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Valentina Casa la “Medea di Cardito”

Titti Marrone su Il Mattino di Napoli oggi ha fatto un ritratto impressionante della mamma di Massa Lubrense arrestata ieri , il sospetto che non abbia salvato la vita del figlio è terribile.
Non è appropriata la definizione di «Medea di Cardito» per Valentina Casa, mamma del bambino Giuseppe ucciso a colpi di manico di scopa dal convivente di lei. Non lo è perché il personaggio più tragico della mitologia greca ordì la sua vendetta contro l’uomo amato con atti premeditati, azioni complesse culminate nell’uccisione dei loro figli. Per Valentina Casa, al contrario, le porte del carcere si sono spalancate perché viene accusata di terribili omissioni, di una serie di azioni non compiute, di atti mancati: quelli che a Giuseppe avrebbero potuto salvare la vita. Per esempio fermare il braccio dell’uomo che brandiva il bastone e lo abbatteva con violenza sul bambino di sei anni e la sorellina di sette, per fortuna sopravvissuta. O anche, se le era fisicamente impossibile bloccarlo, chiedere aiuto, e poi affrettarsi a chiamare i soccorsi medici quando ancora il piccolo poteva essere salvato. I giudici della Procura hanno dichiarato che invece lei «rimaneva inerte mentre il compagno colpiva i figli con efferata violenza». E se l’accusa risultasse confermata, non è detto che tra i due l’orrore di cui si dimostrò capace Medea levando la mano sui figli sia da considerare il più grave.
IL CONTRASTOMa chi è veramente Valentina Casa, questa donna di trent’anni finita in carcere per concorso nell’omicidio di Giuseppe, tentato omicidio della figlia maggiore Noemi e maltrattamento aggravato ai danni dei due e della minore, Erminia, di quattro anni? Il ritratto che ne fanno i conoscenti e gli abitanti di Massa Lubrense, dove la donna è nata e cresciuta, stride con quanto emerge dalle note della Procura. E stride anche con l’odio riversatole addosso ai funerali del figlio a Pompei, dove le hanno gridato: «È un animale che non merita di essere chiamata né mamma né donna». In penisola parlano di una seria lavoratrice, colf in varie famiglie di Massa, poi a servizio di una famiglia della buona borghesia sorrentina. I massesi la raccontano premurosa e attenta con i bambini, avuti da una relazione interrotta due anni fa. Nel suo passato ci sono l’infanzia segnata dalla separazione dei genitori, la vita a casa di una zia con sua madre e tre fratelli, l’avvio della relazione con Fabrizio, lo strazio per la perdita del loro primo figlio dopo solo tre settimane di vita, morto a causa di una malformazione, la nascita dei tre bambini e la fine del rapporto con il loro padre.
Uno snodo decisivo della vita di Valentina avviene a Sorrento: l’incontro al mercatino rionale con Tony, ventiquattrenne venditore ambulante di biancheria intima, italiano nato da genitori tunisini con cui decide di andare a vivere insieme ai figli, trasferendosi a Cardito. Il ménage con Tony comincia a essere complicato dalla scarsità di risorse, dalla precarietà o l’assenza di lavoro, dal vizio di lui dello sballo come pratica abituale, forse anche sull’esempio dei genitori alcolisti. Poi c’è il carattere di Tony, aggressivo, prepotente, che stando alle testimonianze di alcuni amici aveva imposto a lei una serie di regole da marito-padrone, come quella di non indossare vestiti troppo attillati, e dai ragazzi pretendeva disciplina e obbedienza. Regole alle quali sembra che Valentina si sottomettesse per timore di perdere lui. Fino a sopportare le percosse su di sé e anche sui bambini, inflitte ai due più grandi anche il sabato precedente la domenica maledetta dell’uccisione di Giuseppe.
E proprio quella domenica 27 gennaio il ritratto di Valentina prende a deformarsi nelle sbavature delle sue stesse testimonianze: lei prima afferma di non essersi accorta che Tony stava bastonando i figli, di trovarsi in un’altra stanza, poi di aver cercato di fermarlo ma di essere stata scaraventata da lui di lato. L’uomo stesso ha poi detto di averla allontanata mordendola sulla testa per continuare indisturbato il pestaggio. In uno strano alternarsi di testimonianze, lui sembra quasi voler attenuare la posizione di lei, mentre Valentina arriva a tratteggiare un improbabile Tony quasi premuroso, raccontando di una sua corsa in farmacia a comprare il Lasonil. Come se fosse possibile così lenire le ferite mortali inferte a Giuseppe.
IL VUOTOLa ricostruzione fornita da Valentina assume coloriture assimilate dai giudici alla menzogna quando lei ha riferito di un blocco, di uno stato di totale assenza: «Mi sono sentita svuotata di tutto, non avevo pensieri, non avevo forza per reagire, solo il vuoto intorno a me». I giudici non le hanno creduto, sottolineando invece alcuni particolari tremendi: che cioè il blocco non le avrebbe impedito di munirsi di asciugamani «per ripulire il sangue uscito dalle ferite dei figli», di aver nascosto «i capelli strappati dal compagno alla figlia». Oltre ad aver negato, appena interrogata, che la violenza animalesca costata la vita al suo bambino era stata compiuta da Tony.

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