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Le Rubriche di Positano News - CulturaNews di Maurizio Vitiello

Libri in uscita. Un asterisco su “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, edito da Pietro Graus, di Gianmarco Cilento. foto

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Servizio-intervista di Pino Cotarelli – Peppino di Capri e i suoi Rockers di Gianmarco Cilento.

L’autore, con il suo libro dal titolo “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, edito da Pietro Graus (142 pagine, euro 15,00), ha voluto fornire una biografia artistica del cantante, relativamente al periodo unico e irripetibile di militanza con i Rockers, che ha costituito l’architrave della sua fortuna professionale, anche perché di questo periodo non vengono riportati apprezzabili dettagli nelle precedenti pubblicazioni. Infatti, in “Peppino di Capri. Il sognatore” di Geo Nocchetti, Edizioni Rai/Eri del 2004, viene riportata una sorta di intervista al cantante sulla vita professionale dagli esordi sino agli anni Novanta, mentre in “Peppino di Capri. Discografia illustrata, cinquant’anni dal 1958” di Vincenzo Faiella e Sergio Nicola Longobardi, Editore Vellino del 2008, si può notare un elenco illustrato della discografia italiana e straniera con accenni monografici. L’autore Gianmarco Cilento, invece, per realizzare “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, ha voluto impegnarsi in un notevole e minuzioso lavoro di documentazione e approfondimento, attraverso interviste a Falconieri e Varano (rispettivamente batterista e sassofonista dei Rockers), interviste a musicisti che, nel tempo, hanno collaborato con il cantante caprese e consultazioni di riviste specializzate dell’epoca e di libri in circolazione sull’argomento. Il libro contiene una bella prefazione di Mimmo Francia, autore per Peppino Di Capri di belle canzoni, tuttora note e ascoltate. Uno spaccato di vita dell’artista che parte dall’esordio della metà degli anni ‘50 del quindicenne Faiella, che viene per caso coinvolto e suona per ospiti importanti capresi, la costituzione del duo Faiella-Falconieri (quest’ultimo fortemente voluto dallo stesso Di Capri), attraversa l’evoluzione musicale, gli arrangiamenti in chiave moderna di pezzi classici napoletani, le influenze musicali straniere del surf e del twist, la notevole produzione di brani di successo ma anche di quelli non apprezzati dal pubblico, le diverse tournée in Italia e all’estero, il rapporto con il cinema e la tv, il rapporto con colleghi celebri, e si conclude con i primi segnali di crisi della metà degli anni 60’ con l’avvento di gruppi come The Beatles, Rolling Stone, Animals, etc..

Abbiamo rivolto alcune domande all’autore:

Come nasce l’idea di realizzare una monografia dell’artista e del suo gruppo che racchiude solo un sesto della sua vita artistica, seppur il periodo più importante e redditizio?

Mi sembrava non ci fosse ancora nulla del genere da un punto di vista editoriale. Finora si erano visti solo due libri su Peppino: uno la sua autobiografia uscita nel 2004, l’altro un volume illustrato sulla sua discografia dal ’58 al 2008. E basta. Non esisteva una vera e propria monografia sui suoi anni d’oro che spiegasse il motivo del suo successo, ma che, soprattutto, desse un volto ai suoi musicisti, i Rockers, che hanno contribuito tantissimo a quel successo che molti ancora ricordano …

Si rivelano determinanti le frequentazioni di personaggi importanti dell’isola azzurra che favoriscono il battesimo musicale del giovane Faiella. Prevale sul talento il fato?

Abbastanza. Non dimentichiamoci che Peppino giovanissimo ha avuto la soddisfazione di una breve frequentazione con la mitica Nico dei Velvet Underground. La sua riservatezza non sempre lo spinge, però, a sottolineare questi dettagli della sua sfera privata. L’incontro con Johnnie Ray è stato sicuramente il più importante per la sua formazione adolescenziale, anche se per la verità più che le conoscenze personali, è stata la maniacale mania dei ritmi del momento ad aver molto aiutato Di Capri a diventare un personaggio musicale di grandissimo successo.

Favorita la carriera (anche quella futura) dal sodalizio artistico con Falconieri?
Assolutamente. E dire che il ventenne Bebè Falconieri ha cominciato da zero proprio con lui. Da lì è iniziata la grande storia, la “grande avventura” così per come lo stesso Bebè la chiama ancora oggi.

E’ la notevole e prolifica capacità autoriale e musicale di Cenci e Varano, che assicura il lungo periodo di successi di Peppino Di Capri e i Rockers?
Cenci è stato un virtuoso chitarrista e un garbato compositore. Varano un geniale e anticonformista rocker, tanto che arrivava a suonare il sax con la tecnica roca, espediente purtroppo oggi messo da parte da molti pur bravissimi sassofonisti italiani. Quindi direi di sì…

Le nuove musicalità e le tecniche adottate dal gruppo, come le distorsioni delay, gli assoli di sax, corde di Gibson strisciate, gli intrecci di batteria, sono influenze musicali straniere?
Beh, la scuola era quella: le radio americane, il mambo di Perez Prado, i ritmi di Paul Anka, di Pat Boone e dei Platters. La scuola del rock ‘n roll si conciliò nella stessa misura di quella della tradizione partenopea per Peppino e gli altri ragazzi del complesso, ed è per questo che Peppino di Capri ancora oggi è all’unanimità considerato tra i più “americani” degli interpreti napoletani. Proprio per aver saputo dividere alla perfezione ritmi degli States con l’identità della musica partenopea.

Il successo di Peppino Di Capri era paragonabile a quello di Mina e Celentano?
Sì. Se non più forte in alcuni casi, come le presenze nelle notti alla Bussola in Versilia o i mitici Night di Via Veneto a Roma. Peppino e i Rockers hanno avuto sempre molta cura del loro pubblico, non li deludevano mai, seguendo tra l’altro una filosofia simile a quella del grande comico Totò, che sosteneva “servo il pubblico perché il pubblico va servito!”. Ed è indubbio che Di Capri ha sempre voluto un rapporto molto più umano con il suo pubblico rispetto a quello di alcuni suoi colleghi d’epoca …

A cosa è dovuto il difficile rapporto con il cinema che limitava le apparizioni alle sole esibizioni musicali nei musicarelli?
Un po’ la sua timidezza, un po’ il suo aspetto fisico forse non da Don Giovanni … Con i musicarelli è vero poteva fare di più. Pensa che il film che avrebbe dovuto segnare il suo esordio al cinema come protagonista “Disco rosso ai sogni” (1960) venne interrotto dopo poche settimane di riprese e mai più fatto ripartire. Una volta proposero a Peppino di comprarne una copia, ma lui rifiutò pentendosene, poi, successivamente. Chissà che prodotto ne era uscito fuori. Ha avuto modo comunque di recitare da protagonista in due di questi musicarelli nel 1961/62, ma come lui stesso riconosce si tratta di operazioni cinematografiche di serie B!

Perché non accontentarsi del successo nei locali di tutta Italia e all’estero senza tentare strade a loro non consone?
Ma in realtà i musicarelli glieli proponevano, mica li volevano fare loro! Poi è ovvio, li pagavano e accettavano. Ma c’era chi si opponeva a queste cose: Dalida, ad esempio, ne rifiutò parecchi di questi filmetti. Rimangono comunque preziose testimonianze audiovisive delle loro canzoni e della loro esibizione scenica. Io ritengo che sia stata una fortuna per Peppino e i Rockers accettare tutti quei film dal momento che, strano a dirlo, ma molte delle sue apparizioni televisive RAI a cavallo tra il 1959 e il 1966 sono andate perdute. In questo caso io risponderei “meno male che ci sono tutti quei filmetti”.

Come si spiega il rapporto umano e artistico inizialmente non troppo facilitato o forse non voluto da Mina?
Diciamo che Mina è stato l’amore platonico di tanti … Era una ragazza spigliata, alla moda e molto avanguardista, non poteva non risultare attraente … Poi, con il talento vocale che aveva! La solita timidezza di Peppino non ha fatto andare avanti nulla. Per assurdo Mina ha avuto una discreta frequentazione con i due Rockers Varano e Falconieri … Almeno, loro hanno portato tutta la vita questa soddisfazione!

Vista la capacità di adattamento del gruppo alle tecniche musicali fatte di distorsioni delay, assoli di sax, corde di Ghibson strisciate, intrecci di batteria, come mai non riesce ad accogliere la beat-generation e la beatles-mania ormai alle porte negli anni ‘60 e restare al passo col tempo?
Diciamo che il Beat ha messo fuori gioco troppo presto Peppino e i Rockers nella loro forma originaria. Ma c’è anche da dire che molti coevi a loro quali Celentano o Tony Renis non tentarono neanche tanto di accostarsi al nuovo genere e a diventarne l’imitazione. Peppino ha avuto modo di fare da apripista alla tournée dei Beatles nel 1965, quindi ha sicuramente avuto un contatto molto diretto con il quartetto inglese, ma ovviamente non era il suo genere, non lo aveva nel sangue. Lui come i Rockers. E, infatti, quando tentò dal vivo una loro imitazione con le chitarre allineate nel loro stile il pubblico non apprezzava tanto. Proprio da quel periodo il declino del primo Peppino con conseguenza dello scioglimento del complesso qualche anno dopo …

Come mai in presenza di una crisi incombente, negli anni ‘60 la casa discografica Carisch stipula con l’artista e i Rockers un contratto da 300 milioni?
Non era ancora in crisi affatto. Ed era solo un anticipo in occasione del rinnovamento del contratto quinquennale con l’etichetta discografica. Purtroppo, tale rinnovamento (gennaio 1965) coincise con l’inizio della crisi appunto dovuta all’ondata Beat, ecc … E quei soldi anticipati si tramutarono successivamente in debiti. Fu l’inizio di un periodo molto difficile per Peppino che sarebbe terminato solo nel 1970 con la fondazione della sua etichetta personale, la Splash. Diventò quindi responsabile della sua produzione artistica al 100% e fortunatamente da lì in poi non avuto più debiti con nessuno!

La produzione di Peppino Di Capri può contare quindi di adagiarsi sui vecchi ed eterni successi?
Certo, ed è uno dei motivi della longevità della sua carriera artistica. La gente che va ancora oggi ai suoi concerti vuole sempre i vecchi successi, i veri successi.

Peppino anni ‘50 romantico e dalla innocenza espressiva, Peppino anni ‘60 del twist, e del surf, più tenace scalmanato scenico e scapigliato; quale versione resiste nel tempo?
Probabilmente il primo, che sarebbe tornato poi molto negli anni ’70 grazie ai bei brani composti dai nuovi collaboratori come Mimmo di Francia, i fratelli Moscarelli, Sergio Iodice, o il giovane Depsa, in seguito divenuto popolare in tv. Ricordi la “Corrida” di Gerry Scotti? Esatto! Proprio quello che rispondeva “No!” al quiz su cosa aveva di strano un concorrente …

Quale valore aggiunto aveva il gruppo dei New Rockers (Falconieri, Amenta, Braggi, Raffaldi) rispetto al gruppo storico dei Rockers (Falconieri, Amenta, Cenci, Varano)?
Con i New Rockers si creò, poi, una fusione molto importante tra i due elementi che conservavano lo spirito del vecchio gruppo e i due nuovi musicisti, che seppero far rinascere bene non solo Peppino di Capri, in generale, ma anche i vecchi Rockers. Con i dischi dei primi anni Settanta, beh, sono uscite fuori delle robe miste a tradizione napoletana con punte di hard rock stile Led Zeppelin e Genesis, davvero imbattibili nella musica italiana. Basta ascoltare i primi due album “Napoli ieri – Napoli oggi” usciti tra il 1970 e il 1971. Parlano da soli.

Lo scioglimento dei Rockers del 68 non impedisce al cantante Peppino Di Capri di continuare nel suo successo e ricreare il gruppo dei New Rockers. Era necessaria nuova linfa per affrontare le nuove tendenze?
Sì, è stata infatti questa la motivazione dello scioglimento del gruppo. Peppino aveva bisogno di rinascere, di stimoli nuovi. Sciolse la squadra dei vecchi colleghi, visto l’insuccesso degli ultimi dischi. Reclutati, però, gli ex-Novelty di Fausto Leali fece due mesi dopo una mezza marcia indietro! Si era reso conto di non poter fare a meno di Falconieri e di Amenta … Da quella fusione con gli altri due elementi di Leali (chitarrista e organista hammond) nacque quindi il nuovo gruppo, destinato, poi, ad altri anni di onorata carriera!

Nonostante il ciclone delle nuove tendenze che si abbatterà, la classicità dei pezzi di Peppino di Capri reggerà nel tempo? Perché?
Forse, perché Peppino non è mai stato troppo affezionato al sound nel quale è nato. Ha sempre seguito le mode del momento, essendo dotato di un orecchio assoluto, oltre che di un talento da arrangiatore che non ha eguali nel panorama della musica italiana del Novecento. In particolar modo, per un personaggio nato in quegli anni dove l’arrangiamento era affidato ad altre figure, ma quasi mai al cantante …

Il racconto di una storia di circa 10 anni che va dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60, ti ha impegnato in un lavoro minuzioso di ricerca delle informazioni anche inedite, cosa avresti voluto aggiungere ancora?
C’è ancora molto da dire. Spero di poter raccogliere tutto il materiale scoperto nei mesi successivi all’impaginazione del libro per la prossima ristampa …

Il tuo futuro cosa prevede?
Sono dirottato verso il giornalismo. Spero di poter diventare pubblicista, ma la strada è ancora lunga. Non mi dispiacerebbe poter essere anche filmmaker …

Il tuo prossimo lavoro editoriale?
Un libro che racchiuda la successiva fase artistica di Peppino dagli anni Settanta in poi, ma anche un libro su Bernardo Bertolucci, uno dei miei registi preferiti.

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