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Cari papà auguri! Ecco qualche curiosità sulla vostra festa…

Oggi si festeggia in Italia la festa del Papà. Proprio così, oggi questa festa famosa in tutto il mondo, si festeggia solo qui.

La ricorrenza, infatti, ha origini laiche, ma l’Italia, essendo un paese principalmente Cattolico, ha deciso di accostare la festa del papà alla festa di San Giuseppe, padre terreno di Gesù.

In altri luoghi del mondo il “Father Day” si festeggia verso giugno, in altri posti ancora durante il periodo autunnale.

Sta di fatto che la festa del papà ha origini remote rispetto quella della mamma: quella dei padri è stata istituita a inizio Novecento quando già esisteva quella delle madri.

Le origini sembrano documentate negli Stati Uniti. Il 19 luglio 1910 il governatore dello Stato di Washington proclamò il primo «Father’s Day» della nazione. Sonora Smart Dood, ispirata probabilmente da un sermone sentito alla festa della mamma dell’anno precedente, dedicò la festa al veterano di guerra William Jackson Smith, simbolo della figura paterna.

Ancora prima, nel 1908, la causa della festa del papà era stata sostenuta da una chiesa della Virginia con un sermone in memoria di 362 uomini morti nel crollo di una miniera. Nel 1909 una donna cresciuta, insieme ai cinque fratelli, da un vedovo aveva già cercato di creare la ricorrenza.

Nonostante sia una festa laica che negli altri paesi del mondo viene festeggiata la terza domenica di giugno, l’Italia festeggia la festa del papà il giorno di San Giuseppe « sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia» come riporta il Martirologio Romano, il libro che raccoglie il calendario liturgico e le feste religiose, sul santo quasi più importante di tutti per la chiesa Cattolica. Il papà, infatti, viene paragonato, come San Giuseppe, uomo giusto e custode della famiglia.

Come in altri paesi di tradizione cattolica in Italia si è scelto il giorno di San Giuseppe, marito di Maria, l’uomo che crebbe Gesù, esempio di padre e marito modello, come data per la ricorrenza. San Giuseppe, secondo la tradizione, protegge anche gli orfani e le giovani nubili. Nella festività è tradizione in Sicilia invitare i poveri a pranzo. In zone diverse si fa coincidere questa ricorrenza con la fine dell’inverno. Fra i primi a festeggiare il santo in questa data ci sono stati i monaci benedettini nel 1030, i Servi di Maria nel 1324 e i francescani a partire dal 1399.

Anche il dolce tipico della festa, la zeppola, raccoglie una tradizione biblica. L’origine è nella storia della fuga in Egitto. Per mantenere la famiglia in quel periodo Giuseppe dovette vendere frittelle.

Le zeppole di San Giuseppe, infatti, qui in Campania, soprattutto a Napoli, sono tra i dolci più richiesti in questo periodo dell’anno. Ormai vengono cucinate in tutti i modi e con tanti gusti tutti diversi e particolari: dalla fritta a quella al forno, dalla quella con pochi zuccheri a quella per celiaci, da quella classica a quella al cioccolato, fragola, pistacchio e tanti altri gusti.

Come abbiamo ribadito più volte, in altri paesi del mondo, invece, la festa del papà viene celebrata la terza domenica di giugno, a partire dagli Usa. Estiva è la data di istituzione negli Stati Uniti e per questo è rimasta in giugno anche quando il presidente Lyndon Johnson l’ha proclamata festa nazionale nel 1966. In Russia è il 23 febbraio e i padri sono ricordati come difensori della patria. In Corea del Sud l’8 maggio è il giorno dei genitori. In Danimarca è il 5 giugno, giorno dedicato alla Costituzione. In Germania si festeggia nel giorno dell’Ascensione, 40 giorni dopo la Pasqua. Si chiama Männertag o Herrentag, giorno degli uomini. Molti paesi festeggiano in estate, ma si arriva fino a dicembre, il 5, in Thailandia, dove la festa coincide con il compleanno del defunto sovrano Rama IX, padre della nazione.

«Padre è la voce vera e nobile. Babbo è voce da fanciulli. Papà è una leziosaggine francese che suona nelle bocche di quegli sciocchi, i quali si pensano di mostrarsi più compiti scimmiottando gli stranieri». Non era tenero l’aggiornamento del Vocabolario dei sinonimi della lingua italiana di Pietro Fanfani del 1865 con il termine papà. Quella leziosaggine francese è diventata usuale nella lingua italiana tanto che oggi si festeggia la festa del papà non quella del babbo, anche se ovviamente la festa vale che voi scegliate una o l’altra dicitura. Babbo, non si utilizza solo in Toscana, ma anche in Emilia-Romagna, in Umbria, nelle Marche e in Sardegna. Vale come papà, anzi è una forma autocotona, locale, mentre quella con la p è un francesismo. Nel vocabolario ottocentesco non c’era papà. Padre era il termine nobile, babbo quello affettuoso dei bambini. Nel Novecento si inverte la tendenza: il papà prende il sopravvento e babbo diventa un regionalismo.

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