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Vico Equense e la Pizza a Metro dei Della Mura

In pochi se lo ricordano, ma il primato della pizza napoletano tradizionale fu messo in discussione una sola volta in modo serio: quando si affermò in modo definitivo e popolare la pizza a metro negli anni 70. Era infatti un modo di mangiare la pizza, e di produrla, assolutamente pratico e con un vantaggio in più: la possibilità di usarla anche riscaldata, cosa che con quella classica napoletana è molto difficile, tanto che Eduardo e lo stesso Totò volevano sempre il tavolo vicino al forno.
Ben prima che la Penisola Sorrentina divenisse famosa per l’alta concentrazione di ristoranti di qualità, l’unica tappa dei gourmet era proprio il locale della famiglia Dell’Amura, nel cuore del centro di Vico Equense dove è stata inventata.
Qui, da mezzo secolo ogni giorno si celebra il rito della Pizza al Metro, geniale invenzione brevettata da Gigino Dell’Amura che, al pari di artisti e uomini di ingegno, con la sua fantasia, ha lasciato un segno indelebile nella storia della pizza. Una tradizione che oggi viene portata avanti dagli eredi e di cui tutto il paese è orgoglioso, tanto che c’è anche una sua statua in centro.
Un’invenzione che nasce negli anni 30 quando Gigino Della Mura, bravo fornaio, cioè uno bravo nel fare il pane, comincia a pensare di fare una pizza con un impasto diverso dal tradizionale impasto della pizza napoletana, e pensa di cuocerla tra una mandata di pane e l’altra, in un forno diverso e con temperatura diversa dal forno per la pizza napoletana.
E’ durante la guerra che nasce e si afferma la pizza a metro, allora una vera salvezza per chi aveva pochissimi soldi e trovava nella pizza a metro un mezzo per sfamarsi.
Prima la vende a lire, poi un giorno, negli anni ’50, arriva a Vico Equense un giornalista che dice a Gigino: Questa pizza è ottima, perché non le da un nome, magari la chiama pizza a metro. Questo nome comincia a girare velocemente, la fama di questa pizza cresce.
Fin dall’origine si favoleggia sul segreto che renderebbe questa pizza unica e che di volta in volta si è creduto di individuare nell’acqua, nella qualità del lievito o nella farina. Fatto sta che il mistero resta, sia che si tratti di semplice margherita o marinara sia che si ci avvicini a specialità quali la pizza Italia Unita, con ingredienti richiamano i colori della bandiera italiana: prosciutto crudo, mozzarella, scaglie di parmigiano, basilico e rughetta. E con i decenni questa pizza ha accompagnato l’evoluzione del gusto italiano assorbendo anche le novità che venivano dalla cucina gourmet della Costiera.
Insomma, una vera istituzione che negli anni ’70 fu battezzata l’Università della Pizza e che è stata celebrata nel 2018 con una grande cena preparata da decine e decine di cuochi stellati arrivati per Festa a Vico.
Attenzione, non è una pizzeria come tante, entrare qui è come fare un salto nel tempo perché ci sono luci e arredo vintage. Tutto ha dimensioni fuori dal comune, la sala e il giardino possono ospitare anche 750 persone, i forni sono quattro, molto diversi da quelli per la pizza napoletana, più grandi, e nei momenti di punta i pizzaioli al lavoro sono una ventina. Il gusto ovviamente è molto diverso da quella napoletana, più panoso che scioglievole come le pizze tradizionali, simile alle prove da forno che si facevano con le schiacciate nella provincia napoletana e campana.

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