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L’inferno di abusi per una bimba di 10 anni in Costiera amalfitana, sconvolgenti accuse

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L’inferno di abusi per una bimba di 10 anni in Costiera amalfitana, sconvolgenti accuse . A dieci anni una bimba dovrebbe vivere nella spensieratezza, giocare con gli amici, fare capricci, sognare il suo futuro, fingere di essere grande rubando il rossetto alla mamma. Dovrebbe. Ma non sempre è così. A volte è proprio tra le mura di casa che i bambini vengono sottoposti a violenze e sevizie, costretti a crescere prima del tempo. Qualcuno, in un piccolo paesino a ridosso della Costa, a Tramonti di fronte alla splendida Ravello e a pochi passi dalla Costa d’ Amalfi , si è però accorto che quella bambina, di soli dieci anni, era costretta a vivere una vita non sua. Quando andava a scuola era stanca, denutrita. Socializzava poco con i suoi coetanei. E, poichè il paesino è piccolo e la gente mormora, qualcuno ha chiesto aiuto agli assistenti sociali per capire se quella bimba e la sua sorellina vivevano in condizioni «normali» per delle piccine della loto età. Salvandole. Le due piccine, difatti, erano state tolte ai loro genitori da tempo. Ma proprio la più grande di loro, nel corso di alcune audizioni con i giudici dei minorenni, ha fatto emergere dai suoi racconti una realtà ancora più raccapricciante, fatta di violenze anche sessuali, come scrive Petronilla Carillo su Il Mattino  È stato proprio l’intuito dei giudici, a consentire alla procura di Salerno di portare alla luce una storia fatta di abusi sessuali consumati dai genitori della piccola, dal fratellastro e dalla cognata. E ieri mattina il cerchio si è definitivamente chiuso intorno agli orchi, con l’esecuzione di quattro provvedimenti di custodia cautelare richiesti dal sostituto procuratore Elena Cosentino e firmati dal gip Giovanna Pacifico.
LE INDAGINILa procura di Salerno, vista la delicatezza della questione, ha deciso di delegare le indagini alla sezione operativa della compagnia Salerno – agli ordini dei tenenti Bartolo Taglietti e Fabrizio Garrisi- fuori, dunque, dal contesto sociale delle due bambine. La più grande, sentita più volte in audizione protetta, ha portato alla luce una storia di violenze sessuali, raccontando anche alcune dettagli, che ha lasciato senza fiato gli inquirenti. Era stata la mamma – ora ai domiciliari – a convincerla di non opporre resistenza al padre – rinchiuso in carcere a Fuorni in attesa di essere trasferito a Vallo della Lucania- partecipando con lui – attivamente – agli abusi. L’uomo, 62 anni, è uno spazzino che lavora presso una piattaforma di raccolta dei rifiuti in Costiera, ed avrebbe dei precedenti specifici. Per lui la piccola e la sua sorellina – rimasta illibata – erano figlie di seconde nozze. Sua moglie, la sua complice, ha vent’anni in meno di lui. Ecco perché le due piccine hanno – tra l’altro – anche un fratello sposato. Anche lui, assieme alla moglie, stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri, avrebbero avuto dei rapporti con la piccina.
I SOPRUSILa storia di violenza e di maltrattamenti si consuma in un tessuto sociale piuttosto misero. L’inchiesta, difatti, prende il via nel 2017 proprio per maltrattamenti in famiglia. Già gli assistenti sociali avevano potuto constatare che la giovanissima vittima era costretta a vivere in condizioni di abbandono materiale e morale. I genitori la picchiavano anche per futili motivi, la costringevano a pulire la casa e ad accudire la sorellina più piccola. Dai successivi approfondimenti è emerso anzitutto uno stato di denutrizione della ragazza, e poi gli abusi sessuali maturati nell’ambito familiare. Abusi che non sarebbero stati commessi invece nei confronti della sorellina. Nel collegio difensivo, gli avvocati Anna Califano e Umberto D’Agostino.

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