Le Vacanze a Ravello di Giuseppe Liuccio. Riceviamo e pubblichiamo il suo pensiero….

Riceviamo e pubblichiamo questo pensiero di Giuseppe Liuccio

Ho passato circa due settimane d’agosto a Ravello. Non lo facevo da decenni. Le ho vissute intensamente tra ricordi, relax e proiezioni a porte di futuro.

Ho recuperato, con lancinante nostalgia, parte del mio vissuto storico in costiera nei fitti conversari fino a notte fonda , ma anche di giorno,ai tavoli dei bar di Piazza Duomo con amici vecchi e nuovi.Ho ripercorso a passi lenti vicoli a ferita di centro storico,tra palazzi gentilizi, conventi che parlano di santi e  di monache macerate dalla penitenza ed esatate dall’estasi nel volontario “carcere” della clausura. Ho incrociato l’ombra macilenta di Pasolini alla regia di film dissacratori di storia e tradizioni nel tortuoso e saltellante percorso verso Villa Cimbrone, incantandomi agli orti di geometrica fattura a strapiombo nella gola del Dragone, prima di inebriarmi nel turbine accecante di luce dall’abisso del Belvedere a conquista  ariosa di colline che carcacollano a mare con il prezioso carico di case a cupole extradossate, chiese e campanali che ricamano arabeschi maiolicati  e cercano cielo a scivolo dai Lattari su Amalfi, Conca, Furore, Praiano e Positano con il sottofondo del canto di seduzione delle Sirene ammarate a Li Galli.Di notte, dal terrazzo del Graal, dove alloggiavo ho dialogato con le stelle in assemblea festosa sui lecceti dell’Avvocata in attesa di una virgola di luna che facesse capolino sul Falerzio e dirupasse con il carico prezioso d’argento sulle acque di Capodorso. Mi sono indignato per la volgarità gratuita di una discoteca della costa che lacerava i silenzi e mi profanava l’incantesimo. All’alba ho caracollato giù verso il mare di Minori, per scalinate che penetrano giardini di limoneti e profumano di susine, pesche e fichi ed ho spiato dalle cancellate dove il contadino paziente e sapiente ha ricamato macere di contenimento, innalzato pergolati che sono baldacchini, sarchiato, potato ed irregimentato le acque. Mi sono ubbriacato dell’aroma penetrante del finocchietto selvatico ed incantato alla fioritura della valeriana spontanea sui muri a secco in compagnia di fagioli e pomodori al palo e palle e bottiglie oblunghe di zucche infiocchettate dai fiori gialli a conquista di mosconi e di api in gara di nettare da succhiare. Che spettacolo il sagrato della chiesa di Torello nell’abbaglio della luce! Che meraviglia Il Santuario/comvento di San Cosma che minaccia di frantumarsi sui limoneti che scivolano caracollando a valle! Che fantasia di creatività e di voli arditi la nube bianca della Rondinaia, dipinta nel vero della falesia  dove  ancora aleggia, folle di genio e sregolatezza,lo spirito di Gore Vidal. Sarebbero  l’una e l’altro contenitori  da visibilio di piacere per eventi di straordinario impatto mediatico se solo si decidesse di spalmare eventi musicali e letterari   su tutto il territorio comunale della “Città della Musica”, che, allo stato attuale lo è più di nome che di fatto.Me ne rendo conto girandola in lungo e in largo attraversandola da Via Roma a Piazza Fontana  e salendo,poi, fin lassù al  Caruso fiorito per miracolo di grazia e di eleganza su di uno sperone di roccia che esalta ancora di più la violenza dell’edilizia di rapina che involgarisce il rione Monte. Scendo a passi lenti giù e  interiorizzo e metabolizzo bellezza, eleganza ed efficiena del Sasso, del  (già)Palumbo, di Villa Fraulo tra luce. colori  e silenzio, fino ai giardini di geometrica e caleidoscopica fattura del Palazzo Comunale. Villa Episcopio è memoria tangibile di pagine di storia recente dell’Italia. Meriterebbe ben altra destinazione e non certo il quasi abbandono a degrado annunziato. Me ne rammarico con me stesso mentre mi precipito giù dalle scale per riconquistare passeggiata e a passi lenti, sosta lunga e chiaggiere a recupero di ricordi ai tvali del bar apertura della Mostra del grande Maestro Gargaleiro a Villa Rufolo. C’è ressa più di autorità e di addetti ai lavori che di fruitori, ma apprezzo molto le dichiarazioni dell’onorevole Renato Brunetta, che, in qualità di Presidente, annunzia di  voler trasformare la Fondazione Ravello in una istituzione a servizio dell’intera Costa d’Amalfi. E’ la seconda volta che gli sento fare queste dichiarazioni (la prima fu alla Conferenza stampa del Ravello Festival a Roma nel giugno scorso). Evidentemente ne è convinto:Ne sono felice. Tanti su questa idea hanno scommesso impegno e credibilità, Il progetto è bello ed esaltante.Mi auguro che coinvolga prima tutta, dico tutta. la collettività di Ravello, dando centralità all’Amministrazione Comunale (maggioranza e minoranza) come impone la democrazia rappresentativa e poi l’intera Costa d’Amalfi, attraverso l’organismo della Conferenza dei sindaci.Ma il tema impone una ulteriore riflessione, che mi riprometto di fare a breve, nella consapevolezza che Ravello diventerà “citta della musica” pieno titolo, quando ogni spazio, ogni giardino pubblico o privato sarà sede di concerti, quando accanto e insieme a negozi di ceramiche e boutiques, enoteche e negozi di podotti tipici, oreficerie , chincaglierie  e botteghe di antiquariato, ci saranno anche punti vendita di spartiti e strumenti musicali, come ci testimoniano tante città austriache che lo fanno e bene da decenni Lo diventerà quando ci saranno corsi di formazione ed educazione musicale per giovani e meno giovani., quando tutti gli eventi (mostre, presentazioni di libri, convegni, rassegne filmiche, ecc) ruoteranno intorno alla musica.

L’obiettivo lo si raggiunge con il consenso di tutti, coinvolgendo anche  intellegenze e professionalità  del territorio, riducendo la straripante colonizzazione esterna, pur salvaguardando la qualità dell’offerta. aprendo un confronto serio e non chiudendosi nei califfati. Io appartengo ad  una generazione che si è formata con convizione sul principio DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE, slogan che il genio di Giorgo Gaber trasformò in una canzone/inno che gomfiò d’entusiasmo le piazze rafforzandolo con un accento: DEMOCRAZIA E’ PARTECIPAZIONE: Forse è il caso di cantarlo ancora, anche e soprattutto sulla piazza di Ravello, da cui arrivano venti di guerra per lotte intestine per spartizione di fette consistenti di potere. Per piacere, risparmiateci le ferite anche a Ravello, l’unica perla di bellezza  quasi intatta  ed incontaminata rimasta nella Costa d’Amalfi. Per quel che posso e valgo io la difenderò con le unghie e con i denti. Spero solo di essere in buona e numerosa compagnia!

Giuseppe Liuccio

P:S:

Questo scrivevo prima di essere nominato Consigliere di Indirizzo della Fondazione Ravello. A questi principi mi sono attenuto nel corso dei  cinque anni del mio mandato. Sono stato sempre presente alle  convocazioni ed ho dato il mio contributo di  idee, come cercherò di documentare nei ricordi/ testimonianze,  e commenti ai verbali”Non ho mai partecipato a “risse da pollai” Mi sforzerò fare un resoconto con umiltà e  con pacata compostezza di linguaggio,   dando un contributo di verità all’analisi storica di un quinquennio  molto tormentato nella gestione della Fondazione, Grazie al direttore diquesto giornale che mi ospita e che, sono sicuro,continuerà ad ospitarmi, e, naturalmente,grazie a tutti gli amici che avranno la pazienza di leggermi.. nella consapevolezza che mi guiderà, come sempre ,il  mio grande amore per Ravello el’intero territorio della Costa d’Amalfi a cui sono legato da sempre.

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