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SORRENTO: SKUNK, LA CANAPA A CHILOMETRO ZERO CHE SPOPOLA NEI LOCALI

“Quella roba fa davvero. Non voglio venderla, preferisco fumarmela perché è troppo buona.” Queste le parole di un pusher di Sorrento, le dichiarazioni sono state recuperate dalle intercettazioni, e si riferiscono all’erba skunk, che spopola nella penisola. Sarebbe una varietà di cannabis introdotta sul mercato a metà degli anni ‘80, che si consumerebbe per via aerea. Verrebbe data alla luce attraverso modificazioni genetiche allo scopo di incrementarne la potenza. In questo caso il composto sarebbe costituito da canapa a chilometro zero, direttamente dalle coltivazioni del monte Faito, e, stando alle dichiarazioni dei pusher e della loro clientela, sarebbe di ottima fattura. Il mix sarebbe stato accuratamente combinato con le sostanze più richieste della penisola, e chi se ne è occupato sembrerebbe esserci riuscito con successo, dal momento che gli spacciatori preferivano consumarla per sé anziché venderla. Questa droga sarebbe stata distribuita all’interno della movida: bar, pub, discoteche di Sorrento e dintorni. Tutto ciò sarebbe descritto dettagliatamente dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita lunedì notte dai Carabinieri della pattuglia di Sorrento, che ha smantellato le organizzazioni di produzione della droga che, secondo la procura di Torre Annunziata, era capeggiata da Fabio Di Martino, il figlio del Boss Leonardo Di Martino, soprannominato “o’ lione”.  Sarebbero 29 le persone nel registro degli indagati, 17 quelle arrestate tra carcere e domiciliari, e 9 misure cautelari. Nel frattempo gli interrogatori di garanzia si svolgono di fronte al giudice del tribunale Antonello Anzalone, per il momento gli imputanti avrebbero scelto di rimanere in silenzio. Tuttavia sarebbe confermato che tutte l’erba utilizzata provenisse in gran parte dalle coltivazioni di Monte Faito, scovate dalle forze dell’ordine per via aerea. Le coltivazioni su Faito avrebbero garantito entrate di milioni di euro alla criminalità organizzata. Organizzata per davvero, dal momento che la penisola era stata suddivisa ai vari pusher per zone, qualcuno era addirittura “responsabile” delle vendite nel territorio di Sorrento, un altro a Piano di Sorrento e così per tutto il territorio della Penisola. Una vera e propria piaga che si estende per chilometri e chilometri, un cancro che raggiunge, sfortunatamente, proprio il punto debole della società: i giovani. Il punto debole e allo stesso tempo il futuro del domani, strappati ad un buon lavoro per sé stessi e a un’occupazione che avrebbe fiorito l’economia del posto, per diventare tossicodipendenti e pusher per la malavita organizzata.

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