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Napoli. Operai protestano sul campanile della Chiesa del Carmine: “Il reddito di cittadinanza per noi licenziati non c’è”

Napoli. I due operai che furono licenziati dalla Fca di Pomigliano per aver esposto durante una manifestazione il manichino impiccato di Sergio Marchionne alcuni giorni fa sono saliti sul campanile della Chiesa del Carmine in piazza Mercato per protestare contro il mancato riconoscimento del reddito di cittadinanza. I due operai hanno iniziato uno sciopero della fame e la protesta non terminerà fino a quando non sarà messa nero su bianco la soluzione al loro problema. Secondo il cud del 2018 gli operai non hanno i requisiti necessari per poter beneficiare del reddito di cittadinanza, ma nel cud in questione figurano gli stipendi pagati dalla Fca nel periodo intercorso tra l’appello al licenziamento, che diede loro ragione, e la sentenza di terzo grado che ha ribaltato il precedente giudizio e che ora devono essere restituiti. Gli operai hanno scelto il campanile della Chiesa del Carmine poiché è tra i più alti di Napoli ed è quindi ben visibile anche dal centro cittadino. Una volta sul campanile hanno esposto uno striscione con la scritta “Reddito di cittadinanza per licenziati non c’è”. La loro protesta è sostenuta anche da altri operai che si sono radunati nella piazza per manifestare solidarietà ai colleghi. Questo il comunicato degli operai in protesta: “Siamo stati licenziati dalla FIAT nel 2014 per motivi politici. Ci siamo permessi di criticare l’allora amministratore delegato per le morti per suicidio dei nostri compagni del polo logistico di Nola. Dopo anni di cause legali, a giugno del 2018 la Corte di Cassazione ha confermato il nostro licenziamento per non aver rispettato l’obbligo di fedeltà nei confronti della FIAT. Praticamente per aver espresso una opinione contraria alle politiche aziendali. La corte d’appello di Napoli ci reintegrò temporaneamente nel 2016 ribaltando il giudizio espresso in primo grado dal tribunale di Nola. La FIAT, per questi due anni, ci ha pagato ma non ci ha mai fatto rientrare. Ora con la conferma definitiva del nostro licenziamento vuole la restituzione dei salari che ci ha pagato dal 2016 al 2018. […] Tutti hanno sottolineato l’ingiustizia che è stata compiuta nei nostri confronti. Il nostro caso verrà discusso alla Corte Europea dei diritti umani. […] La battaglia non è conclusa, ma noi siamo senza lavoro e senza reddito. […] Oggi siamo nell’assurda situazione che neanche il ‘reddito di cittadinanza ci viene concesso perché per i soldi percepiti nel 2018, e che la FIAT vuole indietro, non abbiamo i requisiti per ottenerlo”.

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