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“L’eclissi della storia” – Nono episodio “L’origine del mistero”

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Ottavo episodio : Puntata precedente del 6 febbraio

Nono episodio: Thomas vide qualcuno del pubblico imbronciato, a causa delle sue lungaggini, come all’inizio del convegno, ma fece finta di nulla e proseguì il suo iter esegetico, indispensabile per la buona riuscita del convegno: «Continuando con il testo, l’autore afferma che la professione del santo africano lo porta prima a Roma e poi a Milano, dove avviene la sua fatidica conversione al Cristianesimo, venendo battezzato da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano. L’anonimo settecentesco elabora successivamente una sorta di teoria di fede, perché tenta di far combaciare l’esperienza laica con quella cristiana del Santo, rivolgendo la sua attenzione verso i tre significati del termine confessio».
Uno studente che si trovava in terza fila, che aveva l’espressione di un topo da biblioteca, si alzò e, con l’ausilio del gelato di Brian, chiese: «Ma, signor Reds, in definitiva, questo autore che cosa intende per confessione? Non mi sembra che sia stato tanto chiaro … perché tre significati?».
«Sono realmente tre significati, dice l’autore. Ovviamente il primo significato è quello di confessio peccatorum, confessione dei peccati, in cui l’anima umilmente riconosce i propri peccati, che per Sant’Agostino sono le dissolutezze e gli errori degli anni precedenti alla conversione; il secondo è quello di laus dei lode a Dio, in cui l’anima loda la maestà e la misericordia di Dio, e il riferimento è alla conversione del filosofo patristico; il terzo è la confessio fidei, la professione di fede, in cui l’anima spiega sinceramente le ragioni della propria fede. L’illustrazione morale del libro si conclude con il ritorno in Africa del santo e con la sua nomina a vescovo di Ippona. E per tutti noi Sant’Agostino è uno dei fondatori della Chiesa odierna … e ora viene la parte migliore dell’opera!».
Lo studente, soddisfatto della risposta esauriente, attendeva con l’acquolina in bocca la prosecuzione di ciò che il giornalista aveva da comunicare a tutti.
Thomas, allora, mostrò al pubblico, zoomando il più possibile l’immagine e, con l’ausilio della bacchetta di legno, un particolare dell’ultima pagina del terzo testo, alzandosi in piedi: «Vorrei farvi vedere direttamente la pagina in questione … ecco questa è la scritta del luogo di pubblicazione … Editum in Lugdunum e, giusto un po’ più sotto, eccone un’altra più piccola, quasi illeggibile, infatti, dal vivo mi sono dovuto servire di una lente d’ingrandimento. Più di questo non posso zoomare, riuscite a riconoscere i caratteri?».
Padre Robert disse ai presenti: «Potete anche avvicinarvi se non ci riuscite, ma considero i caratteri abbastanza chiari per la lettura».
I convenuti che stavano nelle ultime file cercarono di avvicinarsi il più possibile. Anche l’anziano e il giovane studente della navata destra tentarono di approssimarsi verso una posizione in cui si poteva leggere al meglio la seconda scritta.
Thomas la lesse: «Agosti ut quscpst litoria d monach peites cta mirablu. Voi giustamente vi chiederete cosa possa significare una frase del genere, alla luce del fatto che tali parole possano rappresentare una vera scoperta. Inizialmente non le reputai un rinvenimento tanto importante, le consideravo piuttosto degli appunti dell’autore, perché alla sua epoca la carta veniva ancora stimata come un bene preziosissimo e, proprio in termini di economia del materiale scrittorio, i risparmiatori erano coloro che utilizzavano fino all’ultimo millimetro di carta, per poter riportare la propria scrittura e quindi la propria storia. Noi oggi siamo invasi dalla carta e vorremmo liberarcene, risolvendo il problema con l’informatizzazione dei contenuti librari … a discapito del piacere della lettura. Ma trecento anni fa la vita era molto diversa. Dunque, all’inizio non ritenni che fosse di grande rilevanza filologica quell’espressione misteriosa, fino al momento in cui il direttor Downing mi chiese di paragonare qualche esponente di quest’antica letteratura con un religioso di età moderna e contemporanea».
Il direttore si ringalluzzì, mostrandosi un gradasso, visto che dialogava e gesticolava con un giornalista, che gli stava di fianco, quasi come se la scoperta di quelle parole misteriose fosse stata concepita dalla sua mente.
«Tutto questo al fine di attualizzare quanto più possibile il discorso del Tardo – Antico e della Patristica … allora, prendendo ovviamente come spunto sempre Sant’Agostino, pensai a un titolo per l’ipotetico articolo “Sant’Agostino come …” e lì ebbi l’illuminazione, perché Agosti ut della frase misteriosa poteva significare “Agostino o Sant’Agostino come”, nel senso di Agosti come forma abbreviata di Agostinus e ut in latino vuol dire “come”, in un primo valore semantico, o meglio nella sua funzione comparativa. Detto questo, come si poteva decifrare il resto della frase? Era un bel dilemma. Ho provato a leggerla più di una volta, in continuazione … e se la si rilegge più volte velocemente ne risulta una frase che vi mostrerò, andando avanti con la presentazione PowerPoint».
Adesso il registro era cambiato, il giornalista stava ipnotizzando il suo pubblico. Non si sentiva parlare nella Chiesa, nessuno fiatava in attesa dell’interpretazione di Thomas.
«Ecco leggetela, è più chiara rispetto alla precedente: Agostinus ut qui scripsit l’historia de monachus Peites Acta Mirabilium».
Alcuni membri dell’uditorio la ripeterono quasi all’unisono e si convinsero della possibile trascrizione, che non appariva più tanto impossibile, da Agosti ut quscpst litoria d monach peites cta mirablu ad Agostinus ut qui scripsit l’historia de monachus Peites Acta Mirabilium.
In fondo, rileggendola in continuazione fino alla noia, scomponendo le prime due parole e aggiungendo qualche ovvia lettera, dopo aver riflettuto meticolosamente, per chi conosceva il latino, anche se in questo caso era mutato nella fattispecie di latino medievale o barbarizzato, il gioco era fatto. Thomas aveva dalla sua parte la conoscenza di un latino scolastico, ma efficace allo stesso modo.
Si alzò in piedi un professore che chiese la parola. Padre Robert fece avvicinare il solito Brian con il gelato, per farlo intervenire.
«Signor Reds, sono il professor Richardson, docente di latino e greco in un Liceo di Liverpool, volevo dirle che qui siamo in presenza di un codice segreto, di difficile interpretazione. Nonostante lei sia riuscito a trascrivere la frase, questa trascrizione non serve a nulla, perché poi la traduzione di questo latino barbarizzato o volgarizzato mette in luce l’ombrosità del suo significato ed è questo il vero mistero. “Agostino come chi scrisse la storia del monaco Peites Atti delle Cose Meravigliose” è la traduzione, ma che cosa può significare per tutti noi? E che cosa ha a che fare con questa “eclissi della storia”, come lei la chiama?». Il professore cercava delle risposte, come tutti del resto, ma egli aveva un atteggiamento non propriamente critico in senso negativo, bensì molto scettico nei confronti del giornalista. Come San Tommaso, “se non vedo non credo”.

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