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IL PROFESSORE SALVATORE FERRARO HA COMPIUTO 82 ANNI.

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Una vita intera ,dedicata alla cultura ,all’insegnamento e alla storia della Penisola Sorrentina.

 

Salvatore Ferraro, nato a Milano nel 1937 ,a causa degli eventi bellici è sempre vissuto a Vico Equense. Dichiara in un’intervista a Giuliana Gargiulo pubblicata sul “Roma” del 15 settembre 2011: «Per caso sono nato a Milano dove mio padre, partito da Vico Equense con la valigia di cartone legata con lo spago, era andato per lavoro. Primogenito, con una sorella, sono cresciuto in una famiglia borghese di impiegati, senza seguire i genitori a Milano per restare a Vico dove sono stato educato dai Padri Gesuiti. Ho diviso la mia infanzia e adolescenza tra la strada e il castello Giusso di Vico, dove c’era il Noviziato e, pur amando giocare, ho sempre studiato».

Laureato in Lettere Classiche, si è dedicato per quarant’anni all’insegnamento: dopo aver insegnato Lettere alla Scuola Media di Capri, Meta e Vico Equense e al Nautico di Piano di Sorrento, è stato ordinario di Latino e Greco al Liceo classico “Publio Virgilio Marone” di Meta e, infine, per venti anni al Liceo classico “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, diretto per molti anni dall’indimenticabile preside Antonio Carosella.

Intellettuale, ispettore onorario per i Beni Culturali ed Ambientali, uomo di profonda conoscenza, senz’altro uno dei rappresentanti più autorevoli della cultura in Penisola Sorrentina e nella Provincia di Napoli, ha svolto una incessante attività a tutela del patrimonio archeologico, storico, artistico e architettonico della Penisola sorrentina, con numerose e preziose ricerche e pubblicazioni.

Nella stessa intervista dichiara:«Senza cultura un uomo è uno sradicato. La cultura è l’anima dell’uomo, quando manca si è senza radici. La lettura dei classici è importante. Tra i tanti problemi dei nostri anni, oggi c’è un calo dello studio di Dante, anche se Roberto Benigni, con le sue letture, l’ha riportato in alto. Nonostante ciò a scuola si studiano pochi canti… Purtroppo i presidi non controllano gli insegnanti e i loro insegnamenti…».

Accademico Pontaniano, afferma con orgoglio: «Fanno parte dell’Accademia che risale a Pontano duecentocinquanta persone. Il riconoscimento avuto è il bilancio di una intera vita. Sono rimasto sorpreso dalle tante lettere ricevute, tra cui quelle del senatore Raffaele Lauro e di Agnello Baldi, e naturalmente la comunicazione di Carlo Sbordone».

In occasione del suo ottantesimo genetliaco diversi sono stati gli attestati di stima. Il sen. Raffaele Lauro, in particolare, ne ha evidenziato “le doti morali, la profonda cultura, la sensibilità umana, il rigore intellettuale e la sconfinata conoscenza della storia e delle tradizioni di Vico Equense e della Penisola Sorrentina”.

Ha inoltre scritto: «Bibliofilo raffinato, umanista di rango rinascimentale, linguista puntiglioso, italianista irriducibile, docente illuminato di generazioni, marito e padre esemplare, cittadino innamorato perdutamente della terra sorrentina, il professor Ferraro appare subito, a chi lo conosce per la prima volta, un pozzo di sapienza, un intellettuale ottocentesco, un’ape operosa di biblioteca, un carattere un poco ruvido e spigoloso, ancorché uno straordinario ricercatore di preziosi documenti, come discepolo ideale di Bartolommeo Capasso e di Benedetto Croce. Conoscendolo, poi, bene, lo studioso disvela, oltre alle richiamate qualità culturali, una grande simpatia umana, una mente severa, ma aperta al confronto, per questo amatissimo dai suoi allievi, una personalità ricca, informata, aggiornata e documentata sulla vita amministrativa locale e sulla politica nazionale e internazionale, come possono testimoniare i suoi amici dei conversari quotidiani, in Piazza Umberto I.

Riesce persino a stupirti con le sue domande puntigliose sulle problematiche più complesse del nostro tempo, riguardanti internet, i new media, i social, la globalizzazione, la massificazione, la omologazione e il paventato abbandono degli studi classici da parte dei giovani. Vive, come un’angoscia personale, il pericolo che la digitalizzazione porti alla morte del libro cartaceo, del libro da toccare con mani, da accarezzare, da sfogliare e da gustare, pagina dopo pagina.

Per tutte queste ragioni, auspico che le amministrazioni locali, a partire da quella di Vico Equense, trovino il modo per esprimere una pubblica riconoscenza, un segno di gratitudine, ad un uomo generoso, il quale ha identificato, negli studi della classicità, la missione della sua esistenza, sempre pronto, disponibile ed entusiasta di condividerli con gli altri.

Per me, in più, Salvatore, oltre che parente ed amico da sempre, è stato e sono certo continuerà ad essere un maestro, una guida, un suggeritore di temi culturali, una fonte inesauribile di documenti, di libri, di saggi, di articoli di giornale, di notizie, di dettagli, di aneddoti e di consigli, ma anche un giudice implacabile, ma orazianamente sereno, dei miei eccessi di punteggiatura e del mio periodare ciceroniano».

Anche il prof. Antonio Volpe, dirigente scolastico, un suo ex-alunno, ha detto:«Sempre attivo nella difesa del patrimonio artistico e culturale delle nostre terre, ha conservato un solido legame con i suoi ex allievi. […] Ferraro ci ha insegnato la disciplina severa degli studi, un otium che non diviene mai negotium. Esempio di intellettuale umanista a 360 gradi dove la ricerca si coniuga con l’impegno civico, resta esempio insuperato di coerenza. Vecchio repubblicano, lettore di Francesco Compagna, Egidio Sterpa, Antonio Cederna, non ha mai perso i contatti con i suoi ex allievi di cui con affettuoso e severo paternalismo ne segue imprese, cadute e altari. Mai avaro di consigli, suggerimenti, sprone continuo a fare meglio.

Una cultura la sua mai accademica e ammuffita ma sempre in dialogo con la contemporaneità. Negli scaffali di una vecchia libreria sa trovare sempre quel libro che riaperto offre nuovi spunti e rinnovate interrogazioni filologicamente corrette. Il prof. Ferraro per generazioni e generazioni di studenti è stato un punto di riferimento segnando a secondo dei casi svolte positive e momenti difficili dell’adolescenza. Con la sua matita sapeva correggere non solo gli strafalcioni ma offriva una via maestra per migliorarsi di continuo. Studio come autoeducazione morale, ricerca di un perfezionamento. Oggi impera la superficialità, la sciatteria, l’approssimazione, lo scarso rigore scientifico… e la scuola vive un momento di profonda crisi. Dovremmo riscoprire quell’amore per il sapere che, a volte con rudezza ma con indubbio rigore morale, il nostro prof. ha cercato di insegnarci prima con l’esempio e poi con le parole».

Il professor Ferraro ha tra l’altro pubblicato numerosi contributi (libri e articoli) nel corso di oltre sessant’anni e continua imperterrito a svolgere le sue ricerche storiche oltre ad effettuare conferenza in vari paesi della Campania.

Da oltre 40 anni fa parte del Comitato di Redazione della “Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana”.

Lauro Gargiulo

(Tale brano è stato tratto dal libro di Lauro Gargiulo ,Personaggi di Meta e della Penisola Sorrentina ,Castellammare di Stabia, Nicola Longobardi, 2019)

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