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Incanti di Luna al Castello

Questa sera, alle ore 21, a Sicignano degli Alburni rècital del chitarrista Gianluigi Giglio che incontrerà la voce recitante di Franco Arminio

 Di OLGA CHIEFFI

Sarà il poeta paesologo Franco Arminio in duo con la chitarra di Gianluigi Giglio ad inaugurare, questa sera, alle ore 21, i concerti al Castello Giusso Del Galdo di Sicignano, una tre giorni affidata al pianista Costantino Catena. Il verso di Franco Arminio andrà a incrociarsi con una variegata scaletta che Gianluigi Giglio ha raffinatamente allestito. S’inizierà con il Preludio BWV 998 di Johann Sebastian Bach una delle più brillanti pagine, indicato dallo stesso Bach “pour la Luth o Cembal”, degli anni 1740-1745 circa, conservato autografo a Tokio. Le tre sezioni che compongono il brano devono essere considerate probabilmente come una suite mutila, nel gusto francese; dopo la canonica sequenza preludio e fuga (il preludio di tipo improvvisatorio, la fuga ovviamente di scrittura rigorosa), la terza sezione avrà il carattere di una «courante». Si procederà con Fernando Sor e il suo Caprice op.50 “Le calme”, dall’armonia abilmente e sorprendentemente variata. Nascita dello stile flamenco e il duende dell’arte con Jiuliàn Arcas e il suo  Bolero Y Soleà, prima d’incontrare Miguel Llobet e la prima parte del Canciones Populares Catalanas con  l’arrangiamento di “El testament d’Amelia”, che mostra il suo uso innovativo della tavolozza tonale della chitarra, e ancora una canzone natalizia tradizionale catalana, “El noi de La Mare”, resa famosa fuori dalla Spagna da Andrés Segovia, che eseguiva questa  trascrizione come bis. La chitarra, che prima era accompagnamento per i balli e per il divertimento lungo le strade della Catalunya, assurge con Llobet a un livello nuovo e ben più nobile, non più meramente festaiolo ma degno di accostare la propria voce a quello degli altri strumenti classici. Porgeranno l’orecchio alla sua chitarra, durante il soggiorno a Parigi nei primi del ‘900, Stravinskij, Albéniz e Debussy. Il portrait di Llobet si concluderà con l’esecuzione di un’ultima una canzone tradizionale catalana, composta da un autore anonimo del XVIII secolo, chiamata Cançons de bandolers, che nelle Canciones populares catalanas del grande virtuoso diventa “Cançò del lladre”, disadorna ma colta nel suo arrangiamento, l’ultima trascrizione di Llobet per chitarra. Llobet fu definito impressionista. E non è un caso, che sia stato scelto, dal compositore Manuel De Falla, suo coetaneo e una delle figure principali nell’impressionismo musicale, per la prima esecuzione dell’ultimo brano in programma “Piece de guitarre ècrit pour le tombeau de Debussy”, datato 1920, una danza lenta strutturata su ritmo di habanera dove si può immaginare di toccare il pensiero del dolore e la purificazione della morte. Ritenuto una delle più belle opere della letteratura per chitarra classica moderna, l’homenaje, si pone a metà strada tra le memorie popolari come il canto Jondo, e la scrittura del tempo con la citazione finale de’ “La soirée dans Grenade di Debussy”.

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