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Il Milan vola -vale la legge del pistolero

Il rossonero Krzysztof Piatek firma l’1-1 del Milan con una splendida conclusione al volo. Da quando è arrivato in rossonero, il polacco ha segnato in media un gol ogni 60 minuti in Serie A ansa

I rossoneri salgono a 42 punti, appena una lunghezza sotto l’Inter terza in classifica, impegnata domenica alle 18 contro la Sampdoria

  Il Diavolo non muore mai. Anzi, non solo sopravvive, ma finisce per mettere sotto gli avversari. E quando a soccombere è una rivale diretta per la Champions, come lo è (era?) l’Atalanta, allora i 3 punti valgono anche doppio. E così il Milan si tiene il quarto posto, con la prospettiva di trascorrere una domenica e un lunedì sera in poltrona, limitandosi a gufare gli altri.

MEGLIO DEL PREVISTO. Certi calcoli però li hanno resi possibili solo le nuove prodezze di Piatek, ovvero un attaccante programmato per segnare. In sole 5 presenze da milanista, ha già firmato 6 reti. E la sua media-gol è perfino aumentata rispetto al Genoa: prima era di una rete ogni 123’, ora è di una prodezza ogni 60. «Un bottino del genere è più di quanto mi potessi aspettare – confessa l’ex-Genoa -. Credo in me stesso, sempre, e so di poter segnare sempre. La marcatura di Djimsiti? Sapevo che il pallone giusto in area sarebbe arrivato. Ci sono arrivato prima, perché mi sono mosso in anticipo. Il Milan è una famiglia e Gattuso mi dà fiducia». E così si alimentano i paragoni con Shevchenko. «Mettiamo subito le cose in chiaro, l’ucraino era unico e per sempre lo sarà – frena Maldini -. Ma Piatek ha già fatto vedere cose incredibili. Ha fame e voglia di fare gol. In alcune cose ricorda Sheva, ma prima di arrivarci ne passa ancora». Complimenti anche per Paquetà, l’altro colpo del mercato di gennaio: «Ha dato qualità e vivacità a centrocampo, oltre a dare una mano. Gattuso è uno che ascolta i nostri pareri, a volte non gli piacciono, ma ascolta. Dobbiamo competere per un posto in Champions, non era dovuto ma era un sogno».
SACRIFICIO. Ma il Milan si trova al quarto posto, nonostante un inizio anno complicatissimo grazie all’eccellente lavoro di Gattuso. Impensabile ora metterlo in discussione, come accaduto tra ottobre e novembre. E se, a fine campionato, il Diavolo dovesse ritrovarsi in Champions, la firma in calce all’impresa non potrebbe essere che la sua. «Abbiamo fatto una grandissima partita – racconta il tecnico rossonero -. E’ vero che siamo stati fortunati con il primo gol di Piatek a 20” dalla fine del primo tempo. Ma poi nella ripresa siamo usciti bene, mettendo in mostra un buonissimo calcio. Il polacco vive per il gol, ma sta anche facendo i giusti movimenti e gioca bene tecnicamente». Il Milan sa soffrire. E’ questa la sua dote principale e anche quella che lo sta portando lontano. «Nel primo tempo, non riuscivamo a dare palla in verticale a Piatek e Suso. Poi nella ripresa, uscendo in palleggio con Bakayoko e Paquetà siamo migliorati. La strada giusta è quella del sacrificio e noi dobbiamo continuare così. L’abbraccio con Calhanoglu dopo il gol? lo condivido con tutti i componenti della squadra, che giocano anche meno».

DELUSIONE DEA. Rammaricato per il ko Gasperini: «Il gol dell’1-1 ha cambiato la partita perché fino a quel momento avevamo disputato un’ottima gara e loro faticavano a ripartire. Nella ripresa il 2-1 di Calhanoglu ci ha annientato le energie e non abbiamo più avuto convinzione, anche perché loro sono stati bravi a rimanere compatti dopo lo svantaggio. Questa sconfitta ci servirà da lezione. Il Milan ha meritato».

Il Pistolero Piatek non sbaglia un colpo e con lui il Milan vola. Il blitz di Bergamo, dove l’Atalanta non perdeva dal 3 dicembre (2-1 contro il Napoli), ha consentito ai rossoneri di mettere a distanza una diretta concorrente nella corsa Champions e di rafforzare il quarto posto. Gattuso è andato a dormire a -1 dal gradino più basso del podio, occupato dall’Inter, e la striscia di 7 risultati utili (4 affermazioni e 3 pari) ha permesso di dimenticare la situazione complicata che si era creata dopo il ko prenatalizio a San Siro con la Fiorentina. Merito del lavoro del tecnico calabrese, della convinzione e del gioco che ha dato ai suoi, ma anche del mercato di gennaio che ha regalato Paquetà e soprattutto Piatek. Il polacco è un fenomeno da studiare: alla prima esperienza in una grande, doveva sostituire un certo Higuain, ma adesso il rendimento rossonero del Pipita, se paragonato con quello dell’ex Genoa, impallidisce. Krzysztof ha segnato in tutte e 3 le gare in A in cui è stato titolare (l’ultimo a riuscirci era stato Balotelli nel febbraio 2013), in campionato a Milano ha una media di una rete ogni 60’ e soprattutto è già a quota 6 centri in 5 incontri con la maglia rossonera. Grazie a questo terminale offensivo di livello europeo Gattuso ha battuto per la prima volta Gasperini, ha sfatato il tabù Atalanta, che il Milan non sconfiggeva dal maggio 2015, e soprattutto ha confermato di avere un ritmo Champions. Nelle ultime 13 stagioni, quando ha ottenuto almeno 42 punti dopo 24 giornate, il Diavolo è sempre finito tra le prime 4.

TRE TIRI, TRE GOL. Ridurre la vittoria alle prodezze del numero 19 è però sbagliato perché è tutta la squadra ad essere lievitata dopo un dicembre terribile. L’Atalanta era l’avversaria ideale per mettere in difficoltà Romagnoli e soci e invece i rossoneri si sono confermati formazione da rimonte (13 i punti recuperati da situazioni di svantaggio) e, trovato il pari con il polacco, hanno travolto la Dea con una cinismo pazzesco visto che ha segnato 3 reti con altrettanti tiri nello specchio. Rovinata la festa per la centesima panchina in A di Gasperini a Bergamo, ma al di là della sconfitta la Dea non si sgonfierà.

ANTIPASTO PIATEK. Immaginare una vittoria del Milan dopo il primo tempo non era semplice perché l’Atalanta era stata a lungo padrona del gioco e l’1-1 al 45’ era frutto degli unici due tiri nello specchio: l’1-0 di Freuler e il pari di Piatek. I padroni di casa avevano tenuto di più il pallone (57%) giocando… da Atalanta: “marcavano” il territorio nel loro stadio, dove hanno sofferto e/o perso tutte le grandi, con duelli individuali a tutto campo. I rossoneri hanno limitato i danni fino a quando hanno palleggiato bene, ma appena la manovra ha perso in intensità e il baricentro si è abbassato, la Dea ha iniziato a dettare legge sulle fasce e a controllare il ritmo. Gattuso non ha trovato subito la contromossa per limitare Gomez che si abbassava per giocare palloni anche perché Ilicic, velenoso nei suoi movimenti, creava parecchi imbarazzi quando si allargava a destra, dove arrivava come un treno Hateboer. L’Atalanta è passata con una grande giocata di Ilicic che ha armato la conclusione vincente di Freuler e il Milan ha faticato fino a quando non ha alzato la pressione in mezzo. Il resto lo ha fatto Piatek con un capolavoro da super centravanti che ha inflitto ai nerazzurri una mazzata bella forte.

LA LEGGE DEL PISTOLERO. Galvanizzato dal gol nel recupero del primo tempo, il Milan ha sfruttato l’onda dell’entusiasmo. I rossoneri hanno atteso guardinghi per pochi minuti, poi hanno affondato e su un errore di Hateboer, Calhanoglu ha firmato il 2-1 interrompendo un’astinenza personale che in Serie A durava dallo scorso maggio. Gasperini ha provato a togliere un Gomez che non riusciva più a incidere e si è giocato la carta Kulusevski, ma Piatek ha chiuso i conti con il 3-1. Il Milan non segnava su corner dal marzo 2018. Per riuscirci ci voleva il Pistolero che ora fa sognare la Champions ai tifosi.

fonte:corrieredellosport

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