di un Paquetà che si smarriva ogni due passi, a giocarsi le vecchie carte. E gli acquisti? Possiamo persino interpretarla come una lettera aperta alla società. Ma lui scrolla le spalle e pensa ad altro. «Penso alla squadra che fa sempre ciò che le chiedo. Io me ne accorgo negli allenamenti, se non fosse così lo direi. Abbiamo margini di miglioramento, perché tanti giocano individualmente mentre io voglio vedere quello che ciascuno può dare al collettivo». Ha operato soltanto una sostituzione, Rebic appunto. Spiega così, Giampaolo: «Non ho fatto cambi perché la squadra stava giocando bene».
Piatek, in gol per la prima volta in questa stagione, dopo il rigore si è portato il dito alla bocca. Basta con le chiacchiere su di me e sul mio impegno, intendeva. Per Giampaolo però il giocatore non intendeva essere polemico: «Almeno non credo. Non è uno che fa confusione. Lotta, si sbatte, è un ragazzo a posto». Non può dire di aver visto un bel Milan, ma neppure si dispera. «Nel secondo tempo abbiamo giocato come dovevamo giocare, alzando Suso e Rebic, usandoli per esercitare pressione sulle linee. La vittoria ci aiuta a lavorare. Non nascondo la polvere sotto il tappeto, non mi rifugio dietro il risultato. Ci sono cose da migliorare e le spiego alla squadra».
E’ che questo campionato è difficile, forse più del previsto. «Le squadre hanno cambiato mentalità, sono tutte più agguerrite. E poi c’è il Var che ha tolto i dubbi quando club meno celebri giocano contro le grandi. Nessuno ha più timori reverenziali. Sono fiducioso perché vedo che tutti lavoriamo per completare il nostro mosaico». Qualche amarezza per i cori di scherno che hanno investito Kessie. Non molti, ma ci sono stati. Cori ingiustificabili cominciati dopo qualche protesta dell’ivoriano e l’espulsione di Stepinski. «Inqualificabili», li ha definiti Giampaolo.

Decisivo Krzysztof Piatek, 24 anni, è alla sua seconda stagione nel Milan dove è arrivato lo scorso gennaio. Non segnava dal 19 maggio, contro il Frosinone a S.Siro. E’ il 12° gol da milanista in 24 partite. In basso i due rossi: a Stepinski e nel finale a Calabria

Il Verona in 10 lotta con generosità Decide un rigore, il Milan resta in scia della capolista. Buu contro Kessie

Il Milan che sfiancato e scosso riesce a portarsi a casa i tre punti, tutto ciò che gli serviva, da un Bentegodi carico di gente e convinto di sé stesso non è un Milan vecchio, tutt’altro, ma è un vecchio Milan, inguainato nella regia di Lucas Biglia, che non giocava dal 6 maggio. Però a Verona ha segnato il primo gol in Italia, quando stava nella Lazio, e anche l’ultimo, a marzo contro il Chievo, e sapete come vanno queste cose, quando le idee cominciano a scricchiolare ci si aggrappa a tutto. Giampaolo si aggrappa agli uomini ai quali ha avuto il tempo di insegnare ciò che sa e si tiene seduta accanto un’intera batteria di nuovi acquisti, cioè Bennacer, Leao, Rebic, Theo Hernandez, Krunic e Duarte.

E gioca come aveva giurato non si sarebbe mai rassegnato a fare, tentando di lanciare Piatek verticalmente. Non vuole faccia il pirata, però Paquetà e Suso sono lì dietro ad agitare le acque e a far corrente per il polacco. Siccome non bisogna mai dar troppa soddisfazione ai giocatori testardi, quantomeno tiene Paquetà vicino a Suso e affolla la zona alta con Kessie, così Piatek di tanto in tanto capisce che deve tornare dietro e fare spazio, ottimo pretesto per spingerlo a scambiare qualche pallone.
Solo che in questo modo il Verona può pressare, riprendersi il gioco, verticalizzare e trovare stratosfere dietro Calhanoglu e Biglia. Non se ne fa granché, ma intanto mentre il Milan a stento tira in porta (una volta in tutto nel primo tempo) i ragazzi di Juric riescono ad allargare il gioco fino a consentire a Zaccagni prima un ricamo in faccia a Calhanoglu, poi un abbozzo di rovesciata sulla quale Donnarumma deve ringraziare cielo e terra.
Insomma, il vecchio Milan non pare tanto meglio del nuovo e se non si fa male è per peccato incosciente di Stepinski, che alza la gamba ad altezza proibita fino a colpire Musacchio. Dice che era distratto. Manganiello dovrebbe cacciarlo subito e invece per farlo ha bisogno di uno sguardo al Var, per quanto rapido. A quel punto sì che Giampaolo può riversare i suoi in avanti (del resto Suso aveva già provveduto a piazzarsi sulla linea di Piatek) e guardarli comunque infeltrirsi addosso alle due linee bassissime costruite al volo da Juric. E vederli pure penare sugli scatti di Verre, cavaliere solitario che quasi infila Donnarumma giocando di prestigio su un pallone lunghissimo azzardato da Rrahmani.
Bisognava cambiare, inventarsi un Milan nuovo, e bisogna ammettere che Giampaolo riesce a farlo inserendo Rebic, cambio annunciato ma magari non per Paquetà, incapace di creare alcunché. E va bene, giocano con l’uomo in più, però il Milan rimodellato intorno al croato comincia ad acquisire un senso, almeno una massa. Gli prendono i dieci minuti all’inizio del secondo tempo e stritola ciò che resta del Verona nella sua area. Colpisce un palo, ne incassa anche uno, però attacca e ne viene a capo portando più uomini possibile in zona utile – ecco il senso di Rebic – finché Calhanoglu triangolando con Piatek non sbatte il pallone sul braccio di Günter. Mette dentro il rigore Piatek, al primo gol stagionale atteso come la risposta di un oracolo. Ci sarebbe anche il secondo, senonché Silvestri ha già le mani sul pallone e il polacco lì sì che fa il pirata nel senso meno poetico. Juric non la molla, mette dentro Di Carmine e Pessina che corrono e quasi la riprende per i capelli, facendo buttare fuori Calabria all’ultimo respiro. Il Verona, fino a ieri imbattuto, ha questo merito di non cedere mai. Il Milan si prende la seconda vittoria di fila, se la fa bastare ma sa benissimo che deve farsi diverso, quando al derby mancano appena sei giorni. Non che gli manchi la gente per cambiare, se solo giocasse.  ù

fonte:corrieredellosport

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