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Napoli oggi marcia del 25 aprile “Marceremo contro chi vuole inculcare la paura agli italiani”

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Napoli . Oggi si marcia per il 25 aprile. “Quest’anno marceremo anche contro chi vuole inculcare la paura negli Italiani. Io non ne ho avuta quando affrontavo i carri armati tedeschi, figuriamoci se posso temere Salvini. Ma dobbiamo reagire contro quello che sta accadendo, sarebbe follia non farlo”. Il 25 aprile del 1945 Antonio Amoretti aveva 18 anni e di quel giorno destinato ad entrare nella storia porta negli occhi un ricordo amaro. “Si stava svolgendo una manifestazione nella Galleria Umberto I. Ero andato lì perché mi piaceva guardare una bellissima bandiera di raso del Partito Repubblicano. Ci furono dei tumulti, un ragazzo venne accoltellato. Indossavo una giacca bianca che, a un tratto, divenne rossa del suo sangue”.

Ha 92 anni, oggi, Amoretti,  scrive Dario Del Porto su Repubblica , che fu giovanissimo partigiano durante le Quattro Giornate e sarà in prima fila anche quest’anno, come presidente provinciale dell’Anpi nel giorno della festa della Liberazione. “C’è bisogno dell’unità di tutte le forze che si riconoscono nella Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta antifascista”, dice.

A chi è rivolto l’appello per questo 25 Aprile 2019?
“A quei cittadini napoletani che, con sensibilità democratica, credono nella Costituzione, nella solidarietà e nell’antifascismo”.

I valori della nostra Carta oggi sono in pericolo, Amoretti?
“La situazione socio-politica è sotto gli occhi di tutti. Per questo l’Anpi ha voluto organizzare iniziative in grado di lanciare un messaggio ancora più marcato rispetto al recente passato. Il mondo invidia la nostra Costituzione, però non è stata attuata completamente, anzi è stata oggetto di tentativi di cambiarla profondamente, non solo con il referendum, ma anche attraverso interpretazioni discutibili che mirano solo a sminuirne il significato”.

Perché secondo lei “stanno inculcando la paura negli Italiani”?
“Basta leggere i giornali. A volte mi sembra che l’umanità stia perdendo l’umanità. E io sto male, quando vedo certe cose”.

Ad esempio?
“Ho letto che a Roma si sono ribellati contro un sacerdote che distribuiva viveri ai Rom. La cosa peggiore è che il prete, alla fine, ha accettato questa imposizione.
E mi ha ferito la storia di un paesello che ha espresso solidarietà a un padre che ha usato violenza contro la figlia perché omosessuale. Tutto questo mi provoca un dolore fisico. Che società, quale avvenire lascerò ai miei nipoti?”.

Ha visto la foto del ministro dell’Interno Matteo Salvini che imbraccia un mitra?
“Sì, me l’hanno mostrata. Mi sembra una delle cose peggiori che un ministro dell’Interno potesse fare”.

Si riferiva anche a questo, quando parlava di “paura”?
“È evidente che tutte queste cose si tengono. Adesso abbiamo superato le pistole e siamo passati ai mitra”.

In questo clima, Napoli come sta?
“La nostra è stata sempre una città caratterizzata da una forte tradizione di solidarietà, soprattutto nei quartieri popolari. Questo spirito era la base dei rapporti tra le persone, eppure mi sembra che si stia perdendo. Le persone cattive sono sempre esistite, ma la massa reagisce con indifferenza ai problemi reali”.

La solidarietà fu uno dei motori delle Quattro Giornate, vero?
“Sicuramente. Insieme alle donne. Ce ne furono di straordinarie, degnamente rappresentate da Maddalena Cerasuolo. Senza di loro, nulla sarebbe stato possibile. Ci penso ogni volta che sento parlare di un femminicidio”.

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