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Libri in uscita. Considerazioni su “Un giorno, o l’altro” di Tommaso Borrelli.

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Articolo di Pino Contarelli – Considerazioni su “Un giorno, o l’altro” di Tommaso Borrelli.

L’autore Tommaso Borrelli, nel suo romanzo prevalentemente autobiografico dal titolo “Un giorno, o l’altro”, edito dalla casa editrice Kairòs (pp. 220, euro 15,00), racconta la profonda crisi di un insegnante quarantenne della provincia di Napoli e dei suoi tentativi di evadere dalla routine quotidiana, mentre i ricordi lo risucchiano nel passato, per tutto quello che non ha mai apprezzato per la troppa sufficienza e che non esiterebbe a rivivere alla luce di un ritrovato interesse. Il protagonista, di cui non si fa mai il nome, preda di questo disagio esistenziale che gli provoca una visione pessimistica del divenire ed una diffusa e costante contestazione del tutto, rivela una personalità prevalentemente negativa e scostante, che potrebbe influenzare e disorientare il lettore che non viene distratto grazie alla forza dell’ottima narrazione (bravo l’autore) che non distoglie l’attenzione, risulta molto scorrevole, immediata, coinvolgente e crea molte aspettative. Una quotidianità, quella del protagonista, vissuta come costrizione, obbligo quasi insopportabile, da rifiutare o almeno modificare per sentirsi meno prigioniero di famiglia e lavoro accettati per consuetudine e necessità. Qualche avventuretta extraconiugale scontata e senza troppe pretese per ritrovare qualche stimolo, uno sfogo per resistere allo statu quo, ma anche per ricercare una possibile analogia culturale per potersi confrontare; un’illusione di rivivere i tempi in cui il professore faceva sfoggio di cultura musicale, teatrale, letteraria, che gli riesce con la collega supplente Stefania. Il romanzo è disseminato di citazioni letterarie, musicali, cinematografiche. La cultura per il nostro protagonista rappresenta una esigenza, il suo passato è caratterizzato da frequentazioni di ambienti culturali, teatrali; gli stimoli provengono anche dagli studi universitari nel corso dei quali, aveva conosciuto Casares, titolare della cattedra di teatro, che lo aveva conquistato non solo per la sua capacità di teatralizzare tutto (compreso se stesso), ma anche perché rappresentava una figura di riferimento, un suo maestro di vita. Anche il lavoro da insegnante di materie letterarie di una scuola media statale, sicuramente accettato per ragioni di sopravvivenza, non lo soddisfa anche perché non può essere svolto come a lui piacerebbe, infatti la maggior parte dei suoi studenti non ha cultura, non ha voglia di fare nulla ed è difficile confrontarsi con i loro genitori; non aiutano preside e insegnanti a cui fa comodo un insegnamento omologante, non innovativo e non impegnativo. Unica via di uscita per il protagonista un insegnamento appena sufficiente fatto con minimo sforzo. Insoddisfatto come insegnante, la moglie Anna troppo impegnata nel negozio familiare per accorgersi del suo disagio, non ha figli ed è in uno stato di prostrazione da cui evade solo per il suo esame a ritroso per quanto di interessante e stimolante ci sia potuto essere nel corso della sua vita. Emergono così dai suoi ricordi i fantasmi di Vittorio, Casares e Alice di un tempo che amava, che adesso avrebbe voluto ritrovare, anche se lo aveva a suo abbandonato. Alice era una studentessa ereditiera attraverso la quale, lui, ragazzo di provincia, era entrato in contatto con un mondo sofisticato, acculturato e molto concreto, offrendogli quello che di meglio sapeva del sesso. Seppur affascinato, prevalse la voglia di realizzarsi lontano da quell’ambiente che forse non era riuscito ad apprezzare. Casares il titolare della cattedra di teatro, lo aveva conquistato per la sua capacità di teatralizzare tutto, lo considerava il suo maestro di vita anche per i consigli che gli sapeva dare. Vittorio era l’esempio di un attore illuso dal teatro sperimentale e spesso rappresentava cose senza senso non condivise dal pubblico ma nonostante tutto permaneva la sua presupponenza. Questa situazione di stagnante immobilità viene alterata da un episodio determinante per il nostro insegnante, il trasferimento dalla scuola della provincia di Napoli a Follonica in Toscana, su ordine del Ministero. In questa nuova esperienza, con l’ausilio di una somma di denari ereditata da sua nonna, si organizza una vita più stimolante, riesce ad arredarsi una stanza come uno studente, frequenta colleghi insegnanti del sud della nuova scuola e pur continuando nel suo lavoro fatto con minimo sforzo, riprende le frequentazioni in un piccolo teatro e si iscrive ai corsi di recitazione dove conquista l’attenzione e la stima dei vari attori. Non mancano le nuove conquiste, Laura, donna disinibita, Ivana, giovane ragazza fra gli attori, che diventa creatura da crescere alla quale consigliare letture, pezzi musicali e che riesce anche a coinvolgere come complice inconsapevole per rintracciare la sua bella Alice anche solo per intravederla. Insomma un mondo che sembra ritornare. Ma bisognerà immergersi in questa bella lettura per scoprire se il nostro insegnante ha risolto la sua crisi, se ha cambiato la sua vita o se invece nell’eterno desiderare si nasconde l’illusione del perfetto.

Tommaso Borrelli nasce a Napoli nel ’78 e risiede tuttora nell’hinterland. Dopo aver intrapreso studi di letteratura e di teatro, si è dedicato per un certo periodo della sua vita alla scena e a perseguire la carriera accademica finché non ha iniziato il percorso per diventare insegnante. Oggi insegna materie letterarie in una scuola media della provincia. Gli autori cui si ispira sono Bianciardi, Testori de “Il Ponte della Ghisolfa”, DeLillo, Arpino. Al momento, tra embrioni, appunti, e capitoli sparsi, ha in lavorazione numerosi testi in cui rimane forte il tema della formazione individuale nel sud Italia.

Pino Cotarelli

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