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Napoli in emergenza – ma il Torino si copre foto

Sono quasi dieci anni che il Torino non vince a Napoli: stasera punta all’impresa, non fosse altro che per Mazzarri – privo di Djidji, non convocato in difesa – una serata al San Paolo vale doppio. «Il Napoli in casa sembra invincibile», ha detto ieri il tecnico dopo la rifinitura, annunciando qualche sorpresa nella formazione iniziale. «Ma penso che potremo giocarcela e metterli in difficoltà. Loro hanno automatismi perfetti, noi dobbiamo rispondere con la giusta lucidità». Il Torino non prende gol da 3 partite di fila: se arrivasse a 4 eguaglierebbe la striscia che risale ad aprile 1988. «Bisognerà evitare gli stessi errori commessi contro l’Udinese», avverte Mazzarri. «A Napoli non saremo graziati, hanno una fase offensiva micidiale: davanti a gente come Callejon, Insigne e Mertens sarà una bella verifica». Spazio anche alle polemiche: «Dovrebbero pagare la mia multa arbitro e quarto uomo. Ho 15 anni di carriera e spesso mi trovo davanti arbitri che hanno ancora il latte alla bocca».

 

Il Napoli ha vinto sei delle ultime sette gare di Serie A contro il Torino (1N), parziale in cui ha sempre realizzato almeno due reti (22 in totale, 3.1 di media a match).

Probabili formazioni
Napoli (4-4-2): Ospina; Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Ghoulam; Callejon, Fabian Ruiz, Allan, Zielinski; Mertens, Insigne. Allenatore: Ancelotti.

Indisponibili: Younes, Albiol

torino (3-4-3): Sirigu; Izzo, Nkoulou, Moretti; Ansaldi, Lukic, Rincon, Meitè, Aina; Belotti, Berenguer. Allenatore: Mazzarri.

Indisponibili: Djidji

 

Statistiche Opta
Il Napoli ha vinto sei delle ultime sette gare di Serie A contro il Torino (1N), parziale in cui ha sempre realizzato almeno due reti (22 in totale, 3.1 di media a match).

Il Torino non batte il Napoli al San Paolo in Serie A dal maggio 2009 (1-2 firmato Bianchi e Rosina): da allora quattro vittorie azzurre e due pareggi, tra cui il 2-2 nell’ultimo match di maggio 2018.

Il Napoli ha mantenuto la porta inviolata nelle ultime tre partite di campionato: non arriva a quattro clean sheet consecutivi in Serie A da novembre 2015.

Nessuna squadra ha pareggiato più volte 0-0 del Torino in questo campionato (quattro), il Napoli ha chiuso con questo risultato due delle ultime tre partite di Serie A.

Il Torino ha collezionato tre clean sheets nelle ultime tre partite di campionato: è da aprile 1988 che non rimane quattro gare di fila di Serie A senza subire gol.

Solo la Juventus (68) ha subito meno tiri nello specchio di Torino (80) e Napoli (81) in questa Serie A.

Gli ultimi otto gol del Torino in campionato sono stati segnati da otto giocatori diversi, cinque dei quali da difensori.

L’attaccante del Torino Andrea Belotti ha segnato cinque gol nelle sette partite giocate da titolare contro il Napoli in Serie A: contro nessuna squadra ha realizzato più reti tra quelle attualmente presenti nel massimo campionato.

L’attaccante del Napoli Dries Mertens ha partecipato attivamente a 10 gol nelle ultime cinque presenze di Serie A contro il Torino (sei reti, quattro assist).

Il difensore del Torino Cristian Ansaldi (due gol e due assist) ha partecipato attivamente a quattro gol in 11 presenze di questo campionato: non ha mai fatto meglio in un’intera stagione di Serie A.

3 Clean sheet di fila Il Napoli ha mantenuto la porta inviolata nelle ultime tre di A: non arriva a quattro clean sheet di fila in Serie A da novembre 2015

Il Napoli ha vinto sei delle ultime sette gare di Serie A contro il Torino (1 pari), realizzando 22 gol in totale, 3,1 in media per match

L’ultima sconfitta arrivò contro la Roma a marzo: dopo quasi un anno, 14 vittorie e 3 pari, gli azzurri vogliono mantenere l’imbattibilità davanti ai tifosi

Sarà “vecchio”, sarà “vuoto”, sarà inospitale, però è caldo ed accogliente: è una coperta di Linus che il Napoli allunga su se stesso, per ripararsi dalle intemperie e per resistere, per tentare di dare (ancora) un senso a un campionato che pare chiuso, per rimanere aggrappato a qualcosa, e si chiama orgoglio, per avere gli elementi utili per rinascere in estate, quando, De Laurentiis “dixit”, «arriveranno due o tre ricambi a sorpresa». Qui Napoli, quartiere Fuorigrotta: quando si dice “casa dolce casa”, perché il focolare domestico ha un suo peso, si direbbe un valore, e non a caso lo chiamano fattore campo. E’ da marzo 2018 che il Napoli non rimane avvolto nella delusione più cocente, e quella volta fu dura davvero da digerire, accadde tutto in una notte, la Juventus che vince al novantatreesimo all’Olimpico con la Lazio, la Roma che passeggia, finisce 4-2 per i giallorossi, e dilata la forbice, i quattro punti di vantaggio si assottigliano, ne resta uno solo, prima di scoprire come poi sia andata a finire.

UN ANNO. Undici mesi e mezzo, siamo quasi a dodici, guarda un po’ la scadenza del calendario è fissata proprio contro la Juventus, alla prossima interna, però stasera quando si comincerà contro il Torino il Napoli avrà alle proprie spalle le sue diciassette sfide consecutiva senza sconfitte – quattordici vittorie e tre pareggi – che rappresentano una indicazione e anche una tendenza, un valore aggiunto o anche una inclinazione. E’ una tenerissima abitudine, concedersi regali che restino per sé, per quelli che ci saranno, e potranno essere meno di ventimila, ma che fa, è gente che aspetta una soddisfazione, di gustarsi un’ora e mezza di calcio e poi di gioire: con il Napoli càpita da quella nottata di marzo, più inquietante di una sorprendente doccia gelata.

ANCELOTTI. Diciassette partite consecutive, senza macchia e però con qualche piccola o grande paura: il Napoli di Carlo Ancelotti ne ha giocate dodici nel san Paolo (in campionato) e ha rallentato solo con la Roma (1-1) e clamorosamente con il Chievo (0-0), poi ha divertito, s’è ingolosito, ha segnato tanto (ventotto reti), ha subito relativamente (sette gol), è uscito per sette volte con la porta inviolata, ma ha sofferto e si è rialzato con il Milan (soprattutto, quando era sotto di due reti) e con il Bologna (quando l’ha salvato Mertens nel finale); ma complessivamente ha gestito ed ha dimostrato di gradire quel tepore che arriva da uno stadio che gli è amico, pure statisticamente. Si tratta della serie più lunga in corso: la Juve è ferma a 15.

DISTANZA. La Juventus se ne è andata, ora è a più quattordici, ma l’Inter va tenuta sotto controllo, per blindare quel secondo posto che ha comunque un suo rilievo. E la Vecchia Signora, ingorda, è dietro questo percorso netto che il Napoli ha avviato diciassette partite fa, perché la striscia di Madame si ferma per il momento a quindici gare, guarda caso proprio dal momento in cui il Napoli passò a Torino, si riavvicinò al sogno e poi lo vide svanire, anzi sparire, tra san Siro e l’Artemio Franchi di Firenze, in quelle due giornate in cui lo scudetto rimase impigliato nelle stanze di un albergo che era così lontano dal san Paolo.

la squadra azzurri in emergenza  Milik mette i granata nel mirino
Maksimovic tenta il tutto per tutto

 

Solo diciannove disponibili per Ancelotti, acciaccati compresi: ballottaggio in difesa fra Ghoulam e Hysaj
Perché poi, guardandosi intorno, Carlo Ancelotti s’è accorto d’essere nel bel mezzo di una diaspora: diciannove uomini, acciaccati compresi, e volti rimasti nell’ombra e nei ricordi, amici d’un tempo perduto o naufraghi del destino come Raul Albiol. Però si gioca e bisognerà farsene una ragione, inventarsi questa vita e pure quell’altra, pensare alla formazione di stasera ma anche al turn over per giovedì, industriarsi, chiacchierare con il medico, leggere nella coscienza dei diretti interessati, collegamenti con i propri muscoli e il proprio cervello. Diciannove uomini sono pochi ma bastano e forse avanzano per sentirsi al sicuro, per pensare di poter costruire la propria idea di gioco e avviare quel ciclo che verrà attraverso valutazioni che si protrarranno di partita in partita: Napoli-Torino sarà per pochi, non si arriverà a ventimila, ma servirà ad Ancelotti eccome per arricchire il personalissimo data-base utile a scoprire chi resterà sull’arca e chi eventualmente sarà costretto a scendere.

IL BOMBER. Lorenzo Insigne e Arkadiusz Milik, per cominciare, per gli acciacchi di Dries Mertens – e anche per un momento un po’ così – e il resto verrà da sé, attraverso la costruzione di un modello di squadra che sia compatibile con la filosofia di gioco, nonostante le assenze (Albiol e Mario Rui, gli addii (Marek Hamsik), l’acido lattico (in Faouzi Ghoulam). Però davanti il tandem degli opposti (in altezza) che si attraggono sembra l’opzione più “torrida”, suggerita dall’ispirazione attuale del polacco (sei gol nelle sue ultime quattro apparizioni al san Paolo) e dall’esigenza dello scugnizzo di tirarsi sempre più su, confessata a caldo a Zurigo: «Non attraverso un momento felicissimo ma la squadra mi aiuterà e poi il gol in Europa League ha un senso».

DUBBI. Poi bisognerà che il Napoli si guardi dentro, “senta” la gamba di Simone Verdi, che si è allenato e sembra potersela giocare nei quattro di centrocampo a sinistra, proprio come nel girone d’andata, lasciando scivolare Piotr Zielinski nel mezzo, al fianco di Allan, perché Fabian Ruiz è uscito ammaccato da Zurigo. E le perplessità semmai, quelle più inquietanti, s’avvertiranno in difesa: Ghoulam ne ha fatte due su due di seguito, forse è il caso che riposi, concedendo la corsia di competenza a Elseid Hysaj e confermando Kevin Malcuit a destra. Mentre davanti a Alex Meret, se la salute assisterà Maksimovic, sarà lui a fungere da partner di Koulibaly, o altrimenti dovrà ingegnarsi nel suo antico ruolo Luperto). E nel calcio del Terzo Millennio, una gara ogni tre o quattro giorni, può anche succedere di ritrovarsi per un attimo in difficoltà: ma guarda un po’, proprio quando di fronte c’è un Toro e intorno il semi-deserto.

 

 

fonte:corrieredellosport

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