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Meta: Caso stupro nell’hotel. Trovate tracce di DNA di due ragazzi sotto le unghie della vittima

Ieri durante il processo del presunto stupro alla turista inglese, avvenuto nella dependance di un hotel di Meta il 6 ottobre del 2016 è emerso che sul reggiseno, sulla sua schiena e sotto le unghie della mano sinistra della vittima c’erano tracce del Dna di due imputati. A dichiararlo la dirigente della  scientifica di Napoli, Patrizia Stefanoni, testimone nell’udienza andata in scena, a Torre Annunziata, davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Todisco.

La super esperta ha ripercorso tutte le tappe delle indagini.  Come scrive Metropolis, a cominciare dalle analisi realizzate sui 14 reperti ritrovati in quel locale attiguo all’albergo. Una struttura – sita in via Cosenza – usata anche dai cinque ex dipendenti dell’hotel finiti a giudizio. Asciugamani, lenzuola, pezzi di carta, maglie e slip sequestrati per cercare tracce biologiche in grado di chiarire il caso. Per analizzare i reperti, addirittura, è stato necessario l’utilizzo della luce “forense”, un sistema di ultima generazione per scovare le “macchie” e gli indizi che altrimenti potrebbero sfuggire a una visione “superficiale”. Nel mirino anche un alone su un pezzo di lenzuolo che uno degli imputati teneva in un borsone. Una traccia di sangue umano? Un’ipotesi che però non è stata confermata dalle analisi. «La macchia era diradata, forse la maglia era stata lavata», il succo delle parole ripetute in aula dalla biologa. Il lavaggio, come ribadito in seguito alle domande dal pubblico ministero, avrebbe potuto «incidere» su questo test.

Ma i dettagli più importanti sono emersi dalle analisi genetiche eseguite su altri reperti. I tamponi di tessuto che la polizia inglese ha raccolto sulla vittima inviandoli agli

investigatori napoletani. Analisi dalle quali – come ha confermato la dirigente della scientifica – sarebbe emersa la presenza di tracce “minoritarie” di Dna di Antonino Miniero e Francesco Ciro D’Antonio sotto le unghie della donna che ha denunciato lo stupro. Non solo. Tracce del Dna di Miniero sono state scoperte sulla schiena della turista e sui ganci di chiusura esterni del suo reggiseno. Prove che dimostrerebbero l’esistenza di un contatto continuato tra Miniero e la donna. «Tra loro c’è stato un contatto che non può essere rappresentato da un semplice sfioramento», le conclusioni della super esperta.

Sui campioni di tessuto della vittima, comunque, non sono state trovate tracce di Dna degli altri imputati coinvolti nel processo, ovvero Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio e Raffaele Regio. La dirigente della scientifica ha anche affermato che è «possibile che non ci siano tracce ematiche nonostante un rapporto sessuale. Non si può escludere che le eventuali tracce si siano disperse». Incalzata dalle domande degli avvocati, la testimone ha però ribadito che le analisi non hanno dimostrato la presenza di sangue su nessuno dei reperti analizzati: né quelli scoperti nella dependance né quelli arrivati dall’Inghilterra.

Intanto nella prossima udienza, che si terrà il 28 febbraio, verranno chiamati a parlare altri testimoni. A marzo, poi, dovrebbero essere ascoltati anche gli imputati. I 5 ex dipendenti dell’albergo hanno deciso di raccontare in aula la propria versione dei fatti.

Il Mar Hotel Alimuri di Meta dove nel 2016 si sarebbe consumato lo stupro di una turista di origini inglesi.

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