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Italia fabbrica di falsi follower . Guardatevi attorno e trovate dei casi anche fra la Costa d’ Amalfi e Sorrento

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Italia fabbrica di falsi follower . Guardatevi attorno e trovate dei casi anche fra la Costa d’ Amalfi e Sorrento . Pensate a Positanonews, 15 anni su internet, il primo giornale online della Costiera amalfitana e Penisola Sorrentina, e chi sta da 15 mesi che si “gonfia” sui social, una crescita poco reale e molto virtuale fatta di post e repost e di acquisti. Ma vediamo che dice Francesco Lo Dito su Il Mattino.
Patria di santi, navigatori, ma soprattutto di falsi influencer. Quando si tratta di imbrogliare sul web, l’Italia non sembra temere rivali neppure nella nuova terra promessa dei social: Instagram. Secondo una recente ricerca di Hyperauditor, il sito web che consente di smascherare i falsi follower presenti sulla piattaforma, è proprio il Belpaese a guadagnarsi la maglia nera nel mercato scintillante del social marketing di Zuckerberg. Dove in media risultano genuini soltanto il 33,34 per cento dei followers. Detto altrimenti, sette account italiani su dieci sono fasulli. Persino di più di quelli della Russia, patria dei troll dove sono falsi 68 account su cento. Abbiamo il record negativo tra gli Stati del mondo più sviluppati. In Giappone sono falsi solo la metà degli account, in Francia, Stati Uniti e Inghilterra il 57 per cento, dice Hyperauditor. Profili falsi che servono soltanto a gonfiare artificialmente l’influenza di piccole star della moda, della canzone, e della politica. O il prestigio di marchi noti e già affermati, o di brand nascenti che cercano nell’investitura del popolo anonimo (e spesso inesistente) del web, un successo planetario altrimenti inimmaginabile. Borsette, bottigliette, magliettine, costumi. L’arte del ritocco non è solo materia dell’arte fotografica digitale. E percorre a fondo, come un fiume carsico, l’intero web. Ma a differenza dell’arte del selfie, non richiede specialisti dell’estetica. Bastano modeste quote di denaro. Per qualche follower in più basta acquistare pacchetti di seguaci fantasma a prezzi contenuti. Se Facebook ha annunciato di aver rimosso 2.2 miliardi di account fake solamente nel primo trimestre del 2019, e Twitter ha perso nove milioni di utenti l’anno scorso per liberare la piattaforma da bot, spam e account problematici, Instagram è la nuova terra promessa del falso d’autore. Che ha conquistato politici, star del web ma anche big brand. Ne sa qualcosa anche una delle celebrities di Instagram più influenti del pianeta: Chiara Ferragni. Che a febbraio di quest’anno si è vista cancellare da Instagram, dalla sera alla mattina, 300mila fan problematici nascosti tra i suoi 16 milioni di followers. Ma la mannaia di Instagram è scesa anche sulla cantante Ariana Grande. Che in ventiquattr’ore ha perduto tre milioni di followers tarocchi. Al mercato di Instagram, non comprano in nero solo star e promoter. Ma anche una larga schiera di utenti, che vanno dal trapper di quartiere in cerca di fama ai big brand planetari. Su siti come serviziovirale.net si comprano 500 followers (ma reali, dice il servizio) a 6 euro e 99. Per averne 5mila bastano neanche 30 euro. Ne vuoi 25mila? Su bestfollowers.com li prendi a 166 euro, e te ne regalano per giunta altri 10mila. E su bcubeagency servono 199 euro, per avere 25mila follower nuovi di zecca su Instagram. Un business ricco. E tutto sommato alla portata di tutti. Che ha conquistato anche i grandi colossi. Secondo i dati di Points North Group, società specializzata nello screening dell’influencer marketing, la catena di alberghi di lusso Ritz-Carlton avrebbe investito budget molto elevati per promuovere tra le star del web il suo marchio. A tal punto che gli account usati per le promozioni sarebbero composti da finti fan in una percentuale iperbolica che sfiorerebbe l’80 per cento. Idem per marchi come Pampers, Magnum e Crocs, che avrebbero dato vita a un piccolo esercito di ammiratori zombie che incidono tra il 20 e il 30 per cento del totale delle truppe assoldate sui social. Del resto la palestra della politica insegna. Nessuno in Italia è senza macchia. Dall’analisi di SparkToro, tool che monitora Twitter, sarebbero finti (parliamo di account associati a bot, spam o a persone inattive da tempo) il 60% dei follower di Salvini e Di Maio, il 41,9% di quelli di Berlusconi, il 64,8% di quelli di Meloni, il 69,6 di quelli di Zingaretti e il 69% di quelli di Renzi. Comprare finti followers è facile e veloce. E a volte persino esilarante. Fece scalpore su Spotify l’anno scorso, il boom di due playlist bulgare farcite di cantanti di qualità più che modesta, e di fama ancora inferiore. Che però erano ascoltate da 1200 persone al giorno per mesi e mesi. Boom planetario. Inspiegabile tanta passione per il pop bulgaro nel mondo. Si scoprì alla fine che era stato usato un trucco abbastanza in voga nel nuovo mercato discografico: i brani erano stati collegati a migliaia di smartphone e tablet senza veri padroni, che li riproducevano all’infinito per un esercito di fantasmi. «Suonala ancora, Sam». Chiunque tu sia.

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