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La società è deteriorata, è a pezzi. Autoanalisi

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Scrivo questo breve articolo di giornale, che più di un articolo di giornale vero e proprio si tratta di voler esprimere un’idea, un parere sulla società. Anche se per me Giornalismo significa anche questo, significa far riflettere le persone e stimolarle anche nella vita e nel sociale. Il Giornalismo non è soltanto, almeno secondo il mio parere, riportare un fatto di cronaca, o aprire un’inchiesta ma è altresì profondità di pensiero. Senza alcuna presunzione di essere l’Essere Supremo o di non essere un peccatore: voglio parlare in prima persona perchè l’articolo e la responsabilità ad esso attinente me la prendo tutta io. Parlo della società, e critico spesso la società non perchè devo andare in giro dicendo che io sono Dio e pertanto debba comandarvi e giudicarvi ma perchè mi ritengo un profondo osservatore delle situazioni e delle cose. Osservo attentamente i comportamenti delle persone e la direzione che sta prendendo la società ancora prima del mondo. Quest’articolo ricopre tutte le fasce d’età e tutti i luoghi, quindi magari non mi dovrò sentire le lamentele del direttore del giornale quando non copro il locale 😀 Scherzo Michele! A parte gli scherzi, quello che voglio esprimere è molto intenso: non si tratta di non sbagliare, ma si tratta di rimediare. Si tratta del fatto che la società ha preso una brutta piega perchè per lungo e troppo tempo le persone cordiali ed oneste sono state trattate come “fesse” e da raggirare e le persone disoneste come da rispettare. A quel punto c’è stato quello che io chiamo collasso societario: ovvero la sovversione delle cose: non si è capito più chi fosse disonesto e chi fosse onesto. Questo chiaramente è un discorso molto generale, ma andando nello specifico il tutto si può esplicare in: quando qualcuno ti parla; ti dice cavolate o ti dice quello che realmente vuole esprimere in quel momento? C’è una bella differenza: la cavolata è detta di proposito per nascondere e/o vantarsi di qualcosa; mentre quello che ti vuole esprimere in quel momento viene direttamente dal cuore, non conta nemmeno se si realizza dopo, o se quella persona non riesce a realizzare quella promessa. Conta che quella cosa era stata detta e dettata da quel preciso momento a sua volta dettato da tantissime altre situazioni che l’interlocutore non può conoscere a pieno. E quando una cosa viene fuori dalla bocca può essere che sia stata soltanto dettata dal momento e dagli innumerevoli fattori che lo hanno caratterizzato. Ecco, dal mio punto di vista, saper comprendere significa anche saper comprendere la situazione che una persona vive per poi buttare fuori dalla bocca determinate parole in quel preciso istante e in quel preciso momento, che probabilmente in una situazione differente e migliore non si sarebbe nemmeno sognata di dirle. Comprendere i momenti e fare dietrologia, chiedersi sempre il perchè per me è la chiave. Foto di repertorio.

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