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Super Felicori alla Fondazione Ravello. L’articolo del Mattino e l’intervista a Di Martino “Scelte van condivise”

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Ravello, Costiera amalfitana. La scelta di Mauro Felicori per la più importante struttura culturale della Costa d’ Amalfi, e una delle più importanti d’Europa, è stata accolta con entusiasmo dalla stampa, Il Mattino di Napoli titola “Super Felicori”, il sindaco Salvatore Di Martino ricorda come questa sia una scelta a tempo che deve portare a risolvere problematiche della Fondazione nel ruolo di Commissario, diversa è la figura del Presidente della stessa, che è una scelta che va condivisa.

Ecco come ne parla Davide Cerbone
“Il commissario da più parti invocato è arrivato. È Mauro Felicori, dall’ottobre del 2015 e fino a due mesi e mezzo fa alla guida della Reggia di Caserta, l’uomo che Vincenzo De Luca ha chiamato a sbrogliare l’intricata matassa di burocrazie e veleni che tiene in scacco il Festival di Ravello.
Per l’investitura, il presidente della giunta campana ha scelto parole al di sopra di ogni cautela: «Mauro Felicori ha affermato De Luca – è figura di alto profilo e di grande competenza nell’amministrazione e gestione dei beni culturali, come ha più volte dimostrato concretamente nei precedenti incarichi ricoperti. Ha già ottenuto, proprio nella nostra regione, risultati importanti e di prestigio che rappresentano ora un obiettivo comune per consolidare e rilanciare ulteriormente il ruolo culturale e artistico internazionale della Fondazione Ravello».
Il manager e comunicatore bolognese, che lo scorso 31 ottobre, a 66 anni, è andato in pensione e ha lasciato Caserta, resta in Campania. Stavolta, su uno sperone incantato con vista mozzafiato sulla Costiera amalfitana. Un panorama che Felicori già pregusta, a giudicare dalla foto che poche ore dopo l’ufficialità della nomina pubblica sul suo profilo Facebook: uno scatto del palco montato sulla terrazza di Villa Rufolo, sospeso tra cielo e mare. Segno di una soddisfazione che tuttavia l’ex direttore della Reggia preferisce tenere per sé. «Ringrazio il presidente Vincenzo De Luca per la fiducia che mi dimostra e che cercherò di ricambiare con dedizione, ascoltando e lavorando sodo. Sento forte la responsabilità che vado ad assumermi, tanto quanto sono grandi Ravello e le ambizioni della Campania», si era limitato a scrivere sui social.
Nominato «Miglior direttore di museo italiano» dalla rivista Artirbune nel 2016, Mauro Felicori ha portato il Palazzo reale casertano dai 400mila visitatori del 2014 ai 900mila dello scorso anno. E sotto il suo mandato sono aumentati anche gli incassi alla biglietteria: dai 2.289.572 euro del 2014 si è passati ai 5.162.263 euro del 2017.
Risultati per i quali Felicori, assurto agli onori delle cronache per la battaglia contro i dipendenti assenteisti, ha incassato anche il plauso del ministro che ha firmato la riforma dei musei statali: «C’è un direttore che sta facendo straordinariamente il proprio mestiere con molta determinazione e convinzione», disse di lui Dario Franceschini.
Da commissario straordinario della Fondazione Ravello, almeno in questa fase, il compito di Felicori sarà quello del traghettatore. Un uomo della Provvidenza al quale tocca il non facile compito di condurre la complessa macchina che organizza il Festival fuori dalle secche di un impasse istituzionale e gestionale: il bilancio di previsione 2018, infatti, non è stato ancora approvato. Uno stallo dovuto anche alle tensioni tra le parti in causa, che minano ulteriormente la stabilità (e dunque l’operatività) della governance.
La Fondazione che organizza il prestigioso Festival è gestita attualmente da due organi collegiali che spesso finiscono per pestarsi i piedi l’un l’altro: un Consiglio di indirizzo (composto da nomi altisonanti come quelli di Renzo Arbore e Giovanni Minoli, che a Ravello però non si sono mai visti) e un Consiglio di amministrazione nominato non dai soci ma dallo stesso Cdi, il cui presidente uscente è il filosofo Sebastiano Maffettone, già consigliere culturale del presidente della Regione. Nel ruolo di segretario generale, siede invece Ermanno Guerra, consigliere comunale di Salerno, già assessore comunale nella giunta De Luca. Incarichi in scadenza (21 in tutto, tra questi anche l’ufficio stampa) che i soci fondatori (Regione, Comune di Ravello, Mibac, Provincia di Salerno e l’Ept, che presto diventerà Agenzia regionale per il Turismo) hanno deciso di non rinnovare.
Diversamente, d’altro canto, i nuovi membri del Consiglio di indirizzo avrebbero dovuto deliberare, appena nominati, la propria stessa decadenza per fare spazio ai nuovi organismi: un comitato scientifico a supporto del segretario generale e del Cda. La scelta da parte dei soci di non designare i nuovi rappresentanti indicava una sola strada: quella del commissariamento. Quel percorso, adesso, è iniziato.”

Cerbone ha poi sentito il sindaco Salvatore Di Martino

“Ad invocare la nomina di un commissario capace di sbrogliare l’intricata matassa burocratica che paralizza la Fondazione era stato il sindaco di Ravello, che a fine novembre aveva indirizzato al presidente della Regione una lettera ufficiale nella quale sottolineava l’esigenza di «ripartire da zero» e di individuare un soggetto esterno «per recuperare in pochissimi mesi il tempo perduto». Oggi, però, Salvatore Di Martino accoglie la notizia della nomina con un sentimento che sta a metà tra il sollievo e la preoccupazione. «Nulla contro Felicori, ci mancherebbe. Ma pensare che sia già tutto deciso non mi piace», spiega il primo cittadino. 
Sindaco, qual è il suo timore? 
«Il commissariamento lo abbiamo richiesto ed è la scelta giusta. Il problema sono i tempi di permanenza: mi pare di capire che è stata fatta una delibera per un incarico della durata di sei mesi, rinnovabili. Un commissario non può restare in carica per un anno. Secondo me sono troppi anche sei mesi». 
Quale sarebbe il tempo giusto? 
«Ho proposto il commissariamento nell’ottica di un rilancio nel quale è fondamentale la partecipazione del Mibac, che deve avere un ruolo di primo piano nella stesura del nuovo Statuto. Il commissario deve fare le cose per le quali è stato nominato in tempi stretti: due, tre mesi. Subito dopo, è necessario un passaggio condiviso tra i soci». 
Quali sono gli obiettivi da perseguire? 
«Oltre allo snellimento della governance e la composizione degli organi, è fondamentale il conferimento alla Fondazione dei tre beni nei quali il Festival si svolge: Villa Rufolo, l’Auditorium Niemeyer e Villa Episcopio. Un’operazione simile è stata già fatta ad Aquileia, dove hanno conferito alla Fondazione i beni di proprietà ministeriale utilizzando le disposizioni previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio per la valorizzazione dei beni culturali di proprietà pubblica». 
Eppure c’è chi dice che Felicori sia destinato a diventare il presidente della Fondazione Ravello. 
«Ripeto: il problema non è Felicori. Se ci dovessero essere le condizioni perché lui sia il presidente, perché no? Ha tutte le competenze per ricoprire anche quel ruolo, ma è una scelta che va condivisa, come quelle per il Cda. Non è accettabile l’idea che la nomina come commissario sia un’ipoteca su quella da presidente».

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