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Le Infiorate Ravellesi. L’antica tradizione del Corpus Domini di Ravello. fotogallery

Ieri, la chiesa Cattolica, celebrava la Solennità del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, meglio conosciuto come Corpus Domini. Ogni paese, ha le sue tradizioni per celebrare questo giorno: dalle processioni, alle eucarestia cantata, dalla celebrazione della messa in una grande piazza, alla creazione di altari e composizioni floreali in giro per il paese.

Le infiorate Ravellesi, sono la tradizione più antica che Ravello ha per celebrare il Corpus Domini. Queste opere d’arte, create con i petali dei fiori, sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, e generalmente rappresentano sempre simboli legati al cattolicesimo, come il calice, la croce e tanto altro.

A Ravello, per antica tradizione, durante le processioni le prime due aste del pallio erano rette dal sindaco dei nobili e dall’eletto dei nobili, altre due erano assegnate ai nobili mentre le ultime, come inferiori e le meno degne, erano affidate al sindaco e all’eletto del popolo. Ma nel 1712 (era il giovedì santo) il regio governatore Nicola Mariconda, trovandosi in Città, asserì che le aste più degne fossero quelle che stavano indietro e perciò si rifiutò di portare quella «a mano dritta innanzi» che gli era stata offerta, tra «bisbiglio di nobili e popolo».

I popolani, infatti, non volevano soggiacere a tale innovazione mentre i #nobili temevano di offendere la preminenza che «essi hanno e che devono avere sul popolo», come era sempre successo nelle città in cui era separazione tra nobili e popolo. Il vescovo Giuseppe Maria Perrimezzi, pertanto, per non arrecare pregiudizio alle due parti, affidò le aste a sei sacerdoti e ordinò di sottoporre la questione ad un attento esame. Emerse così che «la pratica del Regno» non era uniforme e che l’usanza ravellese, comune ad altre città come Benevento, Molfetta o Crotone, doveva essere conservata.

Foto Luigi Buonocore

 

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