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Libri. Successo di Luciano Galassi con “TOMO TOMO, CACCHIO CACCHIO L’estrosità delle trasgressioni linguistiche napoletane”.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Ancora successo per Luciano Galassi. Vendutissimo il suo ultimo libro “TOMO TOMO, CACCHIO CACCHIO L’estrosità delle trasgressioni linguistiche napoletane”.

Per recensire l’ultima fatica dello scrittore Luciano Galassi ci vorrebbe un maestro della critica e un conoscitore di affabulazioni, perché “TOMO TOMO, CACCHIO CACCHIO L’estrosità delle trasgressioni linguistiche napoletane”, edito da Phoenix Publishing, è una perla di conoscenze intime e intestine, venali e voluttuose, verticistiche e ctoniche del registro della lingua napoletana, che incredibilmente regge per colore e sintesi.
Luciano Galassi, dirigente d’azienda a riposo, è appassionato di enigmistica, letteratura italiana del ’900 e napoletanistica. Con la casa editrice Kairós ha pubblicato i testi ’O mellone chino ’e fuoco, Acqua ’e maggio, Le zandraglie, Mannaggia Bubbà, Asso ’e coppe, Chianette e carocchie, Cucozze e caracazze, Figlio ’e ’ntrocchia, Nonna nonna, nunnarella; la raccolta di racconti Sigma più, Venere all’incanto e il romanzo 101 sfumature di eros.
Nel 2015 per Guida-Kairós sono usciti Salùtame a sòreta e la nuova edizione, riveduta e ampliata, di Wellerismi napoletani.
Pubblico numeroso nella mattina del 21 settembre per la presentazione alla libreria “IOCISTO”, centro attrattivo vomerese, in una Napoli sempre più invasa da turisti.
Il turpiloquio si poggia su un linguaggio trasgressivo e riflette i sentimenti più immediati di comunicazione ad oltranza, rabbia, riscatto, rivalsa, volontà di offendere.
Da segnalare che è anche strumento incredibilmente dialettico e nettamente persuasivo.
Può essere arma di incursione e di offesa, nonché di difesa.
Il nuovo saggio di Luciano Galassi illustra ai napoletani e a chi ama i napoletani come usare il turpiloquio, che è espediente linguistico, talvolta, efficace e, talvolta, matassa inestricabile.
Artificio eloquente, accorgimento mirato, stratagemma rivelatore, trovata eccelsa, trucco mirato, astuzia funambolica e altro ancora si somma per poter corroborare e tingere concetti sommi, precisare espressioni, annullare stereotipi e anche rivoluzionare consolidati modi d’espressione.
Il lazzo, lo sberleffo, la caricatura e la forzatura attingono a quanto di riservato o nascosto c’è nel nostro corpo e nelle sue varie regole e funzioni e la trasmutazione di un senso corporale si trasforma in oggettività di spasso.
Napoli è nobilissima e finissima nelle canzoni, ma riesce a “caricare” nella vita quotidiana assunti linguistici pesanti derivanti dal “parlare grasso”.
Si tramandano, da generazioni, modi di dire e nelle produzioni letterarie, dal ’500 ad oggi, si ritrovano, grazie a firme di peso, se non di alto livello.
Da ricordare Filippo Sgruttendio fino ad arrivare al recente Inferno della poesia napoletana di Angelo Manna e a quello, recentissimo, con lo stesso titolo, di Federico Salvatore, per cui chi scrive qui ha redatto un passo di commento iniziale ed anche presentato nella sede dell’editore Gallina.
Luciano Galassi, magnifico cultore anche di questo declinante segmento, ma ancor vivo, della lingua partenopea, ha intensamente ricercato e ampiamente riordinato uno spaccato sfacciato.

Maurizio Vitiello

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