“L’eclissi della storia” – Terzo episodio “L’inizio del convegno”

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    Secondo episodio: Puntata precedente del 26 dicembre

    Terzo episodio: Il giornalista uscì dalla sagrestia della Chiesa, affondando velocemente le dita nei suoi folti capelli biondi. Era serio in volto e molto concentrato. Vestiva una giacca color cenere e aveva degli occhiali da vista abbinati a quella tonalità. Non era fornito di nulla, neanche di un libro, possedeva solo un’agenda per gli appunti che stringeva al petto, quasi come una reliquia rinvenuta da un archeologo. Il minimo indispensabile, ma dal contenuto rilevante.
    Il pubblico si ammutolì non appena fu visibile a tutti, accostandosi al tavolo allestito per l’occasione, posto proprio sull’abside, dove lo stava aspettando in piedi Padre Robert. Il brusio iniziale era solo un lontano ricordo.
    Il parroco, notato il mutamento uditivo, incitò il pubblico, iniziando ad applaudire, in segno di stima verso un giovane giornalista, che aveva qualcosa da dire al mondo. A ruota i convenuti seguirono il suo gesto. Le telecamere erano tutte puntate su di lui, pronte a trasmettere il convegno sulle reti locali di una cittadina non molto lontana da Manchester. Anche i fotografi presenti iniziarono, come d’abitudine, a scattare le foto ai due oratori del giorno, che intanto si erano stretti la mano.
    Era un convegno senza tanti fronzoli, che rispecchiava il carattere tutt’altro che spocchioso del suo protagonista. Sul tavolo c’erano due microfoni, nel caso uno dei due avesse procurato qualche malfunzionamento, un computer con una penna USB, in cui era contenuta una presentazione preparata dal giornalista stesso, una bacchetta di legno, bottiglie d’acqua e bicchieri. A terra c’erano le casse per i microfoni. Dietro i relatori c’era un tecnico che stava terminando di montare gli ultimi accorgimenti per il proiettore, affinché tutti potessero vedere chiaramente il file multimediale del giornalista. Fra il pubblico c’era un altro giornalista, anch’egli con un microfono pronto a intervenire, nel caso qualcuno dei presenti avesse voluto porre una domanda.
    Come concordato già prima, fu il parroco a prendere la parola per primo, avvicinando un microfono alla sua bocca: «Fratelli e sorelle, buon pomeriggio a tutti voi. Per chi non mi conosce, sono Padre Robert, il parroco di questa meravigliosa Chiesa dedicata a San Pietro. Il Santo è raffigurato nella parte più alta dell’abside, lo vedete? E’ proprio dietro di noi, ed è una scultura del XV secolo, molto raffinata e rappresentante il fondatore della Chiesa di Roma, nel suo splendore. I miei parrocchiani gli sono molto devoti da sempre, memori della pia venerazione verso il Primo Papa. Sono già sette gli anni della mia guida spirituale di questa Chiesa e delle anime a me affidate e sono veramente orgoglioso della scelta che fece il nostro Vescovo tempo fa» pronunciò flebilmente le ultime parole, lasciando trasparire felicità e commozione. Il pubblico lo applaudì calorosamente.
    Il parroco riprese: «Il mio cuore oggi è colmo di gioia, perché siete accorsi numerosissimi alla Casa del Signore. Vorrei ringraziarvi uno ad uno per essere giunti qui, ma per motivi di tempo, ciò è impossibile. Desidero almeno rendere grazie alle cariche istituzionali presenti, ai giornalisti, alla troupe televisiva che ha allestito la Chiesa per le riprese live del convegno, ai docenti, agli studenti, alle tante persone che hanno dimostrato di essere interessati a quello che si preannuncia come un lungo dibattito, e a tutti voi che vi siete sintonizzati da casa».
    Si schiarì al meglio la sua voce rauca e continuò, mettendo una mano sulla spalla del giornalista: «Ho detto dibattito, perché tutti voi potrete intervenire. Qui accanto a me oggi c’è Thomas Reds, un giovane giornalista, responsabile della sezione cultura del quotidiano per cui scrive, “Il divenire”, ed è anche autore di diversi saggi storici». Seguì un altro caloroso applauso.

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