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Ravello Festival e il Felicori “commissario”, l’Auditorium Oscar Niemeyer e De Masi, poi Villa Rufolo

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Ravello da sola crea più notizie di tutti in Costiera amalfitana ultimamente, ma anche polemiche, discussioni, interventi su giornali regionali e nazionali, come l’ultimo di De Masi sul Corriere del Mezzogiorno.

A una informazione “fast food” fatto di botta e risposta, di attacchi e interventi che rafforzano tali attacchi, della corsa a ribattere, vorremmo, forse andando controcorrente rispetto a come si intendono i giornali online, presi dalla affannosa ricerca del tempo reale, andare in contro tendenza ogni tanto. Si può e deve essere “Slow”, oggi ci pensano i social network, facebook, twitter, Instagram a fare le anteprime che poi sui giornali anteprime non sono più. Occorre anche fermarsi un momento a riflettere ogni tanto.

Cominciamo con il Ravello Festival di Felicori. Cominciamo a dire che Felicori è un commissario e la sua principale occupazione non dovrebbe essere organizzare il Festival, ma altro.

Felicori, come richiesto dal sindaco Salvatore Di Martino, e’ stato nominato da De Luca, Governatore della Regione Campania, per sistemare lo Statuto della Fondazione Ravello per farla ripartire. Aveva sei mesi per un adempimento che poteva esaurirsi in molto meno, figurativamente in “quarantottore” , come è stato detto. Ma i sei mesi sono passati e tutto rimane fermo.

Poco interesse e poco coinvolgimento in questo Ravello Festival non è solo colpa dei ravellesi. Ricordiamo le passate edizioni, per cui per ben due anni ho diretto il giornale Ravellotime, scritto in inglese e italiano, la traduttrice era madrelingua figlia di giornalisti, con la cooperativa editoriale Cometer fatta di giornalisti del territorio ( Amodio, De Stefano, Sannino, il fotografo Giovanni Russo, Michaelangelo Nasto ) che si è occupata dell’ufficio stampa.

Intanto rispondiamo ai detrattori che noi non siamo eterodiretti e non parliamo perché oggi ci occupiamo di Ravello. Ci occupiamo di Ravello da oktre 30 anni.
Abbiamo fatto l’ufficio stampa a Ravello nella Fondazione Ravello e diretto anche il primo giornale online , telematico e cartaceo, della Città della Musica, dell’azienda di Soggiorno e Turismo,

Inoltre ribadiamo che il coinvolgimento della popolazione e dei media deve essere spinto dal Ravello Festival stesso.

All’epoca il coinvolgimento era anche “creato” da eventi di qualità, ma anche da un lavoro mediatico enorme , fatto da uno staff, in parte ancora in forza al Festival, non indifferente.

Il Ravellotime era distribuito via mail a tutte le attività e portato anche fisicamente negli alberghi , in piazza, nei bar e in Costiera . Come erano diffusi dappertutto depliant, volantini, un opuscolo del Ravello Festival con gli eventi, iniziative collaterali negli alberghi e nei giardini, mostre , in piazza c’era anche un grosso cartellone con gli eventi del giorno. C’era un’aria di festa e di coinvolgimento sempre.

Ora di tutto questo rimane in gran parte poco, carta stracciata, come sono stati stracciate miseramente le locandine dei passati festival dal tunnel. Insomma , ci sembra chiaro che una cosa è gestire un “bene” materiale come la Reggia di Caserta, altra cosa è gestire un “bene” immateriale come un Festival , che è un evento che deve avere una organizzazione strutturata e pervasiva e sopratutto creare entusiasmo, che non c’è.

Questa è una riflessione che fa chi frequenta , bene o male, il Festival dall’inizio e ci ha anche lavorato. Non vogliamo fare consulenze a nessuno, ma se volessimo criticare e basta non daremmo anche delle soluzioni, che poi sono nella storia stessa di questo Festival, sono soluzioni da prendere a modello , lavoro di chi prima di noi ha avuto le idee e organizzato la cosa al meglio e andrebbero riprese visto che ebbero successo.

Non entro nel merito della qualità e di altri problemi interni, di calo di vendita di biglietti ed altro, vorremo che le nostre fossero prese come critiche costruttive per il futuro, anche noi ci stiamo facendo vecchi, ma per avere un futuro migliore bisogna partire dalle proprie radici.

Su De Masi che dire, ho sempre , e continuo ad avere, una grande stima per il prof, ma sull’Auditorium Oscar Niemeyer si sbaglia, forse è rimasto all’epoca della costruzione, quando effettivamente Di Martino, su presupposti razionali e giusti, era contro.

Ma il sindaco Di Martino , oggettivamente, si sta dimostrando responsabile verso le future generazioni e ha fatto tutto il possibile, e l’impossibile, con le proprie forze, per mettere a regime l’Auditorium, che ha ereditato in condizioni disastrose, per far si che sia funzionale, per realizzarci degli eventi e, sopratutto, farci formazione , con un progetto davvero interessante.

Pensare che da solo il Comune di Ravello possa gestire l’Auditorium è da folli, senza le risorse necessarie. Bisogna essere onesti, questo vale per chiunque sia al governo, per evitare che sia una cattedrale nel deserto l’unica possibilità è quella di mettere in rete i beni della città con l’Auditorium Oscar Niemeyer, Palazzo Episcopio e Villa Rufolo. È quello che ha chiesyo con lungimiranza Di Martino. Ed è quello che doveva fare da subito Felicori, che avrebbe avuto il nostro plauso, come lo ha avuto per Caserta, senza far passare ben oltre i sei mesi concessi inizialmente e rimanere per altri sei mesi.

Ora anche Villa Rufolo che c’è da dire. Secondo Amalfitano si è dato da fare per Villa Rufolo . Il recupero di beni storici per la Villa, la valorizzazione della Torre, gli eventi culturali e sociali che sono tanti. Villa Rufolo viene tenuta con cura e passione, riceve continui apprezzamenti, non crediamo che ci sia qualcuno che la conosca meglio e abbia fatto di più per essa.

Il caos e la volgarizzazione colpiscono Ravello? Questo è un argomento ad ampio spettro, stanno colpendo tutte le localià turistiche, da Venezia , alle Cinque Terre, a Sorrento c’è il coprifuoco con risse in piazza, la Statale Amalfitana è un groviglio di lamiere di bus, la “scostumatezza” è diffusa. Ravello si difende meglio di altri comuni, ma contro la volgarità , a volte proveniente da matrimoni miliardari, di gente quindi “per bene”, che si deve fare? Chiudere il paese? Le contromisure, mi pare, sono state prese, a differenza di altri paesi.

Siamo sommersi tutti, da Positano a Vietri sul mare, da autobus e folle oceaniche , che vedono in noi l’ Eldorado e intanto lo distruggono . A questo punto il numero chiuso e un demarketing della Costiera forse potrebbe essere una soluzione, chi riesce a fermare l’onda si salverà.

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