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La conseguenza di un dilemma

Questo pomeriggio, alle ore 18, vernissage della mostra di Armando Cerzosimo presso la Fornace Falcone Showroom al Cilento Outlet Village, fruibile sino al 20 maggio

 Di OLGA CHIEFFI

 Dodici immagini di Armando Cerzosimo saranno ospiti da stasera negli spazi della Fornace Falcone Showroom al Cilento Outlet Village. Il vernissage, annunciato per le ore 18, porrà lo spettatore dinanzi a “La conseguenza di un dilemma”, un titolo che rivela per intero l’essenza ironica, dolce e amara dell’autore. Se i testi in catalogo, firmati da Valerio Falcone che è il promotore e Marcello Napoli, puntano sul tempo fermo, spaziale e temporale, le opere ci hanno fatto balenare il celeberrimo “Dilemma del Prigioniero “ di Tucker, un “gioco”, quale è l’arte tutta. Scorrendo le immagini, l’invito non è mai per la defezione razionale a livello individuale, che non porterebbe alla migliore delle soluzioni disponibili, ma ad una scelta irrazionale per il fruitore, il quale, come l’autore, dovrà porsi al servizio dell’immagine per poterla penetrare. Armando ci sfida a carpire il senso di questa selezione, allora, “cosa significa (bedeutet) senso (Sinn)?” la risposta ci viene da Heidegger ed è lapidaria “Senso è ciò, in cui la comprensibilità di qualcosa si mantiene, senza venire sottocchio esplicitamente o tematicamente”. Le immagini ricordano le pagine di un album, una mappa silenziosa, istantanee di “forme” del pathos. È lo sguardo dello spettatore che deve generare, che cerca, nel loro silenzio, nello spazio indefinito in cui si perdono, di creare una narrazione che le tenga legate. Forse l’autore vuole suggerire proprio questo: che lo sguardo si perda nelle forme, che il disorientamento sia la condizione ideale in cui ogni sguardo può davvero incontrare la propria forma. O, forse, è anche paradossalmente il tentativo di narrare la forma stessa del disorientamento, la possibilità di perdersi in uno spazio dentro la propria esistenza, poiché qui l’immagine fotografica riesce davvero a possedere un’esistenza a sé, che conduce a una visione dove il tempo, come lo spazio, non è lineare. E il titolo lo fa intuire.  Il senso delle immagini di Cerzosimo è nel coinvolgimento “pathico” di chi le osserva, rivelanti la particolarità di un fotografo che frammenta il mondo e lo spazio, cattura i ricordi di luoghi lontani e cerca di fermare il tempo in un’immagine, magari “mossa” in una vetrina. Corrisponde a ciò che non è “a fuoco”, a ciò che è labile, fluido, evanescente, una presenza eterea che, talvolta, pare incorporea. Attraverso un’azione che riflette l’essenza stessa del medium fotografico: mostrare più che narrare ciò che resta di quello che viviamo, ciò che scompare e rimane solo nelle forme immateriali della memoria: l’idea di assenza. Persone, strade, città, sono i soggetti principali rappresentati, che hanno l’obbiettivo di catturare la luce e l’ombra di un mondo dormiente. Cerzosimo fotografa ciò che ama, quel che teme e ci ossessiona; le sue immagini non hanno tempo ma sono pezzi di memorie che documentano il mondo con l’intento di indagare l’inconscio dell’animo umano, fatto di emozioni, amore e dubbi, ma anche dalla semplicità della realtà quotidiana, come un signore seduto ai tavolini di un caffè che indossa una maglia dai colori amici, la compostezza d’altri tempi di una elegante signora, un bambino calato nel suo immaginario poliziesco, che “gioca” con i suoi idoli.

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