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Meta, la storia di Claudio il bimbo rapito dalla mamma ieri . Le ricerche continuano ancora

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Meta. La notizia diffusa ieri da tutti i giornali e televisioni, compreso il nostro, del rapimento, oggi ha dei contorni più delineati. Da Sorrento a Vico Equense a Castellammare di Stabia sull’autostrada Napoli – Salerno e in Campania le ricerche purtroppo non hanno dato frutto . La vicenda riguarda un bambino rapito dalla madre alla quale era stato tolto dalla legge per dargli un futuro migliore. Alla separazione dal suo unico figlio, frutto della relazione con un connazionale e tormentato da diversi problemi di salute, non si era rassegnata. E così ha approfittato dell’incontro settimanale concessole dal Tribunale per piombare nella casa famiglia di Meta alla quale il piccolo era stato affidato e portarselo via. Protagonista della vicenda è una 25enne rumena senza fissa dimora alla quale i carabinieri stanno dando la caccia da ieri mattina: un dramma che trova un precedente nell’aprile di quattro anni fa, quando due 38enni rom e una 45enne casertana sottrassero una bambina di quattro anni alla stessa struttura.
LA STORIA
È il 2016 quando Claudio (nome di fantasia) viene alla luce. Il padre non lo riconosce, tanto che ancora oggi la sua identità è ignota. La madre, che vive nei campi nomadi tra Roma e Napoli, è disoccupata e non può far fronte alle esigenze del piccolo che cresce inevitabilmente in condizioni di disagio. Il Tribunale per i minorenni dispone che madre e figlio siano ospitati in una comunità. Per tutta risposta la ragazza tenta di allontanarsi dall’Italia insieme al bambino: le forze dell’ordine li fermano nei pressi dell’aeroporto di Napoli, mentre stanno per fuggire in Romania. Risultato? I giudici tolgono la potestà genitoriale alla 25enne e affidano Claudio alla casa famiglia Myriam, struttura gestita dalle suore Francescane dei Sacri Cuori nella quale trovano posto bambini con situazioni familiari particolarmente difficili alle spalle. Il Tribunale, però, consente alla ragazza di far visita al piccolo una volta a settimana.
Nella casa famiglia, Claudio rinasce. A due anni e mezzo comincia a parlare, è sereno, perfettamente inserito nell’ambiente, sembra aver superato persino i problemi a occhi, cuore e anca che gli hanno imposto più di un intervento chirurgico. La madre lo incontra regolarmente, ogni martedì alle 10, nei locali dove attualmente trovano conforto altri cinque bambini. Ma la ragazza non ci sta e non accetta quella separazione. E così, stando alle prime ricostruzioni, raggiunge la casa famiglia come ogni martedì, ma con un’ora di anticipo rispetto all’orario stabilito. Mentre un’educatrice si trova in cucina per preparare il caffè e un’altra è intenta a prendere un biscotto per il bambino, la 25enne fugge: le telecamere dell’impianto di videosorveglianza comunale la immortalano nel momento in cui, col figlio in braccio, si dirige a passo svelto verso la fermata dell’ex Circumvesuviana che dalla casa famiglia dista soltanto 300 metri.
LE RICERCHE
A quel punto una suora e le due educatrici si precipitano nella stazione e chiedono informazioni ai passanti: niente da fare, la ragazza rumena e il piccolo Claudio sembrano spariti nel nulla. Scatta la segnalazione ai carabinieri della compagnia di Sorrento che, agli ordini del capitano Marco La Rovere, bloccano la statale 145 all’altezza di Seiano coinvolgendo nelle ricerche i colleghi fino a Napoli. Le verifiche lungo la strada, però, non danno alcun frutto. Il che lascia pensare che la ragazza sia riuscita a salire a bordo del primo treno verso Napoli. A lei rivolge un appello suor Paola Grasso, responsabile della casa famiglia Myriam: «Quando veniva a fare visita al figlio abbiamo sempre cercato di farla sentire a casa. Il suo modo di fare così scaltro ci ha spiazzati, ma comprendiamo il suo dolore e non proviamo rancore nei suoi confronti. Riporti indietro il bambino che qui troverà le cure, l’affetto e il sostegno di cui ha bisogno».
Il caso ha un precedente inquietante. Il 7 aprile 2015 una bambina di quattro anni ospite della stessa casa famiglia, fu rapita dalla madre naturale e dalla madre adottiva con l’aiuto di un complice: il terzetto fuggì a bordo di un minivan prima di essere bloccato sulla statale Sorrentina al termine di un rocambolesco inseguimento; poi il processo e la condanna definitiva per sottrazione di minore.

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