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Scontro Di Maio – Salvini su Siri e la Raggi una storia che si ripete

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Scontro Di Maio – Salvini su Siri e la Raggi una storia che si ripete lo scrive Valentino Di Giacomo su Il Mattino di Napoli
Uno dei due attacca, l’altro risponde e poi arriva una controreplica per chiudere lo scontro fino a un altro fronte di guerra da riaprire. Un copione non scritto e che pure si ripete quasi sempre in maniera identica: i botta e risposta tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini seguono schemi da canovaccio, da romanzo. Un «Guerra e pace» o un «Odi et amo» che dura dallo scorso primo giugno quando i due vicepremier sfilarono sorridenti al Quirinale per il giuramento.
IL CONTRATTOQuattro stagioni di scontri, per mesi la parte del leone l’ha fatta Matteo Salvini. Il primo vero terreno di scontro è quando già a metà giugno il capo del Carroccio invoca il censimento dei rom e dei sinti scatenando l’indignazione delle opposizioni. Di Maio deve subito intervenire per frenare i malumori che arrivano anche dal suo stesso partito e dichiara: «Finché resteremo nel contratto non ci sarà nessuna tensione». Il giorno dopo il leader M5s per restare in scia chiede invece un censimento dei raccomandati Rai. Le entrate a gamba tesa di Salvini però continuano e si passa ai vaccini. «Dieci vaccini obbligatori dice il leghista sono inutili e talvolta dannosi», entrando a gamba tesa su un tema di competenza M5s. Di Maio deve fare appello ancora al contratto per stoppare l’alleato. Seguono le uscite salviniane sul taglio della scorta a Roberto Saviano, l’abolizione del limite del contante o le sanzioni alla Russia proprio mentre l’altro vicepremier tenta di rassicurare Ue e Usa sulla conservazione dei patti euroatlantici del governo.
IMMIGRAZIONEFatalmente però i mesi estivi sono quelli degli sbarchi. Salvini fa la lepre intestandosi le battaglie per bloccare i flussi di migranti dal Viminale, Di Maio è costretto ad inseguire. Scoppia il caso Aquarius, la nave dell’ong che il ministro dell’Interno decide di non far sbarcare in Italia, se ne farà carico la Spagna. Alle critiche del Movimento 5 Stelle con i retroscena sulla stampa che raccontano di un Di Maio furente, il leader leghista replica seccamente che «se i porti restano chiusi o aperti lo decide il ministro dell’Interno». Tra l’opportunità di far svolgere il Gran Premio di Formula 1 a Imola o a Monza e la candidatura di Milano e Torino per le Olimpiadi, scoppia in agosto il caso Diciotti. Salvini attacca i magistrati che indagano su di lui per sequestro di persona e Di Maio deve ancora una volta marcare le distanze tra sé e l’alleato. «Per la Lega attacca il capo M5s – è un momento difficile, non ritengo giusto che non si rispetti la magistratura. Ci vuole rispetto, non scateniamo una guerra o i cittadini ci chiederanno se stiamo combattendo o governando».
LA MANINAAd autunno con il Def c’è lo scontro sulle pensioni d’oro con la Lega che rallenta il provvedimento caldeggiato dagli M5s. Di Maio cerca di essere accomodante e poi colpisce: «Non voglio entrare in uno scontro, ma se qualcuno vuol dire che il contratto di governo non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti». A ottobre arriva invece la celebre «manina» invocata da Di Maio a Porta a Porta sul condono fiscale. «Se c’era qualcosa che non andava bene spiega Salvini su Facebook – non c’era bisogno di questo can can, porto pazienza però per scemo non passo». Poi il leader leghista contrattacca sul decreto sicurezza su cui gli M5s hanno presentato ben 81 emendamenti. Si passa poi al condono per Ischia che per Salvini «non è un bel segnale e se salta la pace fiscale, saltano anche il condono e l’Rc Auto». Fino allo scontro sui termovalorizzatori in Campania. «Occorre il coraggio di dire che ne serve uno per ogni provincia attacca Salvini. Ma Di Maio replica: «Gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto». Singolar tenzone sulla Tav. Salvini insiste perché si faccia, invoca un referendum. Di Maio replica: «Finché ci saremo la Tav non si farà, il tema non è il ridimensionamento dell’opera, parliamo di una supercazzola». E arriviamo a gennaio: il caso dell’ong Sea Watch imbarazza Salvini che deve ingoiare il boccone di far sbarcare i migranti a Catania. Sulla legittima difesa il leghista dà l’aut aut all’alleato: «Tieni i tuoi o salta il governo». In primavera ancora liti, arriva il presidente cinese a Roma e Salvini accusa la Cina di non essere un libero mercato. «Lui ha il diritto di parlare dice Di Maio io ho il dovere di fare i fatti». Fino alle ultime ore, strappi e ricuciture per quattro stagioni.

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