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Arte contro gli stereotipi napoletani nel giorno di San Gennaro

Sofia Ginevra Giannì è un’artista partenopea, classe 1991, che dieci anni fa si è trasferita a Londra con il sogno di diventare una fashion designer. Alcuni la definiscono un’esperta interprete della cultura contemporanea cittadina, e sui social si fa chiamare @sagg_napoli. Oggi 19 settembre per Napoli non è un giorno qualsiasi ma il giorno per eccellenza forse più del Natale, è, infatti, quello dedicato al Santo Patrono, San Gennaro, che suo malgrado è diventato nei secoli anche il simbolo di quell’oleografia stucchevole che da sempre accompagna l’ex capitale borbonica che Sagg Napoli con altri artisti cerca di contrastare, non a caso il loro motto sui social è “Use my city as a theme park I cancel you. My culture as a costume I cancel you “, “Se usi la mia città come un parco giochi e la mia cultura come un costume, ti cancello”. L’intento è quello di liberare Napoli da tutti quei luoghi comuni che offrono di questa città un’idea se non falsa quantomeno faziosa tanto è vero che a questo proposito molti tra loro si rifanno al concetto che Edward Said ben ha espresso nel suo famoso saggio ” Orientalismo” (1971) proponendolo in una nuova chiave di lettura della realtà napoletana. In sintesi Said sosteneva che l’Occidente narrava l’Oriente costruendone un concetto artificiale che nulla aveva a che vedere con la realtà, come sosteneva Gramsci era una ricostruzione parziale, mistificatoria e priva di fondamenti oggettivi, così come ad esempio la Napoli descritta oggi in Gomorra descrive il fenomeno camorristico attribuendolo all’intera città mortificando di conseguenza di questa stessa città tutte le eccellenze che invece ha e che meriterebbero la stessa “pubblicità” che invece hanno pizza, spazzatura e camorra. Domani, 20 settembre, Sagg Napoli parteciperà a un vernissage da “Fonti”. La collettiva di cinque artisti oltre alla ventottenne Sofia Ginevra Giannì vedrà impegnati Maurizio Esposito, Gianluca Panareo, Sven Sachsalber e Costantin Thun e sarà intitolata, come il romanzo di Gennaro Ascione, “Vendi Napoli e poi muori”. L’organizzazione invece è stata affidata a Lorenzo Xiques.
Luigi De Rosa

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