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Montesilvano (PE). Galleria “ARTEINCONTRO”. Mostra “MARE” con 31 artisti, dal 02.03 al 19.05.2019.

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Segnalazione di Maurizio Vitiello – 31 artisti sul tema “MARE”.

Forte attesa per la mostra “MARE”, a Montesilvano. Verranno artisti da varie regioni e nazioni: Abruzzo, Puglia, Sicilia, Lazio, Campania, Veneto, Libano, Messico.

Sabato 2 marzo – Domenica 19 maggio 2019
Galleria “ARTEINCONTRO”,
Corso Umberto, 43 – 65015 Montesilvano (PE)
“MARE”, a cura di Maurizio Vitiello

Ecco, in anticipo, il testo integrale in catalogo:
“MARE – SEGMENTI DELL’ARTE CONTEMPORANEA
a cura di Maurizio Vitiello

*Alla Galleria “ARTINCONTRO” di Montesilvano, pilotata, da anni, da Fabrizio Serafini saranno in esposizione sessantadue opere da sabato 2 Marzo a domenica 19 Maggio 2019. Quest’esposizione intende, in particolare, promuovere e valorizzare la percezione del mare. Ogni artista ha presentato due opere, di cui una rilevabile in questo catalogo. Con questa mostra a tema s’intende declinare la concreta necessità di riunirsi per trattare d’arte. Seriamente ci sarà un dialogo su un nostro patrimonio, che, nonostante tutte le varie problematicità che l’affliggono, attira. Si ha voglia d’incontrarsi e la concretezza della mostra permette di cogliere coniugazioni di codici diversi, dal figurativo all’informale, dal surreale all’astratto geometrico. Tutti gli artisti hanno nella memoria il mare e lavorando negli studi, pur sempre attenti al mondo, si sono aperti a ragionare e a centrare un argomento in molteplici interpretazioni. In motivate opere, dalla fotografia alle tecniche miste, tutte a sviluppo verticale nelle dimensioni di cm. 70 x 50, emergono affettuosi accostamenti al mare di tutte le sponde. In regolate esperienze le definizioni dei partecipanti hanno raccolto profili, rilievi, accenni, segnali, stratificazioni, archi, curve, livelli profondi, coste, anse, anfratti, una geografia di luoghi, una semantica del blu, stacchi, nervature, spiagge, dorsali … Negli alvei della tradizione, dell’innovazione e della sperimentazione si sono mossi gli artisti e le artiste, seguendo, così, valori dell’analisi dei commenti e agganciandosi a originalità e a utilizzi di linguaggi anche in modo trasversale.

*Il mare si abbina e si attaglia alle ricerche artistiche; il mare, da sempre, è stato il luogo utile e fluido per proiettarsi, per svolgere e determinare il futuro, per incontrare e per condensare emozioni; è lo specchio della riflessione tra cielo e terra. E’ approdo per chi ha voglia di esprimersi e di immergersi e/o di proseguire traversate per giungere a rivelazioni del sé, per poi risalire dal blu dell’animo. Dalle ruggenti tempeste di Joseph Mallord William Turner (Londra, 23.04.1775 – Chelsea, 19.12.1851) alle onde di Katsushika Hokusai (Edo, 31.10.1760 – Tokyo, 10.05.1849) alle spiagge di artisti del Novecento che direttamente richiamano la ricerca del nuovo, gelido realismo che negli anni Trenta caratterizzava il lavoro di artisti come Felice Casorati (Novara, 04.12.1883 – Torino, 01.03.1963) come Giuseppe Capogrossi (Roma, 07.03.1900 – 09.10.1972) prima della svolta astrattista. Visioni del mare sono state consegnate alle analisi del contemporaneo e ci sono tracce, ma direi orme ponderose anche in Picasso (Malaga, 25.10.1881 – Mougins, 08.04.1973 – Mougins, 08.04.1973) e Salvador Dalí, all’anagrafe Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, 1º marchese di Dalí de Púbol (Figueres, 11.05.1904 – 23.01.1989), ma tanto per citare alcuni calibri importanti. Lo spaccato espositivo col suo ampio spettro di segmenti, che si svolge, serenamente, a Montesilvano (PE), segnala un serio e responsabile approfondimento sui sentieri recenti dell’arte contemporanea, valica la forte e la sottraente crisi e manifesta un interesse attivo sull’attualità. Sono in campo tratti maturi e caratteri emergenti e si presentano paesaggi di pensieri, passaggi di intendimenti e trasferimenti di visioni. Ovviamente, stare insieme permette di far fluidificare cognizioni e istanze; percepire, fiutare, considerare il presente, con le sue composite complicazioni e vaste preoccupazioni, riesce, insomma, ad alimentare l’azione artistica con facoltà incidenti. Le nuove frontiere e i nuovi ventagli propositivi, qui in gioco, fanno scattare riconversioni utili per tutti e in una società sempre più “liquida” bisogna, seppur a costo alto, traghettare le molteplici, tra radicali e innovative, “identità del mondo”. Quest’esposizione vuole essere un “focus”, ma anche un veloce “reportage” sull’arte del momento in Italia, ovviamente non esaustivo dato il numero contenuto degli operatori preso in considerazione, che non disdegna di porre una linea di resilienza. Incontrarsi e conversare con “turisti per caso”, “viaggiatori dell’anima”, “addetti lavori”, “gruppi di fruitori”, “compagni di strada” e tante altre parzialità significa esercitare gli occhi a saper vedere, a saper raccogliere gli equilibri, passati e/o emergenti, da quelli semantici a quelli cromatici. Chiaramente, saper vedere un dipinto o una scultura aiuta a comprendere il mondo e a saggiare se avrà un futuro, tra apocalissi scongiurate, migrazioni epocali in corso, crisi economiche da superare, terrorismi da acquietare. L’indicazione del tema ci è stato suggerito dalla lettura di una stupenda poesia del grande poeta spagnolo Federico Garcia Lorca (Fuente Vaqueros, 05.06.1898 – Granada, 18.08.1936) “Mare”.

MARE
Il mare è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto per il desiderio d’essere luce.
Povero mare condannato a eterno movimento, che sei vissuto quieto un tempo là nel firmamento!
Ma dalla tua amarezza l’amore ti redense.
Partoristi la casta Venere e la tua profondità restò Vergine e senza dolore.
Le tue tristezze sono belle, mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece delle stelle possiedi polipi verdognoli.
Sopporta la tua sofferenza, formidabile Satana.
Cristo passò sopra di te ma anche Pan lo fece.
La stella Venere è l’armonia del mondo.
L’Ecclesiaste taccia! Venere è il profondo dell’anima…
…E il pover uomo è un angelo caduto.
La terra è il probabile Paradiso perduto.
(traduzione di Claudio Rendina)

MAR
El mar es el Lucifer del azul.
El cielo caído por querer ser la luz.
¡Pobre mar condenado a eterno movimiento, habiendo antes estado quieto en el firmamento!
Pero de tu amargura te redimió el amor.
Pariste a Venus pura, y quedóse tu hondura virgen y sin dolor.
Tus tristezas son bellas, mar de espasmos gloriosos.
Mas hoy en vez de estrellas tienes pulpos verdosos.
Aguanta tu sufrir, formidable Satán.
Cristo anduvo por ti, mas también lo hizo Pan.
La estrella Venus es la armonía del mundo.
¡Calle el Eclesiastés! Venus es lo profundo del alma …
…Y el hombre miserable es un ángel caído.
La tierra es el probable Paraíso Perdido.

*Ringraziamo i seguenti artisti e artiste, del mondo della pittura e della fotografia, per aver accettato con entusiasmo l’invito a partecipare: Laura Amato, Arvedo Arvedi, Luciano Astolfi, Maurizio Bonolis, Alfonso Caccavale, Nando Calabrese, Beatriz Cardenas, Nicola Caroppo, Alfredo Celli, Elisabetta D’Agnano, Maria Pia Daidone, Emilia Della Vecchia, Sandra Di Marcantonio, Anna Di Maria, Mimmo Emanuele, Carmine Galiè, Katia Lupò, Ibrahim W. Mahjoub, Ida Mainenti, Salvatore Marsillo, Mauro Molinari, Lucio Monaco, Monica Memoli, Silvio Paolini, Myriam Risola, Antonio Salzano, Maurizio Schächter Conte, Renato Tagliabue, Clara Tirone, Ernestina Zavarella, Antonio Zenadocchio. Questi artisti e queste artiste hanno deciso di “far leva comune” per poter attivare l’attenzione di una linea mediatica e del circuito di “collezionisti illuminati”. Vive e vitali sono le declinazioni tecnico-linguistiche presenti, che, in parte, si riconcorrono su un “fil rouge” di collegamenti e connessioni nelle migliori intenzioni di offrire una cortina-vetrina di orizzonti agiti; quasi un serrato ventaglio, lecito, legittimo, fresco, palpitante e, oltremodo, battente di “scambi di confine”. Leggiamo una pluralità di prospettive per afferrare la varietà del mondo. In un significativo registro, quindi, circolano e ci permettono di captare profili mentali nuovi e caratteri del reale, resi in modo alternato, tra persuasive coincidenze e stringenti rispondenze.

Laura Amato lavora sul corpo. Con un gioco di impronte di corpi distesi in movenze, su cui situa artifici segnici e/o femminili decorative gemmazioni, muove la sua personale moderna ricerca di una figurazione mossa e attiva. Quasi riflette in una decalcomania corporea il sentimento femminile dell’approccio alla vita, al mare. Il nostro corpo offre vibrazioni e il suo senso elegante cerca di raccogliere. in un impatto cosmico, emozioni epidermiche e senso dell’intimo sentire. Arvedo Arvedi riesce a svolgere un’intensa attività “pro Mare”. L’abbiamo visto in azione, anche, in un’officina di un artigiano a Roma, in zona Monti, durante il MAD (Monti Art Design) a sviluppare opere che sostanziavano il suo amore per il mare. E con quest’opera volutamente singolare, quasi irriverente, dichiara che il mare non può più ingoiare le tonnellate di plastica che ha nel suo ventre liquido e che, inesorabilmente, viaggiano anche nella catena alimentare. Luciano Astolfi è capace di “stringere” il suo carattere, che tenta di percepire evanescenze e virtualità, in tessiture aperte. Le capaci prove dell’artista consegnano dimensioni di estensioni informali, che propagano onde d’urto e miscelano, tra elaborazioni composite e combinazioni amalgamate, un divenire musicale del tempo intimo. Questa trama informale rende una partecipazione forte ed estesa a un marezzato tappeto di circostanze visive. Maurizio Bonolis, che conosciamo dal lontano 1973 e a cui curammo la prima mostra al TTC – Vomero, a Napoli, dopo un inizio segnato da esperienze figurative di forte impatto simbolico e cromatico, è passato negli anni a visioni metafisiche per, poi, approdare all’arte astratta. E’ riuscito con un caparbio lavoro col “mouse” a declinare astrazioni composte. Il colore è terso e deciso e testimonia una lunga ricerca diaframmatica di equilibri tra spazio e forma. Da poco, ha realizzato un nuovo catalogo con commento sociologico-critico di Gaspare Natale. Alfonso Caccavale perlustra, gira, vaglia, fotografa. Poi, lavora sulle elaborazioni digitali e riesce a dimensionare atmosfere di “solarizzazione” per avvertire di toni la scena. Completa con saggi brevi di colori e/o con tagli e segmenti per meglio inquadrare i diversi e multipli soggetti di una scena territoriale, sempre rivolta agli appassionamenti oppure registra uno spaccato marino con sapiente determinazione d’impianto. Nando Calabrese fotografa in maniera asciutta e decisa. Col suo b/n produce scatti di rilevanza segnica e di sicuro ed efficace effetto visivo. Fa riconquistare al b/n quel ruolo che permetteva al fruitore di leggere i chiarori, i passaggi dei grigi e le tonalità. Il colore, anche se eccelso e sofisticatissimo, non ci permette il tranquillo scivolamento degli occhi e le giuste pause. Il clamore del colore distoglie, ci assorda il pensiero. Il b/n è poesia che si fa immagine e le foto del bravissimo fotografo napoletano ci permettono di comprendere l’icasticità dell’evento, il valore della geografia umana, i tesori del territorio, il tesoro del mare. Beatriz Cardenas con convinzione partecipe è intervenuta a questa collettiva e vi è entrata con estremo piacere presentando un interessante lavoro, che rispecchia la regolata e pulita modulazione cromatica che porta avanti, da tempo. L’artista riesce, ora, a equilibrare in trasversali dinamiche i sensi di uno sviluppo interiore e il mare è riuscito a renderlo in maniera segnaletica con riepiloghi estremi; difatti, ha regolato estrazioni visive per felicità di sintesi. In un campo astratto ha motivato attraversamenti per rendere fondali marini. Nicola Caroppo è un artista emergente che lavora con tranquilla misura sui particolari e intende chiarire, immediatamente, che la materia gli interessa in modo sostanzioso. Tutti i suoi ultimi lavori cercano di captare la vitalità della materia e il senso estremo della partecipazione viva. In una rete di riferimenti al mare ha preferito siglare un’enunciazione di carattere dalla forte valenza simbolica. Alfredo Celli continua ad analizzare l’attualità e, così, assicura un fronte riuscitissimo d’immagini. Taglia con squarci personalissimi materie trattate con cromatismi oculati, perché ha bisogno di seguire le sue fantasie, che esplorano momenti d’incanto, di ragionamenti e di considerazioni. Insomma, attimi e dettagli sono segmentati in una proiezione avanzata e sono agiti o dal fuoco o da riverberi di spacchi, che esaltano risultati sorprendenti, intercalati su materiali plastici differenti. Questa volta sul mare ha semplicemente guardato con ottica informale valutando una resa d’impatto su tagli orizzontali. Dopo i successi consecutivi al Premio Sulmona, continua seriamente e con disciplina l’attività con Atomosfera.7_Contemporary Art Group. La compagine vede insieme, da tempo, gli operatori Alfredo Celli, Bruno Di Pietro, Rossano Maria di Cicco Morra, Massimo Pompeo, Anna Seccia, Franco Sinisi e, dal 19 gennaio 2019, il Maestro Achille Pace con il ruolo di direttore artistico. Elisabetta D’Agnano nella sua estesa attività di scenografa RAI ha determinato realizzazioni da ricordare. Questa volta tratta il mare accuratamente su portati eleganti e intelligenti. In uno sviluppo di raffinati piani colloca il mare tra lido e cielo, tra terra e infinito. Con una comprensibile grafia e con minute variazioni piega il tema a possibili soluzioni e a calibrati cangiamenti. In un dialogo di stacchi estetici combina forme di forza e di levità. In una consistente e apprezzata versione di passaggi amplifica un immaginario. Maria Pia Daidone, dopo aver istruito e corroborato la serie “Aurum”, ha formulato la serie “Andare lontano nel blu”, che rende impianti compositivi investiti dalle qualità cromatiche dell’oro e dalla variazione della gamma cromatica del blu. Segmenti aurei e quadrettature specchianti, in una sequela intrigante, affiorano e consolidano il primato della superficie riflettente luce vivida. Assoluti chiarori, in un’armonica stesura di equilibrati valori, rinvigoriscono una merlettatura di bagliori, che rende unica una texture di magistrali sfumature, nonché posizionamenti di tocchi e bilanciamenti cromatici dal sabbia al blu. Emilia Della Vecchia prova su prova, studio su studio, passo dopo passo inquadra le sue pitture. La sua partecipazione al mondo della pittura è discreta. Assimilerà nel tempo concrete variazioni e svolte decisive. Oggi, si rivolge al mare con semplici deduzioni compositive. Non si può toccare il mare se non si sono percorsi i sentieri del giorno e della notte. Il mare è da vedere, da ascoltare, da riportare in memoria. Sandra Di Marcantonio nelle sue realizzazioni per riferimenti alti percorre suggestioni surreali e provvede a completare in una successione di contesti ritmi formativi. In una personale rivisitazione s’immerge nell’inconscio della ricerca e delle motivazioni surreali ed elabora redazioni congrue di narrazioni possibili e ipotetiche. Con ispirato concorso progettuale modula soluzioni varie e variegate sino ad arrivare ad allusioni metaforiche e a implicazioni mediate da un linguaggio realizzato per esporre e riportare tempo e spazio. Il suo sistema visivo amplifica ed estende complessità di sensi. Anna Di Maria con una tecnica particolare entra nel campo informale e con mano libera distende il suo rapporto col mare. Con impressioni fa transitare lucide versioni contemporanee e l’immaginario trova ampie rispondenze. In fluttuazioni provvide visioni luminescenti e morbidezze di tratto conquistano spazi di sperimentazione. Nel contenuto di queste ultime sue opere un mediterraneo interiore riesce a risalire a documento e a forza rigeneratrice. Il suo calmo viaggiare spazia nell’immensità del mare. Mimmo Emanuele è artista di getto. Lavora quotidianamente, non si stacca dal suo studio-laboratorio. Vuole esserci. Con una calcolata redazione si è avvicinato al mare. Ne riporta clamori ed echi, suggestioni e sfinimenti. Comunica, corrobora e conferma il suo interesse per il mare e nel far scivolare una sua foto tuffa e raccoglie, nel contempo, il senso della vita. Anche lui si sente provenire dal mare; bagna la sua immagine quasi per suggestione originaria. In un avviluppato intrico di rimandi tratteggia varianti e istanze. Carmine Galiè con un’oculata spazialità tocca l’informale. Si sente sciolto e affronta l’orizzonte del possibile, il profilo dell’infinito. Con una capacità articolata e rapsodica indaga il mare. Sceglie frammentazioni connotative e deroga con sviluppi singolari. Trasforma l’ornamento con modifica chirurgica e un lirismo pungente diffonde echi sottili. Pratica un materismo informale e raggiunge il respiro del mare con un’attendibilità consona a un ricercatore di vie e di soluzioni. Non si trattiene, lavora e lavora per raggiungere con implementazioni linguistiche soglie d’interpretazione valide e portanti. Katia Lupò con efficacia fa volare il suo pensiero. Con slancio vitale il suo informale libera energie e rimuove gli attriti. Il mare che colloca sulla tela è libero e liberato, sembra svegliarsi per far rivivere il tutto con scosse energetiche. Una plasticità diffusa inebria il contenuto e la redazione trova ampio respiro nel sostanziare metamorfosi e trasformazioni per superare segni atavici e ancestrali. Con una policromia, sentita e avvertita, alza e tutela una via evolutiva dai generosi slanci. La straordinaria freschezza e genuinità sublima la materia sciolta i cui transiti sono da captare come colpi innovativi di tuffi dell’anima. Ibrahim W. Mahjoub con integrità dichiara la sua declinazione e la sua poetica. Il suo ordine figurativo non vuole controbattere le attuali e mutevoli vicende dell’arte contemporanea, ma si pone come diaframma di un’operatività specifica. Indica nei luoghi e nelle colorazioni un senso di dolce e antico incedere e scatta una linea in rima. Alcune scene ritagliano un’edulcorata parabola, che fa sopravanzare segmenti di delicatezze di preferenza d’antan. In contesti “altri” i suoi episodi restano in un convincimento d’interstizio. Ida Mainenti è donna sorgiva, piena di attenzione alla sua terra, alla sua costa, alla sua riviera. Realizza vetrate artistiche, quadri e ceramiche. Il suo estro s’avvale di una maglia fabulistica e scivola a raccogliere dal mito e, anche, da dati essenziali reali. Impressioni rilasciano leggerezze e ricalchi ludici. Con eloquenti cromatismi riesce a dimensionare una tessitura giocosa e a riafferrare e ripercorrere una trama disegnativa libera e senza concetti d’urgenza. In una libera sintassi conquista spazi attraenti ed empatici. Salvatore Marsillo ha guardato dentro il mare ed è voluto andare sotto. Ha filtrato la sua attenzione in una quasi distinta filigrana e i fondali marini lo attirano. In questo caso l’artista ha operato su un altro codice. Da non dimenticare, appunto, che con le ultime opere lavora volti con una rete di tessere, ad effetto “flou” o “soft focus”, vedasi la serie “Plenitude”, che riduce i contrasti dell’immagine, senza sfocare, ottenendo una diffusione delle alte luci con una minima invasione delle zone d’ombra; risultati: morbidezza del contesto visivo e, quindi, la realizzazione di una “sophisticated image”, riduzione delle imperfezioni della pelle, maggiore luminosità. Ma si sta spostando, ulteriormente, su effetti corporei e su risultati conseguenziali non dimenticando riferimenti animalistici e naturalistici dalle conclusioni stimolanti e singolari. Mauro Molinari caratterizza con uno stile personalissimo una comune scena balneare [di una famiglia?]. La raggiunta cifra estetica dell’artista riesce a specificare una composizione particolarissima, che s’inserisce nella quota partecipativa della sua azione pittorica. In quest’immagine appare evidente una caratterizzante soluzione d’impronta significativa, che a livello di segmentazione memoriale si ricorda. Le sue prove sono controllate elaborazioni di proposte visive d’indubbia qualità espressiva, meditate significazioni d’intensità ludica. Lucio Monaco con i suoi dipinti e decollages segue sensazioni interiori, particolarmente legate a pellicole di films celebri e celebrati. Le sue opere rispecchiano forti connotazioni sociali e rideterminano la lettura di “affiches” e di manifesti sintetici, ma seguono anche altre strade abbreviative, di spicco e “glam”. Nel suo gesto che perpetua movimenti di effrazione risaltano particolari e in una sorta di rimandi si sollevano squarci sottesi di vita. Le sue realizzazioni fanno scattare incognite nervature per esiti stravolgenti, talvolta, inattesi. I suoi strappi rivelano, non cancellano. Monica Memoli accende di colori la sua pista fotografica. In mostra due significative testimonianze della sua dettagliata ricerca iconografica marina. Coglie i suggestivi colori di Procida, isola del cuore. Le atmosfere dell’isola di Arturo le riordina attraverso le immagini quasi astratte degli scatti. E’ un Interessante progetto di ricerca fotografica, che privilegia l’aspetto cromatico e, isolando particolari architettonici e mutevoli superfici marine, ci restituisce l’anima più profonda dell’isola. La fotografa, radici procidane, nel 2014 vince il Wonderful Naples Prize e i suoi scatti, di una Napoli inconsueta e non iconografica, sono stati mostrati ai napoletani attraverso il circuito di Videometrò News Network per un intero mese. E’ tra le fotografe emergenti del panorama nazionale e, ultimamente, sino al 02.12.2018, ha esposto al “Museo Casa Natale di Gabriele d’Annunzio”, a Pescara, con la mostra “Mari e Muri”, presentata da Lucia Arbace, Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo. Silvio Paolini con schemi di proiezione riesce a equilibrare doppie scene, doppie motivazioni di prospettiva. E nel novero delle sue composizioni queste ultime sollecitano riquadri di visibilità concreta, assoluta. Con una descrittiva alternanza provvede a una successione di momenti e nel continuare la sua vicenda linguistica non tralascia tocchi e umori per giungere a un impatto sociale. Le sue prove e i suoi convincimenti amplificano lo spettro dei suoi interessi panoramici. Myriam Risola è sempre attenta a muoversi. Qualificatissime sono le sue produzioni. La sua attenzione al mare l’ha portata a coglierne la vita intima, quel famoso plancton minacciato. Nelle sue opere si leggono ritmi giusti, variazioni delicate e dinamicità capillari di una voglia d’astrattismo concettuale. Il vivere marino pulsa nelle composizioni di Myriam Risola. L’impero sensibile delle sue elaborazioni svetta per equilibrata condizione e si fa magistero riconosciuto. Dopo la Quadriennale e la Biennale, partecipa e vince la BeneBiennale 2016 a Benevento e continua un giro espositivo, davvero di qualità. Antonio Salzano in un’ispirata, commovente, quasi religiosa convinzione, seleziona spaccati e segmenti geometrici per ricercare il divino e le estensioni infinite ed eterne che il mare suscita. Riesce a comunicare per via di sottili rimandi segnico-geometrici e temperanze cromatiche. Indaga, con sottile e delicata poesia, le strutture della geometria. L’artista con decisioni accorte e gesti misurati bilancia cromatismi selezionati, scelti tra crudi rimandi. Senza indugio propone, con una disciplinata ricerca cromatica, valori essenziali dell’esistenza. Le moltiplicate vibrazioni e i situati tagli, complice un tessuto di blu turchese, segnalano un variegato, seppur marcato, campo d’intendimenti, che legittima cronache delle emozioni e ragioni del cuore. Maurizio Schächter Conte è sempre preciso. Non manca di essere anche alla ricerca della nota romantica; insegue l’appunto affettivo. Il mare lo estrapola dai riflessi oro, argento e blu. Una sorta di alchemica opportunità l’ha colta per rendere oltremodo suggestivo un paesaggio rapinato dallo sguardo dei più. In un “frame” c’è palpito, battito, fremito, oscillazione atmosferica, credibile interpretazione, sensibilità liberale, declinazione magistrale, tensione creativa, espansione razionale indotta, apporto partecipativo. In un’immagine si racconta anche di più della realtà colta nella frazione dello scatto, e ciò è vero. Renato Tagliabue con elegante misura dettaglia, in una linea figurativa ben disposta, la nascita di Venere. L’avvenente figura è filtrata accortamente in una scrittura congrua. La realizzazione dell’artista motiva un’iconicità rappresentativa, concretamente stabilizzante. L’influente presenza-visione gioca collo sguardo del fruitore. Proviene dal mare una donna distinta che ci ricorda il mare come grembo materno, culla della vita. Nella specificità di un linguaggio espressivo chiaro l’inserimento della figura muliebre corrisponde a motivi generativi e a emozioni primarie. L’archetipo-mito guadagna la terra nell’inestinguibile necessità di slanci vitali. Clara Tirone ha, eccellentemente, precisato la dimensione femminile con la sua tecnica mista materica a rilievo, utilizzando materiale in PVC trasparente, tesa a evidenziare la nascita di Venere e il mare, increspato dopo la sua venuta al mondo. E’ espresso, così, il desiderio inconscio del ritorno alla pace prima che il mare si agitasse prima che Lucifero, l’angelo divenuto uomo, cadesse sulla terra. E’ ricercato il paradiso perduto con i colori che spaziano dal dorato, al giallo, rosa e arancione. L’idea è quella di un’alba o di un tramonto, dove l’azzurro tende a scomparire naturalmente per abbracciare i colori del sole, nascente o calante. I due quadri in mostra sono speculari e si riferiscono a una dimensione complementare, ma identica. Solo una donna, la Venere nascente, potrà essere capace di trasmettere la serenità del mare, solo leggermente increspato. Il sentimento e il cuore creano la donna, la donna crea la bellezza; Venere non è solo forma, corpo, ma, soprattutto, anima, sentimento, ragione … La bellezza interiore dovrà predominare su quella esteriore. L’apparenza è solo fuorviante. In questo lavoro c’è grande forza comunicativa. Le tonalità sono vivaci, allegre, solari: l’opera è percorsa da una vita fremente, c’è luce e vigore: quella del corpo e dell’anima di Venere, pronta a venire alla luce. E’ la donna che viene accolta dalla luce, la donna stessa che crea la vita, assumendone tutte le forme. Quelle più belle, quelle più importanti, sincere. Una realizzazione che abbandona quasi del tutto la forma e il disegno per giungere a un dipinto, dove dominano i colori, potrebbe azzardarsi in un’opera di muratura, con l’antica sapienza di un artigiano; accostamenti che potrebbero di primo acchito dare l’impressione di pura istintività e casualità, trasmettendo, però, dinamicità e forza unica. Viene riaffermata, ancora una volta, quella che è una delle principali peculiarità delle opere dell’artista: la passione per la pittura e la vita, dove la prima è il modo di esprimere l’altra, la seconda è espressa in un sogno, che come tutti i sogni, ci scelgono. Ernestina Zavarella lavora su pause e attese. Intende riflettere sulla distesa d’acqua e porta il soggetto in primo piano a recepire dai rimandi dei propri sguardi lontani una serenità in una chiave figurativa. L’impostazione è di semplice descrizione emotiva. Prossimo al mare è sempre il cuore, che ascolta il bello e il brutto della natura. Il paesaggio partecipato con la presenza femminile evoca suggestioni e resta nella retina. La caratterizzante scena simbolica accetta la fragilità del mondo e rielabora i flussi energetici e tra cielo e mare è sorvegliata una testimonianza di vita. Antonio Zenadocchio fa filtrare accenni materici e dispone doppie prospettive. Sistema in evidenza la centralità del sole come fonte primaria di energia e in lontananza il mare è trattato in funzione epica. In stesure ad onda ricrea movimenti necessari e raccoglie la coscienza della vita. In un accrescimento di stesure si sviluppano due piani di sequenza e filtrano chiarori. Nella volontà di suggerimenti si spalanca una finestra sull’esistenza. Insenature e spaccati cromatici raccolgono il suono del mare, il vento, il brillio della luce. Ascolta e innerva soluzioni brevi.

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