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Napoli. Dottoressa del 118 aggredita a pugni “Non mi arrendo”

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Richiamata di notte in pronto soccorso, in consulenza, dal reparto di chirurgia dove era intenta a curare i suoi malati, una dottoressa, la 52enne Adelina Laprovitera, è stata brutalmente aggredita dai familiari (due donne) di un paziente giunto in ospedale per una ferita ed ha riportato la rottura del setto nasale e della mascella. Aveva solo chiesto ai familiari di uscire dalla stanza per poter visitare l’uomo. È accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì al San Giovanni Bosco, un luogo di cura che definire trincea è poco per rendere l’idea della frequenza e gravità degli episodi di violenza che si susseguono da anni in quell’ospedale e che risentono fortemente del tessuto sociale degradato dei quartieri di riferimento. Episodi gravi e ripetuti che fanno il paio con i numerosi casi di sabotaggio e con i chiari tentativi di inquinare la vita professionale e assistenziale che si svolge all’interno della struttura sanitaria da parte della criminalità. Una questione diventata di ordine pubblico, ma finora affrontata col fioretto. La notizia, riportata ieri dal quotidiano Roma, ha avuto una vasta eco tra politici, amministratori e addetti ai lavori della sanità campana.
IL GOVERNATORE
A commentare l’accaduto è intervenuto anche il presidente della Regione Vincenzo De Luca. «Desidero esprimere la mia solidarietà e vicinanza alla dottoressa dell’ospedale San Giovanni Bosco che ha subìto la scorsa notte una vile e gravissima aggressione – avverte il Governatore – ancora un atto di violenza nei confronti di un medico che sta svolgendo con impegno e dedizione il proprio lavoro, e ancora nel pronto soccorso dell’ospedale. Solidarietà anche all’intero personale medico e sanitario che lavorano nel presidio. Ancora una volta ricordiamo che da oltre un anno abbiamo presentato la richiesta formale, tramite la Prefettura, per l’istituzione di un posto di polizia al San Giovanni Bosco. Sono episodi non più tollerabili».
IL MANAGER
Ferma anche la posizione del manager della Asl Ciro Verdoliva che ribadisce che «l’Asl è e sarà al fianco della dottoressa. Ci costituiremo parte civile assicurando, tra l’altro, il supporto legale alla nostra dipendente». Verdoliva annuncia tolleranza zero: «Chi ha sbagliato si aspetti ora conseguenze molto serie. Questa aggressione – aggiunge il manager – è un gesto vile e indegno. Appena ho appreso i fatti ho chiamato la dottoressa che ha meritoriamente continuato a curare un altro paziente da ricoverare prima di farsi medicare e chiedere di essere sostituita. Le ho personalmente garantito che l’azienda sarà al suo fianco anche in tribunale. Niente può giustificare quanto accaduto». La dottoressa dovrà essere operata e ne avrà per almeno 30 giorni: «Queste persone stanno distruggendo la sanità ha detto la professionista aggredita – non solo hanno arrecato un danno a me personalmente, ma all’intera società in quanto i medici che mi sostituiranno saranno costretti a fare i salti mortali per tenere sotto controllo reparti e pronto soccorso.
LE REAZIONI
Oltre alla solidarietà all’indirizzo della collega vittima di una inaccettabile violenza Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, punta il dito sulla lentezza e l’inerzia della politica nazionale. «Il prossimo Governo – avverte il leader dei medici partenopei – chiuda la questione della legge che inasprisce le pene ovvero si prepari ad affrontare l’onda d’urto dei camici bianchi che non ne possono più di sopportare e subire atti di questo tipo». Il primo a denunciare quanto avvenuto al San Giovanni Bosco è stato il consigliere municipale Alessandro Gallo: «Questa attitudine alla violenza in ospedale si radica nell’idea, in certi tessuti sociali, che chi è più brutale e incivile tanto più è degno di rispetto. In realtà si tratta di viltà e ignoranza e di uno schiaffo a chi fa il proprio dovere con abnegazione». A dire basta alle aggressioni ai medici è anche Flora Beneduce, medico, e consigliere regionale di Forza Italia che chiede di attuare la mozione approvata in Consiglio regionale a sua firma che impegna il presidente della Giunta a fornire indicazioni ai direttori generali delle Asl per la predisposizione di una mappatura dei punti critici per un piano di sicurezza nei presidi. Parla di «emergenza nazionale» il parlamentare presidente del comitato legislativo della Camera, Paolo Russo, che chiede conto dei piani aziendali per la prevenzione del rischio violenza ed aggressioni». E la vicepresidente della Camera Mara Carfagna esprime «vicinanza e solidarietà alla dottoressa»: «La necessità di tutelare e difendere i medici italiani si sta trasformando in urgenza».
POSTO DI POLIZIA
A rilanciare la richiesta di istituire posti di polizia in tutti i pronto soccorso teatro di violenze sono infine i consiglieri regionali di maggioranza Francesco Moxedano e Francesco Emilio Borrelli, componenti della commissione Sanità. Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza Gennaro Napoletano, responsabile del Pronto soccorso del San Giovanni Bosco di Napoli. vEttore Mautone Il Mattino

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