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Offese e abusi ai dipendenti dei supermarket in provincia di Salerno, arrestato ex colonnello

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Condizioni di lavoro «disumane», rimproveri, minacce di licenziamento, sberleffi e denaro trattenuto dalle buste paga. Con l’accusa di estorsione aggravata, è stato arrestato ieri mattina Giuseppe D’Auria, 69enne nocerino, ex colonnello dell’esercito in pensione, e imprenditore attivo nella gestione di supermercati in tutta la provincia. L’operazione è stata condotta dai carabinieri di Nocera Superiore e dalla sezione di p.g. della guardia di finanza, guidata dal luogotenente Pietro Citro. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Angelo Rubano, contesta all’uomo oltre 30 capi d’accusa, con 36 dipendenti che sarebbero stati costretti a lavorare in un clima «di intimidazione e costrizione», in condizioni «illegittime» rispetto ai propri contratti. Non solo avrebbero percepito stipendi inferiori rispetto alle ore svolte, ma avrebbero rinunciato anche a permessi e riposi, per poi firmare, dietro minaccia, verbali di conciliazione nei quali dichiaravano di rinunciare ai crediti di lavoro maturati e non corrisposti.
I COLLABORATORI
Sei gli indagati, fra cui cinque «stretti collaboratori» di D’Auria, che in qualità di amministratore unico delle società «Gdd srl» e «4D Srl», gestisce nove supermercati e tre punti vendita nella provincia di Salerno. Il clima di prevaricazione a danno dei dipendenti mutava a seconda degli atteggiamenti di questi ultimi: c’era chi sottostava a tutto «per il bene dei figli» e chi, invece, era obbligato a dichiarare il falso agli ispettori del Lavoro. La procura contesta a D’Auria anche di aver venduto al pubblico, in un’occasione, cibo scaduto e non idoneo al consumo, come carne annerita e maleodorante, poi corretta con l’aggiunta di additivi. Lo dirà una dipendente ai carabinieri, spiegando di aver girato un video nel quale avrebbe ripreso pasta che conteneva blatte, oltre a frutta e ortaggi marci. Il gip ha disposto il sequestro di beni riconducibili a D’Auria per circa un milione e 700mila euro, quale «profitto derivante dalle estorsioni compiute». I punti vendita del marchio «Sisa» e «Sole 365» dove lavoravano i dipendenti vessati erano nelle due Nocera, a Sarno, Cava de’ Tirreni, Giffoni Valle Piana, Castel San Giorgio e San Valentino Torio. A sua tutela, l’amministratore delegato di «Ap Commerciale», proprietaria del brand «Sole 365» ha subito chiarito che «i punti vendita sono gestiti da un affiliato, che della propria condotta darà conto in altre sedi. Gli affiliati rispondono in prima persona dei propri comportamenti, in particolare se illegali. Poiché è in corso un’indagine, fiduciosi del lavoro della magistratura, attendiamo gli esiti dell’attività investigativa, riservandoci eventuali azioni civili e penali, allorquando saranno state chiarite le responsabilità».
IL GIUDICE
Nell’ordinanza del gip Gustavo Danise, che ha sospeso per sei mesi D’Auria dall’esercitare qualsiasi attività d’impresa, c’è un passaggio che meglio spiega il clima nel quale avrebbero lavorato le vittime: «D’Auria spreme i suoi dipendenti come limoni, pretendendo prestazioni superiori a quelle previste dal contratto di lavoro. Chi non ottempera viene licenziato. Il metodo è sempre lo stesso: riprendere il dipendente fino a quando, esasperato, non si dimette. Questa è solo un’infarinatura, per descrivere quello che accade in quel supermercato ci vorrebbe un mezzo libro». Le indagini raccontano di lavoratori in lacrime, sbeffeggiati dai microfoni delle casse e costretti anche a pulire bagni. «Le persone non parlano per paura del licenziamento, lavorano come vuole il colonnello pur di portare un pezzo di pane a casa». I cinque responsabili dei punti di vendita, indagati a piede libero, avrebbero «concorso» nelle varie estorsioni. Ma per il gip è possibile che «il loro atteggiamento corrispondesse a una direttiva di D’Auria su come trattare i dipendenti per massimizzare il profitto aziendale». Nicola Sorrentino,Il Mattino

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