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Castellammare . Condanna a Imparato per il falò dell’Immacolata col pentito

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Il papà in carcere da qualche giorno e lui condannato per il falò della camorra contro i collaboratori di giustizia. Si è chiuso ieri, con il rito abbreviato, il processo a Francesco Imparato, 24 anni, figlio di Michele «zì Peppe» e nipote del capozona del rione Savorito di Castellammare di Stabia, Salvatore «’o paglialone», ritenuto il vero regista del «fucaracchio» dell’Immacolata stabiese che inneggiava alla camorra scrive Dario Sautto su Il Mattino di Napoli . Lo scorso 7 dicembre, insieme ad almeno altri quattro ragazzi del «bronx Faito», Imparato junior partecipò all’organizzazione del falò illegale sotto casa, incendiando un manichino impiccato e uno striscione intimidatorio che recitava testualmente «così muoiono i pentiti, abbruciat».
LE INDAGINI
Ieri pomeriggio, il gup del tribunale di Napoli, Tommaso Perrella, ha accolto le richieste avanzate dal sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta, che ha rappresentato la Direzione distrettuale Antimafia di Napoli nel processo con rito abbreviato al solo Francesco Imparato, che dunque è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso.
Per lo stesso reato, tra una settimana saranno di nuovo in aula con rito ordinario, dinanzi al tribunale di Torre Annunziata gli altri due maggiorenni che sono stati identificati dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia (guidati dal capitano Carlo Venturini e dal tenente Andrea Riccio) come gli autori del messaggio contro i collaboratori di giustizia appena due giorni dopo la maxi operazione anticamorra «Olimpo» il blitz della polizia che ha spodestato i vertici di quattro clan di camorra D’Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra con l’arresto eccellente dell’imprenditore Adolfo Greco, ex braccio destro di Raffaele Cutolo. I due «aiutanti» di Imparato, Fabio Amendola, 31enne con piccoli precedenti, e il 18enne Antonio Artuso, si stanno difendendo a processo, assistiti dall’avvocato Francesco Schettino. Altri due ragazzi non hanno ancora 18 anni e stanno attendendo sviluppi del procedimento avviato dalla Procura per i Minorenni di Napoli.
Durante il processo ad Amendola e Artuso, saranno ascoltati una decina di testimoni. Nella lista dell’accusa ci sono anche il sindaco di Castellammare, Gaetano Cimmino, e Ciro Marciano, in arte Tony Marciano, cantante neomelodico che con le sue canzoni aprì la festa del falò della camorra, ringraziando il boss «Salvatore della Faito per aver reso possibile tutto questo» prima di iniziare la sua esibizione.
IL RACKET
Nel frattempo, «quel» Salvatore è finito in carcere, perché coinvolto insieme al fratello Michele Imparato nell’inchiesta sullo spaccio nel rione e sul racket degli estintori, con i sistemi antincendio imposti secondo l’Antimafia a decine di aziende di Castellammare e dintorni, con la revoca di ditte concorrenti. Tutto accadeva perché a presentare il prodotto era proprio Michele Imparato, assunto da una ditta antincendio per ottenere la libertà con la sorveglianza speciale. La stessa azienda avrebbe, poi, gestito la sicurezza della festa dei «fucaracchi» dell’Immacolata stabiese nel 2017.
Insieme ai due fratelli boss, in carcere sono finiti Nicola Capasso (ritenuto il fornitore di stupefacenti di Secondigliano) e i vari pusher dell’Aranciata Faito: Gregorio Cesarano, Giovanni Di Maio, Giovanni Longobardi «’o malommo», Francesco Massa «Faruk», Silvio Onorato e Ciro Amodio. Obbligo di dimora fuori dalla Campania per Pasquale Cabriglia, Catello D’Auria e Domenico Fortunato, quest’ultimo imprenditore del settore antincendio.

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