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Cinque clarinetti per Gesualdo

L’ultimo appuntamento della IV edizione dei Concerti in Luci d’Artista, in sinergia con la Bottega San Lazzaro, che si terrà stasera, alle ore 20, nella Chiesa di Santa Apollonia in Salerno, saluterà l’ esecuzione in prima assoluta dei Dialoghi con Gesualdo di Enrico Renna, dedicati all’Ensemble di clarinetti Panarmonia, della scuola di Giovanni De Falco

Di OLGA CHIEFFI

Siamo giunti alla serata finale per i “Concerti in Luci d’Artista”, la rassegna musicale ideata da Antonia Willburger e che da quattro anni trasforma alcuni dei luoghi simbolo della città in piccoli auditorium della musica. L’evento organizzato dal Cta di Salerno con il contributo del Comune di Salerno, chiuderà nella chiesa di Santa Apollonia, concessa dalla Bottega San Lazzaro di Chiara Natella, scelta per la sua perfetta acustica, per l’esecuzione, in prima assoluta dei Dialoghi con Gesualdo, composti da Enrico Renna, dedicato ai clarinetti dell’ensemble Panarmonia, guidati da Giovanni De Falco, eccellenze, i due maestri, della grande tradizione musicale del magistero napoletano. Stasera, alle ore 20, per il concerto che sigilla questa edizione invernale dei Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour all’insegna delle Luci d’Artista, l’ensemble Panarmonia schiererà: Mauro Caturano al Clarinetto Piccolo in mib; Umberpiero Caturano, Gilda Crisci, Armando Cristiano, Angelo D’Elia, Luciano Marchetta, Michele Moronese, Francesco Pasquariello, Teresa Pirozzi, Michele Tarallo, Simone Vuolo, Miriam Zeoli al clarinetto soprano in Sib, Domenico Annunziata al Clarinetto Contralto in mib e Francesco Di Domenico al Clarinetto Basso in sib. La struggente e intima semplicità del Mottetto K.618 Ave Verum Corpus, scritto da Wolfgang Amadeus Mozart, nell’anno della sua morte, come il concerto per clarinetto K622, inaugurerà la serata, per, quindi, ascoltare la Danza Ungherese n°5 in Sol minore di Johannes Brahms, una delle pagine più note del genio tedesco ispirato al brano Bartflai Emlék di Keler Bela. Le due particolarità più evidenti sono l’alternanza di due temi di carattere opposto, di cui il primo ripetuto alla fine (schema ABA), ed una struttura ritmica molto marcata, come solitamente accade per tutti i brani di origine popolare. Omaggio ad Astor Piazzolla che si colloca senz’altro nel novero dei grandi della musica del Novecento. Una sintesi, la sua, in grado di mettere a confronto il tango suonato in Argentina nella prima metà del secolo con le spinte provenienti dal jazz e dalla musica contemporanea, in grado di rinnovare in maniera profonda e attenta il materiale della tradizione. Applaudiremo il suo felice gioco di intersezioni tra rispetto per la partitura e libertà, tra tradizione e curiosità, tra impasti timbrici e senso espressivo, in una delle melodie più famose dell’universo piazzolliano, Adios Nonino.  Seguirà dalla suite del Peer Gynt di Edvard Grieg, “Nell’Antro del Re della Montagna”. Che si tratti di musica molto nobile oltre che a modo suo fortemente impegnata non è tuttavia da porre in dubbio. Grieg vi espande la sua genuina vena melodica fiorita di brevi illuminazioni appena increspate dall’ombra di un’armonia raffinata e funzionale, sempre tendente a denotare un clima costruito con saldo senso formale e timbrico, fino a raggiungere vertici, per lui inconsueti, di ebbrezza sonora. L’evento clou della serata sarà l’esecuzione in Prima Assoluta  dei Dialoghi con Gesualdo, da parte di Mauro Caturano, Michele Moronese, Miriam Zeoli, Domenico Annunziata e Francesco Di Domenico, composti da Enrico Renna. La sintesi del contrasto, dell’ombra e della luce è nell’opera di Gesualdo da Venosa, compositore al quale Enrico Renna ha dedicato questa pagina, riuscendo raccontare una storia antica con un linguaggio moderno, spietato e assolutamente attuale, musica che agisce sull’inconscio, svegliando quelle immagini che giacciono sopite nel nostro più intimo sentire. Se il Cinquecento musicale aveva ricercato bellezza attraverso un equilibrio, nelle ultime opere di Gesualdo assistiamo al dissesto di tale equilibrio, verso un’instabilità armonica e ritmica che offre all’ascoltatore solo divenire e mai staticità. Enrico Renna evoca il settimo madrigale del VI libro Moro, lasso al mio duolo, sempre con esito inaspettato ci coinvolge: nella concatenazione armonica, lontano da ciò che l’orecchio desidera; nel fluire ritmico, in quanto emerge sempre una voce in ritardo o in sincope rispetto le altre e nemmeno l’accordo finale suggerisce stabilità, non concedendo facili e sicuri approdi in un viaggio lungo quattro secoli. Fiamme e zolfo con le Variazioni su di un tema di Paganini di Kenneth Wilson partitura che coniuga abilmente l’estro virtuosistico con il rigore della costruzione, attento alla facilità melodica e alla brillantezza cromatica, sulle note del XXIV Capriccio. Omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart con  la Sonata in la magg. K. 331, ritenuta a lungo scritta nel 1778 a Parigi e oggi fatta risalire con molta probabilità al 1783, che presenta delle caratteristiche alquanto atipiche: il primo movimento (Andante grazioso) è un Tema con variazioni e nessuno dei tre movimenti è scritto in forma-sonata; infine manca anche il movimento lento, al posto del quale troviamo un Minuetto e saluta la presenza del celeberrimo Allegretto “Alla Turca” come ultimo movimento che si rivela in fondo meno atipica, tanto più che Mozart già in altre occasioni si è divertito a ricorrere al colore delle turcherie nella sua musica. L’ensemble ci trascinerà, quindi, nell’ oriente dei barbari polovesi ricca di un acceso colorismo che avvicina Borodin, più che all’asciutta crudezza di Musorgskij, alla smagliante brillantezza di Rimskij-Korsakov, tanto è energica, chiara e vivace la sua rappresentazione: ora selvaggia e furiosamente ritmata immagini musicali di intensa, plastica suggestione, profondamente intrise di sentimento nazionale, giustamente divenute simbolo di un’epica collettiva. Finale con un volo sul song book di George Gershwin, racchiuso in un medley di Kernen, che inizierà con l’inconfondibile glissando che apre la Rhapsody in Blue, una riflessione sulle contraddizioni di un’epoca in cui la cultura scritta cominciava a sentirsi assediata e accerchiata dalle culture orali di tutto il mondo.

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