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Maxi truffa a INPS da due milioni

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Sei persone residenti nelle province di Salerno; Napoli, Benevento e Lecce sono ritenute responsabili di una serie di truffe ordite ai danni dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. In particolare, 5 di loro sono finite ai domiciliari, un’altra è ricercata. Per gli indagati l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni degli Enti.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinata dalla Procura della Repubblica della provincia salernitana. Tra le persone ai domiciliari c’è il presidente nazionale di Federaziende e quello di Ebin, ente bilaterale, entrambi pugliesi; un agente della polizia penitenziaria di Casoria gestore di Federaziende Campania e 2 consulenti del lavoro: uno di Sant’Egidio del Monte Albino, l’altro di Moiano, in provincia di Benevento. Dalle indagini, avviate l’anno scorso, è emerso che il gruppo criminale era composto dalle persone riconducibili alle associazioni di categoria coinvolte, anche da consulenti del lavoro, faccendieri e imprenditori che, attraverso compensazioni fittizie derivanti da importi convogliati relativi ad arretrati per malattie, assegni a nuclei familiari, maternità, bonus Renzi, riuscivano a ottenere illecite erogazioni previdenziali dall’Inps e crediti d’imposta dall’Agenzia delle Entrate ricevendo ineditamente le indennità. Indagati anche i legali rappresentanti e i consulenti di 84 ditte che hanno dichiarato di aver anticipato fittiziamente – la somma di 2 milioni di euro. Gli indagati, approfittando di una lacuna nei controlli di Inps e della partecipata Sispi. Il sequestro ha riguardato i 90 indagati e ha consentito di recuperare quote societarie, somme e beni immobili corrispondenti all’importo indebitamente percepito. “Ciò che allarma – sottolinea il procuratore capo, Antonio Centore– è che non abbiano funzionato i controlli. E’ il triste destino della magistratura inquirente che cerca di rimediare a cose fatte a controlli amministrativi che sono mancati nella fase precedente e che si potevano fare con i click. In questo caso – chiarisce – spettavano a una società privata convenzionata, a integrale capitale pubblico, cui l’Inps ha delegato le verifiche. In questo caso non hanno funzionato, anzi il meccanismo criminale si è affinato proprio nella consapevolezze dell’inefficienza o dell’inesistenza dei controlli diventando via via più sfacciato”.

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