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Matarazzo da Castellabate ad un impero in Brasile , la sua storia foto

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Matarazzo da Castellabate ad un impero in Brasile , la sua storia  raccontata da Antonio Corbisiero su Il Mattino di Napoli, edizioni di Salerno, primo quotidiano della Campania, merita di esser ripresa per chi vuole conoscere il Cilento .
«Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi Eppure c’era sempre uno, uno che la vedeva». È l’incipit di «Novecento» di Alessandro Baricco, tra i libri più belli della letteratura italiana. Anche Francesco Matarazzo vide come tanti la terra promessa, il Brasile e mai immaginava di diventare tra gli uomini d’affari più importanti dello Stato sudamericano. Su di lui si sono scritti libri, la tv brasiliana ha mandato in onda anche una telenovela, fu paragonato al senatore Thomas Buddenbrook, personaggio del romanzo di Thomas Mann e lo storico Vincenzo Caputo gli ha dedicato il libro «Matarazzo – la storia dell’emigrazione cilentana in Brasile».
L’INTUIZIONE
Francesco Matarazzo nacque a Castellabate il 9 marzo 1854 da Costabile, proprietario terriero e avvocato di prestigio e dalla nobildonna Mariangela Jovane, appartenente a un’antica famiglia di Cava de’ Tirreni. Compiute le scuole elementari a Castellabate, Francesco si trasferì a Salerno, ospite di un fratello della madre, per seguire gli studi classici presso il ginnasio-liceo della città, cui poi sarebbero seguiti gli studi presso l’Accademia militare. I progetti formativi furono però interrotti alla fine del liceo, a causa della prematura morte del padre, nel 1873. A soli diciannove anni, infatti, primogenito di nove figli, fu costretto a tornare a Castellabate per prendersi cura degli affari di famiglia. Poco più che ventenne, aveva sposato Filomena Sansivieri e, appena venticinquenne, aveva già avuto due dei suoi tredici figli, Giuseppe (1877) e Andrea (1879). Nell’ottobre 1881 si imbarcò per il Brasile con un piccolo carico di generi alimentari tipici e di strutto, con l’obiettivo di commercializzarli presso le comunità di emigranti stabilite nei pressi di San Paolo. L’idea era sorta dai contatti con l’amico e conterraneo Francesco Grandino, che andava a Sorocaba, piccolo centro a sud-ovest di San Paolo, dove era già insediata una colonia di italiani impegnati nelle grandi fazendas di caffè e nei cantieri di costruzione della ferrovia sorocabana. Tra il 1882 e il 1890 Francesco Matarazzo operò come imprenditore individuale. Il mercato locale si connotava per una forte importazione dagli Stati Uniti di strutto, prodotto considerato indispensabile per la conservazione degli alimenti. Ben presto lo raggiunsero la moglie e i due figli, cui ne seguirono altri undici: Ermelino (1883), Teresina (1885), Mariangela (1887), Attilio (1889), Carmela (1891), Lidia (1892), Olga (1894), Ida (1895), Claudia (1899), Francesco jr. (1900) ed Edoardo (1902). Poco più tardi aprì una seconda fabbrica a Capão Bonito, iniziando ad accumulare una notevole fortuna economica anche attraverso il commercio dei suini e la produzione di scatole di latta per confezionare lo strutto prodotto. Nel 1889 Francesco si trasferì a San Paolo. La rapida crescita del fatturato annuo lo indusse a passare dalla forma di impresa individuale a quella societaria creando, insieme con tre dei cinque fratelli che lo avevano raggiunto in Brasile (Giuseppe, Luigi, Andrea, Nicola e Costabile), la Matarazzo & Irmãos, nella quale egli partecipava con le due fabbriche di strutto di Sorocaba e Capão Bonito, il fratello Giuseppe con la fabbrica di strutto di Porto Alegre e Luigi con un deposito nella città di San Paolo.
LA SVOLTA
La società, però, ebbe vita brevissima: appena un anno dopo, nel 1891, in piena depressione economica brasiliana, la Matarazzo & Irmãos fu sciolta e venne costituita la Compagnia Matarazzo spa, con 43 azionisti, che acquistarono le fabbriche di Sorocaba e Porto Alegre. In questa fase organizzativa, che terminò nel 1911 con l’organizzazione delle Indústrias Reunidas Fábricas Matarazzo (IRFM), restò associato al solo fratello Andrea. La vera svolta si ebbe nel 1900, quando il fatturato annuo societario aveva ormai raggiunto livelli elevatissimi: in tredici anni, dal 1887 al 1900, era passato da 20 contos a più di 2000 contos de réis (un conto equivaleva a un milione di lire). Nella terza fase imprenditoriale, durata fino al 1930, Matarazzo riprese e sviluppò su vasta scala gli interessi della produzione industriale legati essenzialmente alle sue attività commerciali e di importazione. Dopo un grande investimento nell’industria del legname con la segheria di São Caetano (1911), l’imprenditore italo-brasiliano estese le sue imprese territorialmente nel Belemzinho, con la fabbrica di tessuti Belemzinho (1910-13), e nel Paraná, dove costituì la succursale S.A. Indústrias Matarazzo do Paraná. In occasione della prima guerra mondiale Francesco Matarazzo lasciò il Brasile per recarsi in Italia, dove si impegnò principalmente nel coordinamento per l’approvvigionamento delle truppe e della popolazione civile. Per il servizio prestato in patria fu insignito dal re del titolo di conte nel 1917. In questo stesso anno costruì il mulino di Antonina, nello Stato del Paraná, che arrivò a una produzione annuale di un milione di sacchi di farina e di 10.000 tonnellate di sottoprodotti. Fino alla metà degli anni Venti l’impegno in campo industriale, oltre a essere concentrato sulla febbrile attività di costruzione del complesso di Água Branca, si concretizzò nella realizzazione di una fabbrica di liquori, nel 1922, e nella intensificazione, in particolare nel 1924, degli interessi nel campo dell’industria chimica: alla Sociedade industrial Matarazzo de Mato Grosso, per la ricerca delle materie prime necessarie alle sue imprese, seguirono la Viscoseda-Viscofil fabbrica di raion Matarazzo, la fabbrica di solfuro di carbonio e la fabbrica di oli industriali. Francesco Matarazzo, tra i più straordinari imprenditori del Novecento, morì a San Paolo il 10 febbraio 1937 lasciando a capo dell’impero economico il figlio Francesco Junior

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