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Napoli,Ma che succede a Verdi?

Il suo cartellino è costato tanto (25 milioni) le qualità sono indiscutibilima fin qui ha giocato  334 minuti tra infortuni e contrattempi

La probabile chance in Europa League è quella ideale per rilanciarsi. E lui non si smonta: «Qui sono felice e arriverà presto il giorno in cui avrò continuità»

Vatti a fidare delle statistiche: sono numeri, non mentono (quasi) mai, però bisogna andarci a leggere dentro, intrufolarsi con delicatezza, semmai sommare oppure sottrarre, dipende dai casi e poi tirarli fuori e sistemarli in un contesto che sia aderente alla realtà. Simone Verdi è tante cose assieme, se ci fate un po’ caso: venticinque milioni di euro (25) che indurrebbero chiunque a perdersi nei sogni di una ricchezza che non appartiene a nessuno – anzi sì, solo al Bologna – ma poi è anche sei mesi di corteggiamento insistito del Napoli e infine appena, soltanto, 334 minuti. Inutile perdersi a contare quanto sia costato, finora, perché fargliene una colpa se, nell’ordine sparso, è anche quello che s’è buscato uno stiramento a Udine dopo appena centoventi secondi di partita che gli è costato dodici partite tra campionato e Champions e proprio nel momento di maggior turn-over; poi, per non farsi mancare, una botta alla caviglia, una influenza e persino una squalifica vecchia dell’estate del 2017. Ha stravinto (nella sfortuna).

DESTRO, SINISTRO. Perché poi ci sono anche numeri di cui ci si può fidare e sarà bastato dargli un’occhiata anche una sola volta, facciamo così per caso, per esempio in Bologna-Crotone del novembre 2017: la prima punizione che va a sistemarsi all’incrocio dei pali con il sinistro e la seconda, sette minuti dopo, invece è di destro, perché Verdi non si fa mancare nulla neppure l’umanissima ambizione di sistemarsi nel pantheon dei fuoriclasse capaci di calciare con entrambi i piedi. Il destino, che però procede per fatti propri e in direzioni inimmaginabili, gli è entrato in tackle proprio adesso, nell’ultimo semestre, ma ora che Napoli-Zurigo si avvicina e c’è un posto che sembra possa appartenergli, è arrivato il momento di rispolverare quel genio soffocato dalla sorte, di sistemarlo a sinistra o dove chiederà Ancelotti e di aspettare che venga l’occasione giusta.
BELLEZZA. La Grande Bellezza, volendo, è in quell’elegante capacità di ondeggiare tra le linee, di starsene largo e poi tagliare in mezzo al campo, in quel fotogramma abbagliante di Torino, una luce poi spenta dagli accidenti che gli sono capitati, e che in un nano-secondo, fulminò l’apparato difensivo di Mazzarri. Un «crack» stilisticamente parlando, la sintesi di un geniaccio racchiusa in quel bagliore utile per ricordare che lui, in fin dei conti, fa cose che voi umani: destro o sinistro, fa un po’ come gli pare.

RESTA QUA. E quando a gennaio hanno bussato alla porta di casa-Verdi, un appartamento con panorama mozzafiato in una città che gli è entrata subito dentro e che lui ha girato con la sua Laura, non c’è stata risposta né al sondaggio laterale del Milan, né a quelli diretti del Bologna e del Torino, né alle offerte tedesche – Stoccarda ed Eintracht Francoforte – che pure avrebbero spalancato nuovi orizzonti professionali: «Io qua sono felice e verrà il giorno in cui potrò avere continuità». Si (ri)comincia, assai probabilmente, con Napoli-Zurigo e con precisione cronologica ci sta persino che gli possa scappare «scusate il ritardo». Se le ginocchia, le caviglie e i muscoli l’avranno smessa, la scalata è finita: destro e sinistro, avanti march!

fonte:corrieredellosport

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