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In Campania il M5S primo partito, ma cala . Bene PD e Lega, crollo Forza Italia

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Scosse telluriche di varia intensità che disegnano nella notte una nuova geografia politica – come scrive Adolfo Pappalardo. Rispetto non solo a 5 anni fa ma, e soprattutto, alle politiche dell’anno scorso. Con i grillini che arretrano nella loro regione roccaforte e la Lega che avanza pesantemente erodendo il blocco di consenso che era di Forza Italia. E il Pd che anche in Campania si ritrova poco sopra il 20. Con il sogno di sfiorare quel 22 per cento che potrebbe far scattare il quarto eletto democrat nella circoscrizione Sud.
LO SCENARIO
«Torniamo a crescere, siamo soddisfatti», è la prima esultanza che arriva da Nicola Zingaretti nella notte quando i primi exit poll e poi lo spoglio iniziale iniziano a disegnare il sorpasso sui grillini che rappresenta un traguardo nevralgico: anche un voto in più sull’M5s sarebbe la vittoria psicologica che il nuovo segretario del Pd andava cercando. Troppo presto per esultare ma se anche al Mezzogiorno la forbice non si discostasse troppo dalla media nazionale il Pd e si arriva al 22, si può accarezzare l’elezione del quarto deputato.
Al contrario il terremoto più clamoroso e più forte si registra in casa grillina. Perché viene praticamente decapitato il consenso che l’M5S aveva capitalizzato alle ultime politiche. Un crollo di circa 13 punti (dal 53 al 40 in un anno) nella regione del vicepremier Luigi Di Maio. Ma dall’altro lato, lo stesso Di Maio, vede nella Campania, assieme alla Puglia, le uniche regioni in Italia dove i grillini rimangono il primo partito. Ma il consenso perso non è poco: a pesare quel reddito di cittadinanza le cui alte aspettative si sono poi scontrate dall’esiguità degli assegni erogati.
Più complicata, invece, la situazione nel centrodestra. Con Forza Italia che vede assottigliarsi l’enorme cassaforte di consenso che aveva in questa regione sino a qualche anno fa. Non va oltre la media nazionale dell’11 anche in Campania. Solo a Napoli città addirittura si ferma all’8 con la Lega che invece diventa sorprendentemente terzo partito e va al 12,42. Un risultato che gli azzurri campani non si aspettavano e su cui ora dovranno riflettere. Perché a mangiare quel blocco berlusconiano di voti è stata sicuramente la Lega che in Campania e al Sud fa comunque un balzo enorme. Nel 2014 nel Mezzogiorno il Carroccio raggranellò un misero 0,8 per cento senza far scattare l’elezione: oggi, dopo 5 anni, arriva al 14 per cento. Una performance positiva enorme, tutta a danno degli azzurri, che potrebbe spingere il Carroccio ad ipotecare anche la scelta del prossimo candidato governatore a palazzo Santa Lucia per l’anno prossimo. Vedremo. Mentre Fratelli d’Italia in Campania non cresce e dal 4,1 arriva al 4,5. Tutti dati che cambiano nel corso della notte a seconda dei seggi scrutinati. Con cittadine che, a macchia di leopardo, vedono a volte il trionfo di Forza Italia, altre quello della Lega che, comunque, si dimostra un partito ormai fortemente radicato in questa regione. Anche in provincia di Salerno, la roccaforte del governatore democrat Enzo De Luca. Rimangono fuori invece tutti gli altri partiti (da +Europa a la Sinistra che erano attestati prima del voto ad un soffio dalla soglia di sbarramento).
L’AFFLUENZA
Alle 19 l’affluenza della Campania è sotto di dieci punti alla media nazionale: al 34,42 rispetto alle 43,84. Praticamente la stessa percentuale del 2014. Così come nel capoluogo di regione: il 29 per cento come 5 anni fa. Un segnale non scontato se si temeva una diserzione ancora più alta ai seggi. Come poi è avvenuto in Calabria e Sicilia. Ma alle 23 quando i seggi si chiudono la Campania si ferma al 47,29 %. Ben 5 punti in meno di 5 anni fa. E Napoli con il suo 40.02 per cento è il capoluogo dove l’affluenza è più bassa in tutta la Regione. Alla fine ha votato poco meno di un elettore su due

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