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Altri retroscena sulla violenza in circumvesuviana. Ecco cosa si vede dai video delle telecamere della stazione di San Giorgio

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Quello che state per leggere è ciò che è realmente successo nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, quando la ragazza è stata vittima di violenze da parte dei tre giovani attualmente liberi. Come scrive il Mattino, la situazione tutt’altro che pacifica, amichevole, tenera o affettuosa; è pur vero che la situazione non sembra drammatica e che nessuno l’ha obbligata ad entrare nell’ascensore dove consuma tre rapporti con tre (quasi) ventenni. Se il video estratto dall’impianto di sorveglianza della circum è un punto decisivo del processo, allora tanto vale raccontarlo nei minimi particolari, con sguardo neutro, scevro (si spera) da suggestioni e condizionamenti emotivi.

Un video che il Mattino ricostruisce nel rispetto di quel che resta della privacy della 24enne di Portici che ha denunciato lo stupro, a partire dalla sua sequenza madre. Quella che ha spinto gli inquirenti a chiedere e ottenere gli arresti al gip Valeria Montesarchio e che ha invece convinto i giudici del Riesame a rimettere in libertà Sbrescia, Borrelli e Cozzolino, con tante scuse per il disturbo. Tutta l’attenzione è in quel sovrappasso della circum – acciaio, vetro e plexiglass – che quotidianamente restituisce al comune di San Giorgio a Cremano migliaia di passeggeri che fanno ritorno da Napoli. Sono da poco trascorse le cinque del pomeriggio, quando arriva il gruppetto. Ci sono la 24enne e i tre amici, che sbucano sul sovrappasso salendo le scale in metallo.

 I PALI
A questo punto, Alessandro e la ragazza si dirigono verso il primo ascensore, mentre Raffaele Borrelli e Antonio Cozzolino restano fermi, impalati a una ventina di passi di distanza, a presidio delle scale e di un altro vano: sono l’uno di fronte all’altro, movimenti furtivi e cappellino con visiera, come due «pali» che devono guardare le spalle ai complici, nel corso di un delitto. Ma Alessandro e la ragazza tornano indietro. Non si vede dal video da noi consultato, ma si sa che hanno trovato guasto il primo ascensore. Dunque? Che accade? Tornano sui loro passi ed è questo uno dei momenti clou del processo. Guardiamoli. E attendiamo i loro movimenti. Sono al centro del corridoio del sovrappasso, Alessandro tiene il braccio sinistro sulla spalla sinistra della ragazza, che cammina con andatura incerta. Non c’è niente di amichevole, di tenero in quella mano sulla spalla. Niente di umano o di complice in quel braccio appoggiato sulla spalla. Anzi. A vedere quella scena, la mano sulla spalla di Alessandro Sbrescia assomiglia alla «carezza del diavolo», qualcosa di molto lontano rispetto all’intesa che si crea tra due persone che hanno deciso di fare sesso assieme, fosse anche per una sola volta. Guardiamola al rallenty questa sequenza: Alessandro tiene il braccio sinistro sulla spalla sinistra della 24enne che sembra tentennare quando arriva al bivio che conta, tra le scale di ferro e il secondo ascensore in cui si consumerà il rapporto sessuale. È il bivio del processo, quello che separa uno spinello in compagnia da uno stupro di gruppo nei confronti di una ragazza con minorata capacità di difendersi.

A questo punto, Alessandro sembra fare pressione sulla spalla della ragazza per indurla a seguirlo in ascensore, deviando con il corpo alla sua destra, verso l’ascensore. Pressione lieve, minima, quasi impercettibile, ma fastidiosa a vedersi. È una pressione che non avvertiamo nella sua intensità, dal momento che le immagini non restituiscono la profondità di un gesto, ma che intuiamo da un piccolo scatto della testa della ragazza, che sembrava orientata alla sua sinistra (verso le scale dalle quali era salita) per poi ritrovarsi a destra, nell’ascensore numero due, quello in cui si consuma il sesso. Sembra una bambola nelle mani di un bamboccio un po’ cresciuto. Entrano in ascensore Alessandro e la sua amica, mentre gli altri due campioni di questa storia restano all’esterno, sempre lì, come due gendarmi, come il gatto e la volpe, come due personaggi da fumetti, con i loro scatti, le loro risatine, il loro aggiustarsi jeans e felpa stile trapper di borgata.

TURN OVER
Non è finita. All’improvviso Borrelli e Cozzolino vengono allertati, guardano verso l’ascensore e vi entrano. Pochi secondi dopo sbuca dalle scale Alessandro, che nel frattempo ha lasciato l’ascensore al piano terra, lasciando sola la ragazza. Alessandro ritorna sul sovrappasso e questa volta è lui al centro della scena. Immagine fissa, vuota, afona. Dentro quell’ascensore ora ci sono loro due assieme alla ragazza, mentre i secondi scorrono sul monitor, mentre in quel sovrappasso c’è spazio anche per tanta umanità frettolosa. Arrivano i passeggeri. Un fiume, centinaia di persone che tornano a casa, che lasciano il vagone della circum per rientrare nel comune vesuviano. Una sequenza vissuta in prima persona anche dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, che – assieme alla sua pg – ha fatto un sopralluogo in un pomeriggio, lì nella circum, nell’orario di punta sul luogo dello stupro-non stupro. Un modo per verificare una certezza che crea angoscia solo a raccontarla: pur passando davanti all’ascensore, quelle centinaia di persone non avrebbero mai potuto ascoltare un solo urlo, una sola richiesta di aiuto, qualora la ragazza avesse deciso di gridare a squarciagola. Sciamano i passeggeri, riecco Alessandro che attende i suoi amici, sempre lì sotto l’occhio della videosorveglianza. Sigaretta, fuma a scatti. Che roba è? Tabacco o hashish? Poco importa. Ma cosa fa Alessandro? Si contrae, si contorce, subisce spasmi allo stomaco, conati di vomito. Lui, 19 anni, i polmoni intossicati dal fumo, pensa a cosa sta accadendo o cosa è accaduto in quell’ascensore? Meglio evitare suggestioni, mentre il 19enne si sforza di vomitare senza riuscirci.
Ma è finita. Sono passati otto minuti in tutto, Raffaele Borrelli e Antonio Cozzolino escono dall’ascensore assieme alla ragazza e si uniscono ad Alessandro. Sì, d’accordo, non c’è pathos, come dice il Riesame. Lei ha la borsa a tracolla, è vero, non ha le mani sul viso, né si contorce a terra. Ma lascia subito i tre che si ricompattano e si spalleggiano. Uno di loro ride in modo sguaiato, indicando probabili macchie sui pantaloni del suo compare. Mani ai fianchi, tante risate, quanto basta a ripetere un concetto: non è esattamente una scena da maschi alfa.

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